L’unità nazionale non è per tutti

Peppino Caldarola
22/04/2020

La sinistra deve avere il coraggio di alleanze impopolari. Il dialogo con la destra è necessario, persino con la Lega. Ma lasciamo perdere chi, come Dibba, vuole sfasciare i pilastri su cui l'Italia è fondata.

L’unità nazionale non è per tutti

Molti di coloro che invocano un clima unitario come quello del dopoguerra non hanno vissuto quegli anni. La sintesi storica ci ha restituito l’immagine di un paese in cui si formavano e si affermavano grandi partiti e grandi leadership e in cui malgrado i contrasti acutissimi – addirittura sulla collocazione interazionale – prevalse la volontà di portare l’Italia fuori dal disastro provocato dal fascismo. Non ci furono rose e fiori, quindi chi oggi invoca l’unità nazionale come una sorta di passaggio pieno di fair play fra forze politiche contrapposte non sa di che parla. Ci sono contrasti acutissimi. Fra poche settimane vedremo questi contrasti nutrirsi di conflitti sociali in cui i due schieramenti sceglieranno i propri interlocutori sociali e i propri eserciti. L‘Italia tornerà abbastanza vicino al clima da guerra civile che si respirava prima del coronavirus.

TRE PILASTRI NON NEGOZIABILI

Quello che possiamo prendere dal dopoguerra è la speranza che si affermino forze nazionali, anche reciprocamente avverse, ma che abbiano in testa tre cose: l’Italia ha uno Stato unitario e combatte ogni secessione dal Nord o dal Sud, l’Italia è un paese che fa parte dell’area europea e occidentale, con buoni rapporti con Cina e Russia ma sta da questa altra parte, infine l’Italia è un paese che immagina il proprio futuro e sa indirizzare il suo sistema produttivo verso la competizione-collaborazione internazionale. Il resto sono solo chiacchiere. Nel quadro delle tre cose che ho detto possiamo assistere a scontri anche durissimi purché vada fuori dalla partita chi lavora per secessioni, chi spacca l’unità dello stato, chi vuol collocare il paese in altre alleanze, chi immagina una economia di piccole cose. Qui si vedrà se esisterà una nuova sinistra. A mio parere il Pd si è comportato bene. Ora deve fare il salto verso il grande partito. Deve intestarsi la battaglia neo-risorgimentale per l’unità nazionale, deve essere europeista sapendo di dover combattere su un terreno impopolare, deve chiamare a raccolta tutte le intelligenze e tutte le forze produttive ad uno sforzo di creazione di occasioni di futuro.

IL CORAGGIO DI ALLEANZE IMPOPOLARI

Detta brutalmente: lasciamo perdere sia Alessandro Di Battista sia Vittorio Feltri. Fanno la loro battaglia, è legittimo che dicano, scrivano, si agitino, ma combattono contro l’Italia. Detto altrettanto brutalmente: il dialogo con la destra è necessario, persino con la Lega sapendo che in quel partito è teoricamente possibile sostituire la nullità che oggi la dirige con dirigenti che hanno passato l’esame del coronavirus. Più difficile è immaginare un rapporto di lungo periodo con i 5 Stelle, privi di progetto e affamati di potere. La sinistra deve avere il coraggio di alleanze impopolari, di scelte difficili, di battaglie a viso aperto e soprattutto deve stare in mezzo al popolo che (lo scopriremo fra settimane) sarà furente. L’unità nazionale a cui pensiamo prevede la partecipazione alla battaglia sociale. Nessuno fece sconti a De Gasperi né De Gasperi li fece ai suoi oppositori. Tutti seppero fermarsi prima di ri-sfasciare l’Italia. È questa la linea guida per il futuro che ci dice con chi dialogare e con chi no.