Permessi e centri diurni, i guai dei disabili dovuti al Covid-19

Adriana Belotti
28/03/2020

L'aumento dei giorni per assistere i familiari in difficoltà non basta. E con le strutture chiuse viene meno un sostegno fondamentale, nonostante operatori ed educatrici facciano il massimo a distanza. Certe strutture residenziali sono diventate bombe batteriologiche. Così l'epidemia ha dato il colpo di grazia a un welfare già al collasso.

Permessi e centri diurni, i guai dei disabili dovuti al Covid-19

Il governo nel gestire l’emergenza coronavirus ha pensato anche alle persone con disabilità. Non si può infatti negare che all’interno del decreto Cura Italia, recentemente approvato, vi siano anche specifiche misure a sostegno di questa categoria di cittadini e delle loro famiglie. L’attenzione nei nostri confronti è senza dubbio apprezzabile. Tuttavia rimangono zone d’ombra e aspetti che forse andrebbero gestiti in modo differente.

GLI ERRORI NELLE INFORMAZIONI CREANO IL PANICO

Primo tra tutti, secondo me, la difficoltà e la lentezza nel rendere operative alcune delle disposizioni contenute nel provvedimento. La diatriba e la confusione che in questi giorni si sono generate circa un messaggio dell’Inps riguardante l’esclusione dei lavoratori con disabilità dall’elenco degli aventi diritto all’aumento dei permessi lavorativi ex legge 104/92 ne è stato un esempio. Ora la questione è stata chiarita, ma in certe situazioni d’emergenza i tentennamenti o gli errori nel fornire indicazioni operative concrete aumentano il panico.

MANCANO PRESTAZIONI INDISPENSABILI

La possibilità di usufruire di un maggior numero di permessi lavorativi è fondamentale in un periodo come questo in cui bisogna rimanere il più possibile a casa e in cui molti nodi strategici della rete di sostegno di una persona con disabilità rischiano di venire meno. Ci sono milioni di italiani/e con disabilità e relative famiglie che da un giorno all’altro si sono visti sospendere, ridurre o comunque modificare enormemente prestazioni e servizi indispensabili per la loro vita.

PERMESSI E CONGEDI TROPPO RISICATI

L’aumento dei permessi lavorativi ex legge 104 e dei giorni di congedo parentale sono provvedimenti pensati per assistere più agevolmente i propri familiari con disabilità e tutelare maggiormente i lavoratori disabili, ma non bastano. Sono troppo risicati e quindi insufficienti a fronteggiare l’intero periodo di emergenza che potrebbe essere molto lungo.

DIFFICOLTÀ PER LA CHIUSURA DEI CENTRI DIURNI

Ciò significa che, terminati i permessi, l’emergenza potrebbe continuare per un tempo indefinito e, se così fosse, le persone con disabilità e le loro famiglie si troverebbero in braghe di tela. Sì, perché molti dei servizi a sostegno di adulti e minori con disabilità sono stati giustamente sospesi per evitare il rischio della diffusione del contagio ma alla loro temporanea chiusura non sono seguiti interventi alternativi di supporto di alcun tipo. La chiusura dei centri diurni per persone con disabilità, in particolare, sta mettendo in serie difficoltà moltissime famiglie su cui ora grava totalmente la responsabilità della presa in carico del proprio congiunto.

DISPARITÀ DI TRATTAMENTO FRA LE REGIONI

Il decreto Cura Italia prevede che le aziende sanitarie locali possano attivare degli interventi individualizzati di sostegno nel rispetto delle norme sanitarie ma la discrezionalità prevista dal provvedimento porta con sé il rischio che si creino grosse disparità di trattamento tra le diverse regioni.

GLI OPERATORI FANNO TUTTO IL POSSIBILE

In realtà il decreto fa riferimento a “interventi non differibili” e solo per “persone con disabilità ad alta necessità di sostegno sanitario”. Comunque di fatto nella maggior parte dei casi questo tipo di sostegno non sta venendo affatto erogato. Gli operatori di molti centri diurni cercano di restare a fianco degli utenti nel miglior modo possibile.

EDUCATRICI IN VIDEOCHIAMATA

Una mia conoscente lavora come educatrice in uno dei centri diurni gestiti da Gruppo Polis, a Padova. Mi racconta che in questo periodo lei e i suoi colleghi mantengono il contatto con gli utenti e le loro famiglie attraverso telefonate, videochiamate e gruppi WhatsApp. Stanno anche realizzando dei video tutorial amatoriali per mantenere vive e allenate le varie competenze da loro acquisite nei diversi ambiti della vita (organizzativo-domestiche, sociali, lavorative, eccetera).

LA RICHIESTA DI “UN’ORA D’ARIA” IN LUOGHI SICURI

Lo stesso sta succedendo a Monza, Bergamo e in altre città del Nord Italia. Il loro supporto è un aiuto prezioso per utenti e famiglie, ma l’isolamento quasi totale in cui sono costrette a vivere rischia di rompere equilibri personali e relazionali spesso già fragili. Molti caregivers stanno lanciando un grido d’aiuto, chiedendo, quasi supplicando, gli amministratori locali di concedere loro delle deroghe perché sia concessa a loro e ai loro congiunti “un’ora d’aria” in luoghi protetti e nel rispetto delle regole.

STRUTTURE RESIDENZIALI SENZA PROTEZIONI

Un’altra realtà che purtroppo ora come ora si trova in situazione veramente critica è quella delle strutture residenziali, potenziali bombe batteriologiche a orologeria. Sono luoghi in cui, se il virus si diffondesse, produrrebbe una strage. Eppure, come denuncia Roberto Speziale, presidente nazionale dell’Anffas, l’Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale, nessuno a oggi sta prendendo in mano con decisione la situazione: non vengono effettuati i tamponi né sugli operatori né sugli utenti, non si riescono a mantenere le distanze di sicurezza perché gli spazi sono ristretti, non dappertutto vengono forniti gli opportuni kit di protezione.

IL WELFARE SIA LA PRIORITÀ A EMERGENZA FINITA

La verità è che lo stato sociale era già al collasso molto prima che scoppiasse l’epidemia e la situazione odierna esaspera all’ennesima potenza una crisi che c’era già. Per fortuna esistono la società civile e il terzo settore ma non si può chieder loro di sostituirsi alle istituzioni. Riportare l’attenzione al welfare dovrebbe essere la nostra priorità quando questo dramma sarà concluso.