Il no ai Coronabond e l’origine dello spirito egemonico tedesco

Carlo Panella
03/04/2020

L'attenzione ai conti e al pareggio di bilancio non spiega del tutto il rifiuto della Germania agli Eurobond. Alla base c'è il desiderio di imporre la propria potenza sull'Ue. Un'ossessione che risale ai tempi della Prussia.

Il no ai Coronabond e l’origine dello spirito egemonico tedesco

Sbaglia chi attribuisce solo all’ossessione della parità di bilancio, derivata dal disastro economico del periodo di Weimar, la rigida posizione tedesca di rifiuto di un immane sforzo economico europeo comune, unitario per affrontare il terribile “dopoguerra” post Covid 19.

Questo elemento, al pari dell’ossessione a fonte della disoccupazione, è vero e operante. Ma c’è di più e di peggio nel rifiuto tedesco delle proposte italiane e francesi e spagnole e di altri 11 Paesi europei di una iniezione di migliaia di miliardi per fronteggiare questa crisi economica e sociale.

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Il vero dramma di questi giorni è invece che Angela Merkel incarna anche e per l’ennesima volta il “suprematismogermanico, che ha al suo interno quello che un tempo chiamavamo revanscismo tedesco, ma che è ancora più pericoloso. È semplicemente la plurisecolare aspirazione che fu prima della Prussia e poi della Germania post 1870 di egemonizzare l’Europa. Di dettare legge, regole, comportamenti al Vecchio continente. Non più attraverso lo strumento della guerra, ma imponendo le regole del mercato. Del proprio mercato, della propria potenza economica. Oggi, la Germania continua ad essere affetta dalla sua plurisecolare Hybris, che la spinge a imporre la propria egemonia, non più attraverso le sue armate, ma manovrando come una sciabola la sua potenza economica.

L’UE USATA PER IMPORRE L’EGEMONIA

In questi giorni appare ancora una volta chiarissimo che la Germania della Merkel non intende affatto affrontare la tragedia della spaventosa crisi economica e sociale causata dal Covid 19 per costruire e rafforzare una Europa unita. È invece tesa unicamente a esaltare la propria egemonia sul Vecchio Continente, sua aspirazione frenetica da cinque secoli in qua. Motore immobile di 500 anni di guerre in Europa. La ragione di questa rinascita dell’iper egemonismo tedesco non più attraverso i panzer e la Luftwaffe, ma manovrando come una clava le regole economiche e la Bce, è semplice quanto drammatica: la Germania che la Merkel rappresenta e guida ha sì ammesso la sua orribile colpa nei confronti della Shoa, ma non ha mai, mai, ammesso la propria cecità arrogante nel suo volere egemonizzare il Vecchio Continente. Al contrario, ha sempre usato delle immense potenzialità del mercato comune, di Schengen e dell’Euro, per imporre la propria egemonia, favorita in questo dalla cecità di una Francia sempre alla ricerca del Tempo Perduto della propria grandeur. Non a caso il suo capolavoro è stato quello di avere riversato sui Paesi della Ue i costi della propria riunificazione, che ha peraltro raddoppiato le chances del proprio egemonismo

LA GERMANIA EST E IL RIFIUTO DEL SENSO DI COLPA

Non è un caso che la cancelliera sia nata e cresciuta nella Germania Est e nella sua cultura politica. In Italia e in Europa il fatto non è risaputo e non è valutato come merita, ma ha un enorme peso ancora oggi il dato di fatto che la Repubblica Democratica Tedesca (Ddr) in cui si è formata Angela Merkel ha sempre rifiutato davanti alla Storia di condividere le colpe tedesche del nazismo e della sua aggressione ai popoli europei. Al contrario si è sempre percepita e rappresentata come “gloriosa erede” dell’antinazismo, che vi fu, ma fu marginale e ultraminoritario. Dunque, i tedeschi dell’Est si sono sempre percepiti come completamente  scevri, liberi dalla terribile “colpa tedesca” della guerra di aggressione iniziata nel 1939. Merkel è impastata da questa assenza di colpa. Una tragedia.

LA COLPA MAI AFFRONTATA DELLE POLITICHE DI AGGRESSIONE

La Germania Federale (Brd), peraltro, ha vissuto la grazia di essere l’avamposto, la prima linea dell’Occidente nella Guerra Fredda, che ha provocato una mancata denazificazione delle coscienze e delle classi dirigenti. Lo spirito della Guerra fredda e il dramma di Berlino divisa  hanno permesso alla Germania Occidentale persino di fare i conti con la Shoah, solo a iniziare dai venti anni dopo la fine della guerra (il primo processo tedesco su Auschwitz e non imposto dagli Alleati, quello detto “di Francoforte”, andò a sentenza nel 1965). Dunque, se la Germania Occidentale ha infine saputo (a differenza della Germania dell’Est) farsi carico della colpa orribile dello sterminio degli ebrei, non ha mai, mai affrontato la colpa storica della propria politica di aggressione dei popoli europei. Storica tendenza germanica sin dal tempo dei Cavalieri Teutonici che iniziarono nel sedicesimo secolo la marcia di guerra “nach Ost” alla ricerca del proprio “spazio vitale”.

LA BCE E L’EURO COME STRUMENTO DI POTERE

Certo, Konrad Adenauer (Cristiano liberale antinazista), Willy Brandt (oppositore antinazista), Helmuth Schmidt (che fu soldato della Wehrmacht) e Helmuth Kohl sono stati portatori dell’idea di una Germania non egemonica in Europa. Ma, unificate le due Germanie, già con il socialdemocratico Gerhard Schröder all’inizio degli anni 2000, strenuo fautore di un acerbo allargamento della Ue ai Paesi dell’Est che ha prodotto il blocco di Visegrad, ma grandi vantaggi a Berlino, fu chiaro che l’egemonismo tedesco aveva trovato nello strumento della Bce e dell’Euro la possibilità di dispiegarsi con le armi delle regole di Maastricht e non più con i panzer.

L’ESEMPLARE POLITICA NEI CONFRONTI DELLA GRECIA

La Cancelliera ha fatto il passo ulteriore e definitivo: ha usato con miope intransigenza delle regole europee (allegramente infrante dalla sua Germania per quanto riguarda uno stratosferico surplus del commercio estero) per rinvigorire l’egemonismo tedesco sul Vecchio Continente. Palestra esemplare è stata l’orrida politica europea con cabina di regia a Berlino nei confronti del default della Grecia. Non c’è da stupirsi quindi che ora la Merkel veda oggi nella catastrofica crisi economica e sociale causata dal Covid 19 la concreta possibilità di ridurre definitivamente nella posizione di Stati vassalli di Berlino l’Italia e i Paesi del Sud Europa.

L’OBIETTIVO: L’EUROPA AL SERVIZIO DI BERLINO

Certo, esiste e opera anche una Germania, rappresentata dai Verdi, che sono pur sempre il secondo partito nel Bundestag, e dal loro ideologo Joschka Fischer, che non condivide e contrasta l’egemonismo germanico della Merkel e della Bundesbank, che ricorda che la ritrovata e immensa potenza economica tedesca si deve solo e unicamente alla decisione degli Alleati (Italia compresa) di non fare pagare al popolo tedesco le immense riparazioni di guerra, più che dovute. Una Germania che sa e ricorda le proprie colpe incancellabili nei confronti dei popoli europei. Ma è una Germania minoritaria. Il blocco di potere, l’élite tedesca che Merkel ben rappresenta vuole ancora una volta, l’ennesima, costruire e consolidare una Europa al servizio di Berlino. Questo è la più drammatica e irreparabile realtà emersa in questi giorni.