Senza le braccia dei migranti a rischio la filiera alimentare

Barbara Ciolli
01/04/2020

Migliaia di stagionali dall'Est Europa rientrati o bloccati nei Paesi d'origine per le frontiere chiuse nell'Ue. Allarme comune in Italia, Francia, Germania e Spagna. All'appello mancano anche Nord-africani e asiatici. La chiamata di volontari e cassaintegrati da altri settori.

Senza le braccia dei migranti a rischio la filiera alimentare

Senza stranieri a lavorare nei campi, la filiera alimentare europea rischia di bloccarsi: anche l’economia di guerra imposta in questi mesi dal nuovo coronavirus, è l’allarme che arriva dal comparto agricolo di diversi Paesi dell’Ue, è a rischio con l’esodo improvviso di migliaia di braccianti alla vigilia dei raccolti. Oltre ai turisti, la pandemia del Covid 19 che dalla Cina si è allargata soprattutto in Occidente ha allontanato dall’Italia, e a ruota da altri grandi Stati del Vecchio continente, un fiume di stranieri con permessi di soggiorno, migranti stagionali, anche di irregolari ha cercato riparo negli Stati di origine o in Paesi con meno contagi. È il caso delle badanti dell’Est, ma anche dei raccoglitori nei campi: bloccati, quand’anche volessero rientrare per i lavori stagionali, dalla chiusura delle frontiere dell’Ue e tra gli Stati europei.

LA CHIAMATA A STUDENTI E VOLONTARI

Le prime disdette di massa, ha informato Coldiretti già a fine febbraio, sono dovute alle quarantene imposte dagli Stati dell’Est a chi rientrava dalla Lombardia e dal Veneto, e poi da tutta Italia. A fine marzo il ministro all’Agricoltura Teresa Bellanova ha ribadito la sua preoccupazione per i «raccolti a rischio» e per diversi anelli della filiera agroalimentare che possono saltare «dall’ortofrutta ai moltissimi allevamenti», anche nella «distribuzione», senza la «manodopera straniera determinante». Si chiamano all’appello studenti in stand by per le università chiuse, volontari del servizio civile e assegnatari del reddito di cittadinanza. Per Bellanova è necessario «mettere mano urgentemente alla regolarizzazione, anche temporanea dei lavoratori stranieri», accantonando gli «approcci ideologici contro i migranti».

Roma, Italia, durante l'epidemia di coronavirus

REGOLARIZZAZIONI E DECRETO FLUSSI

In Italia più che altrove la regolarizzazione è un’arma a doppio taglio: nell’obbligo di garantire alla popolazione forniture alimentari, si rischia la sanatoria del caporalato. Con il problema di mettere tutti i lavoratori nelle condizioni igienico-sanitarie di operare in sicurezza, sanificando per esempio anche le baraccopoli dei braccianti. In Italia servono 250 mila lavoratori agricoli stranieri per la prossima stagione. Anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha rilanciato la richiesta di Confagricoltura a un «nuovo decreto flussi» dalla provincia più colpita dalla catastrofe sanitaria. E il ministro dell’Interno. Con una circolare il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha prorogato fino al 15 giugno i permessi di soggiorno degli immigrati in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020. Circa il 36% del totale degli addetti nell’agricoltura nel Paese è di stranieri regolari.

L’EX DDR SENZA FRONTALIERI DALL’EST

Una falla, con il blocco della circolazione e i rientri anticipati, non solo italiana. Nel nostro Paese la maggioranza dei lavoratori agricoli stranieri stagionali arriva dalla Romania (oltre 107 mila occupati, dati Coldiretti). Poi dal Marocco (circa 35 mila), dall’India (34 mila). Altre decine di migliaia da altri Paesi europei dell’Est e balcanici (Albania, Polonia, Bulgaria, Macedonia) e africani (Senegal, Tunisia) e asiatici (Pakistan). Anche nel Land tedesco del Brandeburgo, ex Ddr, le aziende della filiera alimentare, inclusi panifici e pasticcerie, lamentano il vuoto dei pendolari dalla Polonia, che scattata la quarantena obbligatoria per chi rientra dalla Germania non sono potuti rientrare. Le aziende del petrolchimico e di altri settori essenziali che non si sono fermate pagano vitto e alloggio ai frontalieri, per non restare senza forza lavoro.

Il ministro Teresa Bellanova

IL DISTRETTO DEL VINO SENZA BRACCIA

Nei Land dell’Est, finora meno colpiti dall’epidemia, gli incentivi ai frontalieri aiutano. Nel distretto del vino del Baden Württemberg, con la Baviera e il Nord Reno-Vestafalia la regioni con più contagi, non più. A rischio, fa sapere l’Associazione di categoria tedesca dei coltivatori (Dbv) è intanto la raccolta di asparagi di inizio aprile. Poi ci saranno le fragole, altra frutta e verdura e, in prospettiva, la vendemmia. Alimenti di base come latte, cereali, farina e patate sono assicurati – anche per il resto d’Europa – ma per la «frutta e verdura salteranno semine e raccolti» senza le migliaia di braccia stagionali. Si è provato a reclutare alcune migliaia di volontari per i primi raccolti di primavera, ma la forza lavoro non basta e diverse aziende agricole hanno chiesto di accedere al pacchetti di aiuti del Land per l’emergenza Covid 19.

DAGLI ALBERGHI AI CAMPI?

Coldiretti stima che i lockdown abbiano bloccato nell’Ue quasi un milione di stagionali dell’agricoltura: oltre all’autosufficienza per alcuni alimenti, nei prossimi mesi anche l’export europeo dei raccolti, per un valore di 138 miliardi di euro l’anno, avrà pesanti ricadute. Anche diversi immigrati originari dal Nord Africa, dal Pakistan e dal Bangladesh, con regolari permessi di soggiorno, sono rientrati nei loro Paesi in queste settimane, per la paura del Covid 19 o di restare bloccati a lungo in Italia. Lo stesso è avvenuto con molti marocchini in Spagna e con tunisini in Francia. Il ministero tedesco dell’Agricoltura propone di dirottare sui raccolti e sulla distribuzione alimentare gli addetti di comparti bloccati come l’alberghiero e la ristorazione. Le associazioni di categoria italiane suggeriscono di integrare nell’agricoltura i redditi dei cassaintegrati.