Le persone disabili vanno messe al centro nella fase 2 e oltre

Adriana Belotti
02/05/2020

Non bastano le singole misure. Bisogna ricostruire un welfare che pensi meno agli interessi di bilancio e più alla salute degli ultimi. L'emergenza coronavirus ha solo peggiorato un sistema già vicino al crollo. Ecco perché serve una rivoluzione copernicana.

Le persone disabili vanno messe al centro nella fase 2 e oltre

L’Italia si appresta a entrare nella fase 2 dell’emergenza e il nostro sguardo è giustamente e comprensibilmente proiettato in avanti. Non dobbiamo però dimenticarci che l’avvenire si costruisce a partire dal qui e ora, facendo tesoro dell’esperienza passata, errori compresi. Le misure a favore delle persone con disabilità contenute nel decreto del presidente del consiglio dei ministri (Dpcm) del 26 aprile hanno lasciato l’amaro in bocca e non poche perplessità a molti tra caregivers e associazioni.

TROPPI PROVVEDIMENTI GENERICI

I provvedimenti principali concernono la riapertura dei centri diurni e la gestione delle visite nelle residenze sanitarie assistite (Rsa), le disposizioni per l’uso delle mascherine, lo svolgimento delle attività all’aperto e un fugace e generico riferimento alle modalità di promozione dell’inclusione scolastica per mezzo della didattica a distanza senza tuttavia approfondire metodologie e strumenti per poterla svolgere al meglio.

CHE ERRORE DELEGARE ALLE REGIONI

Sicuramente uno dei nodi più critici per il mondo della disabilità è stata la decisione di delegare alle Regioni il compito di definire le modalità e le accortezze secondo cui riaprire i centri diurni per le persone disabili così come le Rsa per gli anziani. Una mossa un po’ azzardata, per usare un eufemismo, che pare dimenticare le recenti stragi avvenute negli istituti, soprattutto in Lombardia ma anche in altre regioni italiane.

FAMIGLIE E OPERATORI ATTENDONO RASSICURAZIONI

Le famiglie e le associazioni sono molto preoccupate, chissà perché. Nell’informativa del 30 aprile il presidente del consiglio Conte ha assicurato che la riapertura delle strutture semiresidenziali per utenti disabili avverrà nel massimo rispetto delle misure di sicurezza nella tutela dei destinatari del servizio e dei loro operatori e che, a questo scopo, verranno siglati dei protocolli a livello di patti territoriali. Per ora però non c’è nessuna specifica che regoli nel concreto la riattivazione di questi servizi e ci auguriamo che giungano presto precise prescrizioni a rassicurare famiglie, utenti e operatori e garantire loro una ripartenza all’insegna della massima sicurezza.

ANCORA APERTA LA QUESTIONE DEI CONGEDI PARENTALI

Nessun riferimento, per il momento, nemmeno ad altre questioni, seppur basilari, come per esempio la gestione dei congedi parentali per i genitori di minori con disabilità, le misure a sostegno dei lavoratori disabili, la riapertura dei servizi di riabilitazione neuro-motoria, tanto per citarne alcune.

CONTE HA PROMESSO L’AUMENTO DEI FONDI

Il presidente Giuseppe Conte giovedì ha poi assicurato l’aumento del fondo per la disabilità e la non autosufficienza e promesso altre misure di sostegno economico tra cui l’istituzione di un fondo per sostenere le strutture semiresidenziali. Ciò che è stato messo sul piatto è qualcosa: da una parte, singole misure per gestire la ripartenza dopo il lockdown, dall’altra uno stanziamento di risorse economiche aggiuntivo rispetto a quanto già previsto.

CRITICITÀ ENORMI NON CAUSATE DALL’EPIDEMIA

Può essere un punto di partenza, seppur con i limiti che abbiamo evidenziato, ma sarebbe troppo riduttivo e inefficace considerarlo un traguardo finale. Capisco l’esigenza di concentrarsi sulle singole misure specifiche per cercare di contenere i danni subiti e ripartire, ma ne vedo anche il rischio. Le enormi criticità che in questo periodo hanno dovuto affrontare le persone con disabilità, le loro famiglie, gli operatori deputati alla loro presa in carico, i docenti di sostegno, eccetera, non sono state causate dall’epidemia.

UN SISTEMA CHE PENSA TROPPO AGLI INTERESSI ECONOMICI

L’emergenza Covid-19 ha soltanto dato il colpo di grazia a un sistema, quello socio-sanitario, che già prima si reggeva in piedi per miracolo. Le magagne dei cittadini e cittadine disabili sono preesistenti e vanno ricercate nel tracollo del welfare e, più in generale, delle istituzioni. Chi afferma il contrario mente. Le morti che attribuiamo al Covid in realtà sono state causate da un sistema che mette al centro gli interessi economici e lascia fuori campo le persone.

MANAGER PREOCCUPATI DI FAR QUADRARE I CONTI

Dagli amministratori statali a quelli locali fino ai dirigenti socio-sanitari, delle comunità e centri diurni, delle scuole: sono diventati dei manager preoccupati principalmente di far quadrare i conti. Succede tanto ai vertici della politica nazionale, regionale e locale quanto a livello di chi è a capo delle singole strutture o istituti. A rimetterci è sempre la base: operatori, utenti, famiglie.

RIAPRIRE: CI SI CONCENTRA SUL QUANDO MA NON SUL COME

Capisco l’urgenza di ripartire ma mi sembra che siamo più interessati al quando – il più velocemente possibile -, che al come, al modo in cui gestiremo le priorità dei cittadini e cittadine con disabilità e di chi li assiste. La chiave di volta per non affondare è proiettarsi oltre la fase 2 per riformare daccapo le politiche socio-assistenziali del nostro Paese. Bisogna pianificare interventi a medio-lungo termine perché agire sempre spinti dall’emergenza fa disperdere un sacco di energie a fronte di scarsissimi risultati.

VA CAMBIATO FIN DA OGGI IL PARADIGMA

Occorre rimettere al centro le persone, le loro necessità, i loro diritti. È una scelta impopolare, ma anteporre gli interessi di bilancio alla salute della gente ci porterà alla distruzione. Dobbiamo fin da oggi cambiare paradigma: i servizi vanno progettati per rispondere alle esigenze degli utenti, non sono le persone a doversi adeguare a “quel che passa il convento”. Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale), nella sua lettera aperta la definisce una “rivoluzione copernicana”. Ripartire dalla centralità della persona per me è la nostra unica ancora di salvezza.