Mes ed Eurobond: l’Ue alla resa dei conti

Redazione
07/04/2020

Al via l'Eurogruppo della verità. Si lavora per alleggerire le condizioni per l'accesso al salva-Stati. Mentre sulle obbligazioni comuni prende piede la proposta francese. Dal meccanismo anti-disoccupazione al fondo Bei: gli strumenti sul tavolo e gli schieramenti in campo.

Mes ed Eurobond: l’Ue alla resa dei conti

L’Unione europea alla resa dei conti. L’Eurogruppo del 7 aprile è chiamato a trovare una quadra sulla risposta comunitaria alla crisi economica da coronavirus, in un’atmosfera su cui pesano le divisioni tra i 27 Stati membri (il formato è esteso, quindi partecipano anche i ministri dell’Economia dei Paesi non euro).

SURE, MES, FONDO BEI E BOND: GLI STRUMENTI SUL TAVOLO

Alla vigilia, i Paesi della Ue sono spaccati in due gruppi: da una parte, i Paesi del Sud – Italia e Spagna in testa – che chiedono di creare una forma di emissioni comuni come Eurobond, Coronabond o Recovery bond; dall’altra, gli Stati rigoristi – Olanda, Finlandia, ma anche la Germania – che spingono per limitarsi al ricorso al Meccanismo europeo di stabilità (Mes), da affiancarsi alla creazione di un meccanismo anti-disoccupazione (Sure) – che andrebbe a rimpolpare la cassa integrazione dei 27 Paesi e si muoverebbe fino a 100 miliardi, partendo da 25 miliardi di euro di garanzie comuni – e nuova liquidità alle imprese tramite la Banca europea per gli investimenti (Bei), con un fondo di garanzia di 25 miliardi per offrire alle imprese fino a 200 miliardi.

POTENZA DI FUOCO DI 500 MILIARDI DI EURO

L’Olanda, attraverso le parole del ministro delle Finanze Wopke Hoekstra, ha ribadito la propria posizione: no agli Eurobond e sì al Mes ma con condizioni. «Gli Eurobond io non li farei, e neppure il governo», ha detto in parlamento prima dell’avvio della riunione, aggiungendo che per quanto riguarda l’uso del Mes ci devono sempre essere delle condizioni. Dietro le quinte, si lavora per ridurre al minimo queste condizioni. Il fronte del Sud sembra disposto ad accettarne soltanto una: ovvero, la garanzia che gli aiuti vadano a coprire solo i danni economici legati alla pandemia. Resta aperta la discussione su chi sorveglierà l’utilizzo che gli Stati ne faranno. La linea di credito sarebbe di 240 miliardi di euro, da cui ogni Stato potrebbe attingere fino al 2% del proprio Pil (nel caso dell’Italia, circa 35 miliardi di euro). Mes, Sure e Bei metterebbero dunque in campo poco più di 500 miliardi complessivi, circa un terzo dello stimolo necessario secondo gli esperti a far ripartire l’economia europea.

LA PROPOSTA DEI COMMISSARI GENTILONI E BRETON

Per arrivare a cifre simili serve qualcosa di più del pacchetto sul tavolo dell’Eurogruppo. In questo senso, Spagna, Italia e Francia chiedono un ulteriore sforzo all’insegna della condivisione di quel debito creato per fare fronte all’emergenza. Per la ministra dell’Economia spagnola Nadia Calvino, «che si chiamino Eurobond o Coronabond, che sia un meccanismo dentro o fuori di quanto già esiste nell’Ue, è secondario; l’importante è andare uniti sui mercati finanziari per garantire la ripresa. Siamo aperti e lavoriamo per una proposta che abbia appoggio, sia efficace ed operativa al più presto». Prende corpo la proposta francese di Recovery Fund, o fondo di solidarietà, che Parigi vorrebbe creare attraverso l’uso di emissioni comuni di titoli. I commissari europei Paolo Gentiloni e Thierry Breton propongono una soluzione simile: un Fondo per la rinascita che abbia una capacità di bilancio propria, che emetta obbligazioni a lungo termine fino a raggiungere i 1.500 miliardi di euro necessari alla ripresa, in pratica anticipando il prossimo bilancio Ue 2021-2027.