Dopo Corbyn e Sanders cosa resta della sinistra?

Peppino Caldarola
09/04/2020

Servirebbero leader molto più giovani che seguano le loro orme e che a ogni domanda cerchino di affiancare una risposta e a ogni questione sappiano aggiungere uno sfondo ideale ampio e emozionante.

Dopo Corbyn e Sanders cosa resta della sinistra?

La sconfitta di Jeremy Corbyn e il ritiro dalle presidenziali Usa di Bernie Sanders chiudono la breve stagione gauchiste mondiale. I due anziani militanti della sinistra hanno rappresentato negli anni recenti la critica più visibile e più attrattiva alla stagione della sinistra affascinata dal neo-liberismo del tempo di Tony Blair.

I due vecchietti assommavano alcune qualità. Erano per l’appunto “vecchietti” con una lunga carriera tutta di opposizione, rinverdivano tradizioni di tipo socialista anche se dal sapore un po’ primo Novecento, affascinavano, con discorsi profondamente “morali”, i giovani.

Corbyn purtroppo non è riuscito a liberarsi dall’accusa di aver tollerato l’antisemitismo nel suo partito. In verità in molti settori radical della sinistra britannica l’ostilità verso Israele ha sempre creato situazioni borderline assolutamente sgradevoli. Adesso la sinistra ha un leader sconosciuto a Londra e un vecchio uomo della politica radical-moderata, Joe Biden, a Washington. È come se nel gioco dell’oca si sia tornati al punto di partenza.

ALLA SINISTRA SERVONO UN CORBYN E UN SANDERS GIOVANI

In verità questo sembrava il momento della grande sinistra utopica. Il coronavirus è una sconfitta evidente di un modo di vivere, presuppone distanziamento sociale ma impone parità nella malattia, richiede maggiore solidarietà, indica il fallimento della soluzione privata nei servizi fondamentali alla persona. In più, mentre l’umanità impaurita combatte con il mostro, la natura risorge con le paperelle a Venezia, il lungomare di Napoli trasparente, rinascita di coltivazioni e aria più respirabile.

Quei vecchi socialisti che invitavano, invece che a rovesciarlo, a fare a botte con lui, avevano ragione

Una situazione assai favorevole a una sinistra rosso-verde che abbia però nel suo Dna un dato essenziale: i problemi si risolvono e non si enunciano. Se c’è il fuoco siamo tutti pompieri e poi si pensa all’incendiario. Servirebbero cioè un Sanders e un Corbyn più giovani, molto più giovani, che a ogni domanda cerchino di affiancare una risposta e che a ogni questione sappiano aggiungere uno sfondo ideale ampio e emozionante. Noi non stiamo vivendo la sconfitta del capitalismo, ma quello della sua ultima versione. Quei vecchi socialisti che invitavano, invece che a rovesciarlo, a fare a botte con lui, avevano ragione. Ma per farlo servono teste calde e lucide.

DOVE SONO LE IDEE PER RICOSTRUIRE L’ITALIA DOPO IL VIRUS?

Prendete il caso dell’Italia. Io sono fra quelli che dà un giudizio tutto sommato positivo su Giuseppe Conte. Fra tanti “scorfani” che guidano i Paesi occidentali, l’avvocato di Volturara Appula ha imparato a fare cose essenziali. Sono stupito, però, quando leggo di Ricostruzione ma non vedo nel dibattito fra imprenditori, economisti, politici alcun contenuto. Ricostruire, cosa? La Fiat inventò la “macchinetta” e Borghi ci riempì di frigoriferi. L’Italia del dopo coronavirus, che dovrà produrre mascherine e ventilatori polmonari, ha idea di quale sarà il suo posto nel sistema produttivo mondiale? Un tempo la sinistra avrebbe provato a rispondere, magari sbagliando. Oggi il tema non è neppure accennato e temo che fra un po’ torneremo a parlare di riforme istituzionali, il mostro che neppure il virus si è portato via.