La crisi politica israeliana è più forte del coronavirus

Carlo Panella
09/04/2020

Dopo l'ipotesi di un accordo tra Gantz e Netanyahu per un governo di unità nazionale per affrontare l'emergenza, lo scontro sulla magistratura ha di nuovo fatto saltare il banco.

La crisi politica israeliana è più forte del coronavirus

Persino il Covid 19 fatica a obbligare Israele a quella soluzione della crisi di governo che pareva avere imposto con la sua spietata legge. Il 26 marzo scorso sembrava tutto fatto: Benny Gantz, premier designato, aveva infatti annunciato all’improvviso e in rottura persino con i suoi alleati, di avere stretto un accordo con Bibi Netanyahu per la formazione di un governo di unità nazionale. Il Covid 19, caso unico al mondo, pareva essere riuscito a obbligare i due rissosissimi contendenti a trovare quella soluzione politica che era sempre mancata e  aveva obbligato a ben tre elezioni consecutive in dieci mesi. La svolta radicale di Gantz era tale da concedere a Netanyahu addirittura la premiership del governo per i primi 18 mesi per poi passargli la staffetta. Dunque, l’abbandono addirittura della fondamentale pregiudiziale che aveva distinto Gantz per ben tre tornate elettorali circa l’impossibilità proclamata e radicale di avere un premier sottoposto a processo, come appunto è Netanyahu.

LA SVOLTA DI GANTZ

Una svolta radicale e del tutto solitaria che è costata a Gantz l’uscita rumorosa dalla sua coalizione Bianco e Blu del partito di Yair Lapid, indisponibile a sostenere il nuovo compromesso. Ma la politica in Israele continua ad essere convulsa e persino il Covid 19 pare non essere in grado  di incanalarla. Il 7 aprile infatti il tavolo dell’accordo tra Gantz e Netanyahu è clamorosamente saltato. Proprio mentre Israele si accingeva – unico Paese al mondo- a essere addirittura sottoposto ad un rigido coprifuoco nella notte tra mercoledì e giovedì per impedire che le celebrazioni della Pesach, la Pasqua ebraica, favorissero il contagio, Gantz ha infatti annunciato la rottura delle trattative col Likud e ha chiesto al presidente della repubblica Rivlin una proroga dell’incarico sino a lunedì 13 aprile.

LO SCONTRO SULLA MAGISTRATURA

La rottura è avvenuta sullo scivolosissimo tema della nomina dei magistrati dell’accusa (i procuratori in Israele, secondo il sistema della Common Law sono di nomina governativa), punto cruciale per lo stesso processo contro Netanyahu. Questo, dopo che pure era stato trovato un accordo di governo sullo scabroso tema della annessione dei Territori palestinesi della valle del Giordano e delle colonie. Accordo che pareva impossibile.

QUASI 10 MILA CONTAGI

Dunque, nonostante 9.404 contagiati e 72 morti, nonostante le zone rosse imposte nei quartieri degli haredim (gli ebrei ortodossi, refrattari in Israele come a New York ad accettare addirittura la natura umane e non divina della pandemia), persino il Covid 19 fatica a imbrigliare la più riottosa dinamica politica di un Paese dalla democrazia febbricitante. Nell’attesa di nuovi colpi di scena.