Ok definitivo alla riforma del copyright con voto contrario dell'Italia

Ok definitivo alla riforma del copyright con voto contrario dell’Italia

15 Aprile 2019 09.10
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È arrivato il via libera definitivo alla riforma europea del copyright. Il Consiglio europeo ha infatti approvato senza discussione la direttiva che modifica le regole sul diritto d'autore, già avallata nei giorni scorsi dall'Europarlamento. Come annunciato l'Italia ha votato contro, assieme a Svezia, Finlandia, Polonia, Olanda e Lussemburgo. Astenuti Slovenia, Estonia e Belgio. La Germania, invece, ha fatto mettere a verbale un suo protocollo in cui invita la Commissione europea, responsabile dell'attuazione della direttiva, a evitare filtri per l'upload dei contenuti (non previsti dal testo) e altri interventi che potrebbero tradursi in forme di censura. Dopo l'ok del Consiglio europeo, la direttiva verrà pubblicata in Gazzetta ufficiale e gli Stati membri avranno due anni di tempo per adeguarsi.

COSA PREVEDE LA RIFORMA

La riforma vede contrapposti gli editori di contenuti (siano essi case editrici o case discografiche), che l'hanno fortemente caldeggiata, e i grandi gruppi digitali come Google News, YouTube o Facebook, che si arricchiscono sul mercato pubblicitario anche grazie alla diffusione di contenuti altrui e che escono dunque sconfitti. Il testo punta a riequilibrare la monetizzazione tra produttori di notizie e servizi di aggregazione-distribuzione e ad aumentare le possibilità dei titolari dei diritti di negoziare accordi migliori sulla remunerazione derivata dall'utilizzo delle loro opere diffuse sulle piattaforme web. Secondo i critici, però, la riforma rischia di limitare la libertà di espressione. In particolare sono considerati pericolosi due articoli della direttiva, l'11 e il 13, che nella versione finale del testo sono diventati il 15 e 17.

ART.15: ACCORDI EDITORI-PIATTAFORME, RESTANO LINK E SNIPPET

Con l'art.15 (ex art. 11) viene data la possibilità agli editori di negoziare accordi con le piattaforme per farsi pagare l'utilizzo dei loro contenuti, il riconoscimento dei diritti connessi. In altre parole, i colossi del web sono chiamati a condividere una fetta pur piccola dei loro ricavi con chi detiene i diritti (musicisti, sceneggiatori, editori di notizie, giornalisti, eccetera). A differenza di quanto previsto nella versione precedente del testo, il compromesso di febbraio prevede che snippet (frammenti di articoli) e link rimangano liberi e gratuiti: dunque, sugli aggregatori di notizie o sulle bacheche di Facebook potranno continuare a essere condivisi link con un testo a corredo (lo snippet, appunto), a patto che questo sia «molto breve».

ART.17: LE RESPONSABILITÀ RICADRANNO SULLE PIATTAFORME

Con l'art.17 (ex art. 13), gli utenti non rischiano più sanzioni per aver caricato online materiale protetto da copyright in maniera non autorizzata: la responsabilità ricade sulle grandi piattaforme come YouTube o Facebook, mentre le piccole sono esentate e le medie hanno obblighi ridotti. In caso di contenuto pubblicato senza licenza, la piattaforma deve impegnarsi a rimuoverlo. Non ci sono obblighi di filtri preventivi. Il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali come Wikipedia o su piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub, e sui cloud è escluso dall'obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright. Il caricamento di opere protette per citazioni, critiche, recensioni, caricature, parodie o pastiche è poi stato protetto ancor più di prima, garantendo specificatamente che meme e Gif continuino ad essere disponibili e condivisibili sulle piattaforme online.

LA CRITICA DI CRIMI: «A PAGARE SARÀ L'EDITORIA LOCALE»

Per il sottosegretario all'Editoria Vito Crimi il via libera del Consiglio europeo alla riforma è «una cattiva notizia è per l'editoria locale. Ciò che succederà è che a pagare sarà l'editoria locale». «Quello che doveva essere chiesto agli over the top», secondo Crimi, «era l'obbligatorietà di condividere con autori ed editori i dati, in modo da consentire a questi ultimi di lavorare allo stesso livello e poter competere per la raccolta pubblicitaria». Invece «si stanno accontentando delle briciole, che permetteranno di sopravvivere solo alla grande editoria» ha proseguito. «Qual è l'oro che ha in mano Google? Sono i dati. Allora io dico invece di chiedere i soldi che servono solo a dare un respiro temporaneo, chiedete i dati» ha aggiunto Crimi a margine di un convegno sull'informazione locale in Lombardia. «Sento parlare tutti della pubblicità che viene drenata dagli over the top, come Facebook e Google, che raccolgono il 75%», ha aggiunto, «non perché l'hanno rubata ma perché hanno gli strumenti di profilazione e indirizzamento degli investimenti: chi investe sugli over the top ha clic e paga».

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