I dati sui contagi da coronavirus in Italia del 30 marzo

Redazione
30/03/2020

Calano i nuovi casi. E 1.590 persone in più hanno sconfitto l'infezione: è la cifra più alta dall'inizio dell'emergenza. Resta elevato, purtroppo, anche il numero dei decessi: altre 812 vittime. In Lombardia l'epidemia rallenta, Milano città resiste. Speranza: «Misure di contenimento almeno fino a Pasqua».

I dati sui contagi da coronavirus in Italia del 30 marzo

I dati sui contagi da coronavirus in Italia del 30 marzo sono abbastanza incoraggianti, ma non autorizzano ad abbassare la guardia. Le persone attualmente positive sono 75.528 (+1.648) e dal 20 marzo a oggi la percenutale d’incremento giornaliera è scesa dal 14% al 4%. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha tuttavia annunciato che il Comitato tecnico scientifico ritiene necessario «prorogare tutte le misure di contenimento almeno fino a Pasqua» e che «il governo si muoverà in questa direzione».

Nel novero delle persone attualmente positive (parliamo ovviamente dei casi censiti, sottostimati rispetto a quelli reali), 3.981 sono in terapia intensiva, 27.795 sono ricoverate in ospedale con sintomi, 43.752 sono in isolamento domiciliare con sintomi lievi. I deceduti sono 812 e i guariti 14.620 in totale, con un incremento di 1.590 persone: si tratta del numero più alto dall’inizio dell’emergenza.

LA SITUAZIONE IN LOMBARDIA

In Lombardia i positivi sono 42.161, con un incremento di 1.154 persone. Il 29 marzo l’incremento era stato di 1.592. I pazienti ricoverati in ospedale sono 11.815, con un incremento di 202 persone. Il 29 marzo l’incremento era stato di 461. Sono solo due i nuovi ricoveri in terapia intensiva, ma il dato risente anche del numero dei dimessi e di quello dei deceduti. Quest’ultimo, in particolare, rimane elevato: ci sono 458 vittime in più, che portano il totale regionale a 6.818. L’infezione rallenta anche a Milano città: i positivi sono infatti 3.560 (+154). Il 29 marzo l’incremento era stato di 247 persone. Segnali di speranza pure a Lodi e Bergamo, le zone più colpite, dove il numero di eventi respiratori infettivi per cui sono stati chiamati i mezzi di soccorso si è marcatamente ridotto. «Rispetto al 14-15 marzo siamo alla metà di interventi sul territorio», ha spiegato Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità.

L’ANDAMENTO DELL’EPIDEMIA NELLE ALTRE REGIONI

In Emilia-Romagna le persone attualmente positive sono 10.766 (+231), 7.564 in Veneto (+313), 7.655 in Piemonte (+387), 3.251 nelle Marche (+91), 4.050 in Toscana (+264), 2.383 in Liguria (+104), 2.497 nel Lazio (+135), 1.739 in Campania (+183), 1.109 in Friuli Venezia Giulia (-32), 1.357 in Trentino (+64), 1.098 in provincia di Bolzano (+64), 1.585 in Puglia (+153), 1.408 in Sicilia (+78), 1.169 in Abruzzo (+0), 834 in Umbria (-63), 518 in Valle d’Aosta (-21), 622 in Sardegna (+40), 602 in Calabria (+25), 107 in Molise (+7), 208 in Basilicata (+11).

Per quanto riguarda le vittime, se ne registrano 1.538 in Emilia-Romagna (+95), 413 in Veneto (+21), 749 in Piemonte (+65), 417 nelle Marche (+31), 231 in Toscana (+16), 397 in Liguria (+20), 125 in Campania (+8), 150 nel Lazio (+14), 107 in Friuli Venezia Giulia (+9), 91 in Puglia (+5), 74 in provincia di Bolzano (+10), 76 in Sicilia (+11), 102 in Abruzzo (+14), 33 in Umbria (+2), 50 in Valle d’Aosta (+7), 147 in Trentino (+18), 31 in Calabria (+6), 28 in Sardegna (+1), 9 in Molise (+0), 5 in Basilicata (+1).

I tamponi complessivamente eseguiti sono 477.359, dei quali oltre 261 mila in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

L’APPELLO DI BORRELLI: «TROPPE DENUNCE, STATE A CASA»

Il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di continuare a rispettare le norme di distanziamento sociale: «Dobbiamo seguire l’indicazione di rimanere a casa e uscire solo per lo stretto indispensabile, perché solo così riusciremo a sconfiggere il virus prima possibile». Borrelli ha commentato il dato delle oltre 6 mila denunce fatte il 29 marzo dalle forze di polizia, che hanno colpito altrettanti cittadini sorpresi a violare la legge: «È un comportamento che non va tenuto, bisogna evitare il contagio di altre persone».

L’OMS SPERA IN UNA STABILIZZAZIONE IMMINENTE

Mentre dall’Organizzazione mondiale della sanità il dottor Mike Ryan ha affermato: «Speriamo che Italia e Spagna siano quasi arrivate alla stabilizzazione, ma il virus non se ne andrà da solo e serve uno sforzo ulteriore. La questione è non solo come stabilizzare i contagi, ma anche come ridurli. E per far questo non basta il lockdown, bisogna rafforzare lo sforzo sanitario pubblico. Su questo bisogna concentrarsi».