I rischi per l’Italia se il governo riaprisse tutto

Redazione
28/04/2020

In una relazione consegnata all'esecutivo, l'Istituto superiore di sanità e il Comitato tecnico scientifico hanno messo in guardia Conte dall'eventualità di un veloce collasso delle terapie intensive, con una stima di 151 mila ricoveri già ai primi di giugno.

I rischi per l’Italia se il governo riaprisse tutto

In una relazione tecnica consegnata al governo, l’Istituto superiore di sanità e il Comitato tecnico scientifico hanno messo in guardia il premier Giuseppe Conte dai rischi che l’Italia correrebbe se si decidesse di riaprire tutto nella fase 2 dell’epidemia di coronavirus.

FASE 2 DA SPERIMENTARE PER 14 GIORNI

Gli scienziati simulano diversi scenari. Ma soprattutto consigliano di sperimentare per 14 giorni le misure di riapertura parziale che partiranno il 4 maggio per alcuni settori lavorativi, monitorando l’impatto sull’andamento dei contagi e considerando che una riapertura totale porterebbe a un veloce collasso delle terapie intensive, con una stima di 151 mila ricoveri già a giugno. Dopo aver potenziato il proprio sistema sanitario, oggi l’Italia può contare su poco più di 9 mila posti. Occorre dunque essere consapevoli del fatto che anche un minimo aumento dell’indice di contagio R0 sopra il valore 1 avrebbe conseguenze devastanti.

RACCOMANDATO UN APPROCCIO A PASSI PROGRESSIVI

Nel peggiore degli scenari elaborati dagli esperti, si prevede che a fronte di una riapertura delle attività quasi generalizzata, incluse le scuole, l’indice di contagio R0 tornerebbe a posizionarsi sopra il valore 2 e le terapie intensive raggiungerebbero la saturazione l’8 giugno. I numeri dei ricoveri tornerebbero dunque a essere insostenibili. Di qui la raccomandazione degli scienziati: adottare un approccio a passi progressivi, puntando molto anche sui comportamenti individuali.

LA PAROLA D’ORDINE È PRUDENZA

Quali? L’utilizzo diffuso di misure di precauzione (mascherine, igiene delle mani, distanziamento sociale), il rafforzamento delle attività di tracciamento dei contatti e l’ulteriore aumento di consapevolezza dei rischi epidemici nella popolazione potrebbero congiuntamente «ridurre in modo sufficiente i rischi di trasmissione» del coronavirus. La parola d’ordine, almeno da parte della scienza, è dunque prudenza. Per questo, per l’avvio della fase 2, la riapertura delle scuole è stata esclusa. Avrebbe innescato «una nuova e rapida crescita dell’epidemia».

L’IMPORTANZA DELLA CHIUSURA DELLE SCUOLE

Al contrario, tenendo chiuse le scuole, nella maggior parte degli scenari di riapertura dei soli settori professionali, anche qualora la trasmissibilità dovesse superare la soglia epidemica il numero atteso di terapie intensive al picco «risulterebbe comunque inferiore alla attuale disponibilità di posti letto a livello nazionale». In altri termini, riaprendo solo determinate attività professionali, anche nell’eventualità di una risalita dei contagi le terapie intensive reggerebbero. In particolare, gli scenari compatibili con il mantenimento dell’indice di contagio R0 sotto la soglia 1 sono quelli che considerano la riapertura dei settori Ateco legati a edilizia, manifattura e commercio, assumendo che un’efficace protezione delle prime vie respiratorie possa ridurre la trasmissione del Covid-19 del 25%.

L’IPOTESI DI FAR RIPARTIRE LE ATTIVITÀ PRODUTTIVE AL 50%

Le stime che emergono dal modello richiedono comunque un approccio di massima cautela e vanno verificate sul campo. Per questo, tra i suggerimenti della relazione tecnica, c’è anche quello di «considerare magari una riapertura parziale delle attività lavorative, ad esempio al 50%». Quanto alle mascherine, nel documento si fa riferimento a incertezze sull’efficacia del loro uso per la popolazione generale, dal momento che su questo aspetto le evidenze scientifiche sarebbero «limitate». Nonostante ciò, sono considerate una delle variabili determinanti per contenere l’indice del contagio.