La scheggia impazzita Kim nello strano triangolo tra Russia, Cina e Corea del Nord

Federico Giuliani
27/01/2024

Il dittatore di Pyongyang continua a provocare Corea del Sud e Usa, tra test missilistici e richiami alla guerra. Succederà davvero? Di sicuro i suoi rapporti con Putin preoccupano Pechino, che potrebbe essere costretta a sporcarsi le mani in un conflitto internazionale. Cosa bolle in quella parte del mondo, in attesa del possibile ritorno del ciclone Trump.

La scheggia impazzita Kim nello strano triangolo tra Russia, Cina e Corea del Nord

La buona notizia è che le ultime fiammate di Kim Jong-un – tra test missilistici ed espliciti richiami a un possibile conflitto – potrebbero essere semplici provocazioni. La cattiva è che, se così non fosse, questa volta difficilmente qualcuno o qualcosa potrebbe fermare il leader della Corea del Nord dal dichiarare guerra a Stati Uniti e Corea del Sud. In un simile scenario persino la Cina, che dal crollo dell’Unione Sovietica in poi è sempre rimasta al fianco di Pyongyang, sarebbe pronta a frenare il suo vicino di casa. La Russia, altro partner invisibile, potrebbe invece avere il piacere di realizzare l’esatto contrario: fomentare il Nord ad alzare sempre più la temperatura nella penisola coreana. In parte per costringere gli Usa a gestire una nuova crisi, con un conseguente e ingente impiego e spreco di risorse da parte di Washington in Estremo Oriente. Ma in parte anche per mettere pressione sulla pragmatica Cina. Certo, Mosca e Pechino sono “partner senza limiti”, ma Vladimir Putin sa bene che la Federazione russa rappresenta il socio di minoranza della partnership. E così, è il ragionamento che inizia a prender piede nei corridoi del Cremlino, per bilanciare i rapporti di forza sino-russi resta un solo modo: costringere la Cina a sporcarsi le mani in campo internazionale, mostrando il suo volto più interventista e decisionale.

Il dittatore della Corea del Nord Kim Jong-un ha ordinato di intensificare la produzione di armi e le esercitazioni militari.
Kim Jong-un assieme ai vertici del suo esercito (Getty Images).

Kim sembra aver scelto la linea del pugno duro di Putin

Quello tra Russia, Cina e Corea del Nord è un triangolo imperfetto visto che ogni vertice della figura ha una propria agenda da seguire. Significa che non esiste, formalmente, alcun accordo o alleanza che faccia convergere le posizioni di Putin, del suo omologo cinese Xi Jinping e di Kim. L’unica radice comune tra le parti coincide con la rivalità con gli americani e il loro sistema valoriale. Il punto è che mentre Pechino intende scalfire il dominio di Washington adottando un approccio razionale e calibrato sul lungo periodo, Mosca vuole agire nell’immediato usando il pugno duro. In mezzo ai due fuochi Kim sembra aver sposato le tesi di Putin, tanto che l’evidente virata di Pyongyang sta facendo preoccupare la leadership del Partito comunista cinese. Data la vicinanza geografica tra la Repubblica popolare cinese e la Repubblica popolare democratica di Corea, infatti, le conseguenze di ogni azzardo bellico di Kim Jong-un andrebbero a ricadere su Pechino (e non tanto su Mosca, peraltro già invischiata in una guerra). Dunque, a differenza di quanto accaduto per l’Ucraina, qualora il dossier nordcoreano dovesse incendiarsi il governo cinese sarà costretto a scendere in campo. Sporcandosi le mani, appunto.

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Kim Jong-un (Getty Images).

Nel corso del 2024 potrebbe arrivare una duplice pressione sulla Cina

Oltre la Muraglia c’è già chi predica la massima prudenza. Come Fang Ning, professore ordinario all’Università del Sichuan, in passato a capo dell’Istituto di scienze politiche dell’Accademia cinese delle scienze sociali di Pechino. Fang, in un forum organizzato presso la Renmin University della capitale cinese, è stato chiarissimo: la Russia probabilmente farà del suo meglio per “confondere le acque” oltre il campo di battaglia e innescare ulteriori focolai, sia per distrarre l’Occidente sia per indurlo a tagliare gli aiuti da destinare all’Ucraina. Gli eventuali focolai sorgeranno tuttavia nei pressi del confine cinese. E il focolaio coreano potrebbe essere il più grande di tutti. Il think tank cinese Taihe Institute non a caso ha avvertito che «una cooperazione più tangibile» tra Russia e Corea del Nord nel corso del 2024 potrebbe portare a una «duplice pressione» sulla Cina. Da un lato, la Corea del Nord e la Russia si muoverebbero per rafforzare ulteriormente le loro relazioni con il Dragone per migliorare la loro capacità di contrastare gli Stati Uniti e l’Occidente, risucchiando però Pechino in un vortice di tensioni nel quale Xi non vorrebbe entrare. D’altra parte, gli Stati Uniti e l’Occidente avrebbero le loro ragioni per inaugurare una nuova Guerra fredda senza esclusioni di colpi contro il triangolo Mosca-Pechino-Pyongyang. Vanificando il pragmatismo cinese nella risoluzione delle dispute.

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Xi Jinping e Vladimir Putin (Getty Images).

Il dittatore coreano è cresciuto e ora gioca una partita indipendente

Pyongyang, ormai sempre più scheggia impazzita nello scacchiere globale, è insomma pronta a giocare una partita indipendente, con proprie ambizioni e obiettivi strategici. Kim adesso è cresciuto, si è fatto le ossa sul campo e non è più il 27enne che si ritrovò nel 2011 a capo della Corea del Nord in seguito alla morte del padre, Kim Jong-il. Oggi Kim ha creato un suo modus operandi che non sempre ricalca l’arte della provocazione dei suoi predecessori. Ha tentato, fallendo, di instaurare un rapporto diretto con l’allora (e futuro?) presidente statunitense Donald Trump. Ha provato a fare altrettanto con l’ex presidente sudcoreano Moon Jae-in, non riuscendoci anche in quel caso.

Pechino prova a riavvicinarsi a Pyongyang tramite i rapporti economici

È rimasto diffidente nei confronti di una Cina ormai più impegnata a gestire la propria immagine negli affari globali che non disposta a giustificare la “resistenza anti imperialista” di Pyongyang. Ha, qui con successo, creato invece un solido asse con la Russia di Putin sfruttando lo scoppio della guerra in Ucraina. A proposito del rapporto tra Kim e il capo del Cremlino, questo improvviso ritorno di fiamma – consolidatosi nel settembre 2023, a distanza di quasi quattro anni dal primo incontro tra i due capi di Stato del 2019 – non preoccupa soltanto gli Stati Uniti ma anche, da dietro le quinte, la Cina. Che per cercare di rientrare in partita con il Nord ha fatto leva sulla sua arma migliore: i rapporti economici. Nel 2023 gli scambi commerciali tra Pechino e Pyongyang hanno superato i 2,295 miliardi di dollari, un valore più che raddoppiato rispetto al 2022. Nel 2024, inoltre, ricorre il 75esimo anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra le due nazioni, in un anno designato da Xi come “Anno dell’amicizia”. Tutto questo potrebbe però non bastare per tenere a bada Kim.