Crolla la ricerca online di lavoro per il coronavirus: -39% a marzo

Redazione
07/04/2020

Un gruppo di economisti della Banca d'Italia spiega che il Google Index ha subito «un calo senza precedenti a seguito dell'epidemia». Mentre Unioncamere stima un calo di 422 mila occupati nel 2020.

Crolla la ricerca online di lavoro per il coronavirus: -39% a marzo

Crollano le ricerche di lavoro attraverso internet a marzo a causa dell’epidemia di coronavirus e questo probabilmente mitigherà l’aumento del tasso di disoccupazione. Lo si legge in un articolo di economisti della Banca d’Italia che analizza gli effetti dell’attuale pandemia di Covid-19 sull’offerta di lavoro, concentrandosi sull’Italia, primo paese occidentale ad essere gravemente colpito. L’articolo analizza il Google Index (GI) su queste ricerche crollato a marzo del 39%. «Si rileva», si legge, «un calo senza precedenti della ricerca di lavoro a seguito dell’epidemia».

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UNIONCAMERE STIMA UN CALO DI 422 MILA OCCUPATI NEL 2020

Ma non solo. Secondo Unioncamere, è possibile che ci siano 422 mila occupati in meno nel 2020, la metà dei quali ne turismo. Lo scrive l’ente nell’aggiornamento di marzo del modello di previsione dei fabbisogni occupazionali. «Si tratta», si legge nel documento, «di uno scenario di crisi senza precedenti». Nel 2020, al netto dei lavoratori che beneficeranno della cassa integrazione guadagni ordinaria o in deroga, si stimano, in media annuale, di 422mila unità rispetto al 2019 (-2,1%): per gli indipendenti una riduzione di 190mila unità (-3,4%) e per i dipendenti privati di 232mila unità.

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FLESSIONE DI 113 MILA UNITÀ NELL’INDUSTRIA, 309 MILA NEI SERVIZI

Le prime stime presentate nel report considerano uno scenario intermedio di progressiva uscita dalla crisi e di ripresa delle attività economiche entro il mese maggio, senza comunque tener conto dei possibili effetti delle misure a sostegno dell’economia che saranno attivate a livello nazionale ed europeo, dal momento che sono ancora in via di definizione. Dall’analisi dei principali comparti produttivi, in particolare, si evidenzia una flessione stimata di 113mila unità nell’industria e di circa 309mila nei servizi.

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IL TURISMO È IL SETTORE PIÙ COLPITO

Il turismo risulta il settore maggiormente in sofferenza, con un calo stimato nel 2020 di 220mila occupati, ma si stimano ampie flessioni nello stock di occupati anche nei comparti delle costruzioni (-31mila unità), della moda (-19mila unità), della metallurgia (-17mila unità), della meccatronica (-10mila unità) e delle industrie della gomma e delle materie plastiche (-10mila unità). Per quanto riguarda i servizi, oltre al dato del turismo si segnalano importanti riduzioni degli occupati nel commercio (-72mila unità), nei servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone (-24mila unità) e nel trasporto e logistica (-18mila unità). I settori per i quali si può prevedere un saldo positivo sono quelli della sanità (+26mila unità), dei servizi ICT (+8mila unità) e le industrie farmaceutiche (+1.200 unità).