Corea del Nord, nel 2023 è quasi triplicato il numero dei disertori entrati in Corea del Sud

Redazione
19/01/2024

Dopo la parziale riapertura delle frontiere del Regno Eremita, sono tornati a crescere i fuggitivi. Lo scorso anno sono stati 196, contro i 67 del 2022 e i 63 del 2021. Prima della pandemia erano migliaia ogni anno. A fuggire dal regime di Kim Jong-un sono soprattutto giovani, donne e membri dell'élite.

Corea del Nord, nel 2023 è quasi triplicato il numero dei disertori entrati in Corea del Sud

Nel 2023 il ministero dell’Unificazione della Corea del Sud ha registrato l’ingresso di 196 disertori nordcoreani, prevalentemente giovani, donne e appartenenti alle élite. Secondo i dati diffusi da Seul, più della metà dei nuovi arrivati ha tra i 20 e i 30 anni e circa l’84 per cento è di sesso femminile. Il numero è quasi tre volte superiore a quello del 2022 quando gli ingressi erano stati 67, anche se non è confrontabile con i numeri pre-pandemia. Nel 2019 per esempio varcarono il 38esimo parallelo 1.047 disertori.

Dopo la fine dell’isolamento totale dovuto al Covid le fughe stanno tornando a crescere

La Corea del Nord a causa del Covid chiuse di colpo i suoi già quasi impenetrabili confini nel 2020, portando il Regno Eremita a un isolamento totale. Lo dimostrano i numeri degli ingressi in Corea del Sud: nel 2021 passarono 63 persone, quattro in più nel 2022. Solo lo scorso anno, con una parziale riapertura delle frontiere, la possibilità per i cittadini di rientrare dall’estero e la ripresa dei voli internazionali verso alcuni Paesi tra cui Cina e Russia, le fughe da Pyongyang sono tornate a crescere. La maggior parte dei ‘fuggitivi’ però non è arrivata direttamente dal Nord ma ha soggiornato in Paesi terzi prima di entrare al Sud.

Corea del Nord, nel 2023 è quasi triplicato il numero dei disertori entrati in Corea del Sud
Almeno un migliaio di disertori nordcoreani cercano lavoro in Corea del Sud (getty Images).

Tra i nuovi disertori molti membri dell’élite: alti funzionari, diplomatici e studenti che risiedevano all’estero

Tra i nuovi disertori, almeno 10 appartengono alle cosiddette élite. Il numero più alto dal 2017. Il gruppo comprende diplomatici, alti funzionari e studenti iscritti a università estere. «Molti di loro, dopo aver sperimentato la vita nel mondo libero, devono aver trovato inaccettabile rientrare in patria», ha spiegato alla Cnn un funzionario sudcoreano. A questo va aggiunto che la situazione economica del Regno Eremita, già difficile, è addirittura peggiorata e la repressione si è fatta, se possibile, ancora più invasiva.  Il motivo principale che ha spinto questi disertori a lasciare nel 2023 il Paese è il dissenso nei confronti del regime di Kim Jong-un. Seguono la mancanza di cibo e la fame che negli anni scorsi erano ai primi posti tra le cause di fuga. Mentre milioni di nordcoreani vivono in condizioni di estrema povertà, solo una ristretta cerchia di cittadini residenti perlopiù a Pyongyang ha accesso a beni considerati di lusso come aria condizionata, caffè e persino smartphone. I telefoni cellulari però possono collegarsi esclusivamente alla rete intranet gestita dal governo e sottoposta a una strettissima censura.

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Kim Jong-un (Ansa).

La fuga dalla Corea del Nord attraverso la Cina: ma si rischiano rimpatri forzati e condanne a morte

Una buona parte di chi entra in Corea del Sud passa dalla Cina attraversando il fiume Yalu che separa i due Paesi. Una volta in Repubblica Popolare entra illegalmente in Laos o in Myanmar dove sono presenti ambasciate sudcoreane. Oppure prosegue fino in Thailandia. Pechino, stretta alleata di Pyongyang, naturalmente non considera i disertori nordcoreani rifugiati ma solo migranti economici illegali da rimpatriare con la forza. Una volta rispediti a casa, i disertori rischiano di essere torturati, stuprati o mandati ai lavori forzati in campi di rieducazione. In alcuni casi è prevista persino la condanna a morte.