Coronavirus, Istat: le imprese hanno perso 100 miliardi in un mese

Redazione
03/04/2020

Sono le perdite delle aziende durante il blocco delle attività introdotto dal governo per contenere l'emergenza Covid-19. Per Mattioli, vicepresidente di Confindustria, «si deve ripartire dopo Pasqua». Intanto l'indice Pmi, a marzo, scende al minimo storico: 20,2 punti dopo i 50,7 di febbraio.

Coronavirus, Istat: le imprese hanno perso 100 miliardi in un mese

Il blocco delle attività, introdotto dal governo per contenere l’emergenza coronavirus, inizia a diventare pesante per le imprese. «La perdita, in un mese di inattività, è 100 miliardi», dice il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, in un’intervista a Il Mattino di Napoli, sottolineando che «la sospensione dell’attività coinvolge il 48% delle imprese non esportatrici e il 65% di quelle esportatrici».

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ISTAT: AL VIA UNA «GRANDE OPERAZIONE DI ANALISI A CAMPIONE»

Il numero uno dell’istituto ha parlato della «grande operazione di analisi a campione della popolazione italiana» che sta per partire a breve, con un obiettivo «chiaro: minimizzare il rischio di aprire e poi dover tornare indietro». Al vaglio c’è un test «più ampio e puntuale» rispetto ai 10 mila tamponi con campionatura statistica proposti dalla presidente della Società italiana di statistica Monica Pratesi. «L’obiettivo del governo non è conoscere quanti sono davvero i contagiati in Italia, saremmo di fronte a una sorta di curiosità statistica», spiega Blangiardo, «ma arrivare al dettaglio per professione, o quanto meno per ambito lavorativo, e per territorio della percentuale di contagiati».

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L’OBIETTIVO «È AVERE UNO STRUMENTO PER GESTIRE LA RIPRESA»

Il punto, secondo il presidente dell’Istituto, «è avere uno strumento per gestire la ripresa, la riapertura dell’Italia. Quindi, come Istat, faremo un’indagine in squadra con altri per stimare la diffusione del contagio per categorie lavorative, età, genere e territori in modo da individuare le situazioni di rischio più o meno elevato e poi definire gli spazi di libertà».

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UNA PICCOLA IMPRESA SU DUE HA BLOCCATO L’ATTIVITÀ

In merito all’impatto economico della crisi, «l’insieme dei settori industriali e dei servizi sospesi comprende 2,2 milioni di imprese (quasi una su due), con un’occupazione di 7,4 milioni di addetti (44,3%) di cui 4,9 milioni di dipendenti (il 42,1%), un fatturato di 1.380 miliardi (42,8%), un valore aggiunto di 321 miliardi (41%) e un valore delle esportazioni di 280 miliardi (65,8%)», dichiara Blangiardo. «In termini di dimensioni aziendali, le imprese che hanno bloccato le attività sono il 48,7% tra le microimprese (quelle con meno di 10 addetti), il 50,4% tra le piccole imprese, il 40,7% tra le medie imprese ed il 34,3% tra le grandi imprese», spiega il presidente dell’Istat.

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NON C’È SOLO «L’EFFETTO DIRETTO»

Ma c’è di più: «Questo è solo l’effetto diretto. Considerando anche gli effetti indiretti generati dall’impatto negativo che il blocco delle attività dei settori “chiusi” genera sui settori “aperti”, l’impatto negativo diventa più ampio. Su questi aspetti», conclude Blangiardo, «l’Istat sta lavorando e il 7 aprile presenteremo le stime».

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MATTIOLI (CONFINDUSTRIA): «SI DEVE RIPARTIRE DOPO PASQUA»

E per evitare ulteriori perdite, secondo Confidustria, serve «ripartire da dopo Pasqua». «Le nostre imprese sono più sicure dei supermercati», spiega Licia Mattioli, vicepresidente dell’organizzazione e candidata alla prossima presidenza, ospite di Circo Massimo su Radio Capital. «Le misure messe in campo finora dal Governo per aiutare gli italiani vanno bene, ma si devono mettere in atto presto», sottolinea Mattioli. «Per chi chiede i soldi al governo deve bastare una autocertificazione, poi si sanziona duramente chi ha barato. Si deve saltare il codice degli appalti per un po’. Le scadenze fiscali vanno rimandate di 4 o 5 mesi. Sennò si muore. Prima di coronavirus, poi di cose da mangiare che mancano», conclude la vicepresidente.

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CROLLA L’INDICE PMI IN ITALIA: A MARZO 20,2 PUNTI CONTRO I 50,7 DI FEBBRAIO

E intanto l’indice Pmi (Purchasing Managers Index) composito che monitora l’andamento dell’attività manifatturiera e dei servizi in Italia piomba al minimo storico a marzo a 20,2 punti da 50,7 di febbraio. L’indice, calcolato da Ihs Markit in base al sondaggio fra i direttori d’acquisto, evidenzia che i nuovi ordini sono crollati ai minimi di sempre a 18,4 da 51,3 di febbraio. Al minimo storico anche il settore dei servizi a 17,4 a marzo da 52,1 di febbraio con i nuovi ordini in ribasso 13,8 da 52,2 di febbraio.

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PMI: ANCHE LA GERMANIA È AL MINIMO STORICO

Stessa sorte accade alla Germania: l’indice Pmi, a marzo, è crollato a a 35 punti dai 50,7 di febbraio, un livello mai registrato nelle serie storiche. Minimo storico anche per i nuovi ordini calati a 31,2 punti da 50,2 del mese prima e per l’indice dei servizi crollato a 31,7 punti da 52,5 di febbraio.