Conte difende i suoi Dpcm e stronca le aperture delle Regioni

Redazione
30/04/2020

Informativa del premier alle Camere: «Coi decreti mai affievoliti principi di legalità e libertà fondamentali». Una differenziazione geografica sarà possibile: «Ma le iniziative improvvide degli enti locali sono illegittime».

Conte difende i suoi Dpcm e stronca le aperture delle Regioni

Davanti alle Camere per giustificare l’operato del governo attaccato da opposizioni e dai renziani e chiarire alcuni punti cruciali sulla fase 2. Il premier Giuseppe Conte si è presentato in parlamento il 30 aprile parlando dei decreti dei presidenti del Consiglio dei ministri (Dpcm) per il coronavirus.

«PRECISE CONSEGUENZE DALLO STATO DI EMERGENZA»

«Non mi sfugge la portata dei rilievi della riserva di legge e del principio di legalità che la Costituzione pone a baluardo della persona. Ma quei principi non sono stati né trascurati né affievoliti. Il 31 gennaio è stato deliberato lo Stato di emergenza di rilievo nazionale da cui discendono precise conseguenze giuridiche come prevede il codice civile», ha detto Conte. «A questo si sono aggiunti due decreti legge che offrono copertura legislativa».

«INGIUSTO PARLARE DI LIBERTÀ COMPRESSE»

Poi durante l’informativa alla Camera ha aggiunto: «Sono ben consapevole della responsabilità che mi sono assunto ogni volta che ho posto la firma su un atto dagli effetti così incisivi. Ma ho sempre avvertito la piena consapevolezza di agire in scienza e coscienza per la tutela di un bene primario assoluto rispetto al quale altri diritti non possono recedere. Avverto, anche da giurista, come profondamente ingiusta l’accusa di aver compresso le libertà fondamentali».

«CON R0 A 1 TERAPIE INTENSIVE SATURE ENTRO FINE ANNO»

Prima aveva parlato anche della possibile ripresa dell’infezione e dei rischi sanitari: «Se il tasso R0 tornasse vicino a 1 si saturerebbero le terapie intensive entro fine anno. Un rapporto del comitato tecnico-scientifico, che non è segreto, stima che la riapertura totale al 4 maggio porterebbe a un rischio elevatissimo di ripresa del contagio».

«ORA NON POSSIAMO ASSICURARE IL RITORNO ALLA NORMALITÀ»

Il premier quindi ha ammesso: «Lo dico in maniera chiara, a costo di apparire impopolare. Il governo non può assicurare in modo immediato il ritorno alla normalità».

«NON SONO POSSIBILI MISURE MENO RESTRITTIVE»

Di certo non sono tollerate fughe in avanti come quella della Calabria: «Non ci sarà un piano rimesso a iniziative improvvide di singoli enti locali ma basato su rilevazioni scientifiche. Iniziative che comportino misure meno restrittive non sono possibili, perché in contrasto con le norme nazionali, quindi sono da considerarsi a tutti gli effetti illegittime».

PRONTI PROVVEDIMENTI MIRATI SUI TERRITORI

Ma una differenziazione geografica nel futuro sarà possibile: «Nel mese di maggio si procederà a effettuare 150 mila test sierologici, un campione verrà selezionato dall’Istat. Dovremo essere pronti a misure tempestive, anche restrittive» in caso di nuova crescita dei contagi. «Misure che potranno essere mirate su specifici territori».

SE IL VIRUS PERSISTE RISCHIO DI PIL A -10,4%

Ma l’allarme è anche economico: «Il Documento di economia e finanza aggiorna il quadro alla luce dell’emergenza: il Pil dallo 0,6 subisce una contrazione significativa dell’8%, una previsione che sconta la caduta del Pil del 15% nel primo trimestre» e si prevede un rimbalzo con «una crescita del 4,7 nel 2021». Nel Def sono previsti anche scenari peggiori, «con il rischio di una persistenza del virus» e questo porterebbe a una contrazione del Pil fino a -10,4%. Numeri che «danno la misura della gravità dello scenario», ha detto Conte.