Conte in Lombardia esclude il ritorno alla normalità

Redazione
27/04/2020

Il premier per la prima volta a Milano dall'inizio dell'epidemia. Nella regione-traino dell'industria italiana, fortino della Lega che grida al riaprite tutto, il capo del governo ribadisce il suo approccio alla fase 2: «Non ci sono le condizioni» per ripristinare il business as usual. Poi contrattacca: «Non sono alla ricerca di facili consensi».

Conte in Lombardia esclude il ritorno alla normalità

L’annuncio della fase 2 nell’epidemia di coronavirus che ha colpito l’Italia non ha avuto lo stesso effetto, per il governo, del lancio della fase 1 e del relativo lockdown, percepito come inevitabile dall’opinione pubblica. Un’ondata di polemiche ha segnato il day after del Dpcm contenente le misure che entreranno in vigore il 4 maggio, investendo il premier Giuseppe Conte e mettendo quasi a rischio l’applicazione di un piano omogeneo in tutto il Paese. E forse non è un caso che, con poco preavviso, il presidente del Consiglio abbia scelto nella serata del 27 aprile di andare nel cuore della crisi: la Lombardia governata da Attilio Fontana, con cui i rapporti sono stati perlomeno altalenanti.

IL PREMIER A MILANO, BERGAMO E BRESCIA

Nella regione-traino dell’industria italiana, fortino della Lega che grida al riaprite tutto, Conte ha ribadito il suo approccio alla fase 2: «Non ci sono le condizioni per tornare alla normalità». Il premier non lasciava Roma per visite ufficiali dal 27 febbraio. Lo ha fatto in uno dei giorni più difficili dell’emergenza, per la tenuta del suo consenso. E ha visitato Milano, Bergamo e Brescia. Poi, probabilmente, toccherà a Codogno e Lodi.

FIBRILLAZIONI NELLA MAGGIORANZA

Il premier vuole mettere la faccia sul dramma lombardo garantendo la presenza del governo e ribadendo un messaggio che confligge, implicitamente, con quello di Fontana e del governatore veneto Luca Zaia. Il quale ha appena messo in campo un’ordinanza ben più “aperturista” del Dpcm del governo, permettendo, ad esempio, lo spostamento nelle seconde case o nelle barche. In questa sua controffensiva Conte può fare affidamento sul sostegno di Pd e M5s. Molto meno su quello di Italia viva, che con Matteo Renzi aumenta il suo pressing su Palazzo Chigi. Il rischio cortocircuito, a maggio, non è escluso. E anche nel Pd c’è una certa fibrillazione, accompagnata dalla volontà di passare in prima linea.

IL PD CHIEDE POLITICHE INDUSTRIALI INEDITE, IL M5S PUNTA SUL REM

«C’è la necessità di dare un’anima politica a questa nuova fase», sottolinea del resto il Nazareno, al termine della segreteria riunita da Nicola Zingaretti. Tradotto: c’è la necessità di politiche economiche che offrano soluzioni inedite e riconoscibili. Soluzioni che, in chiave dem, potrebbero essere segnate da una forte presenza pubblica nella politica industriale. Nel M5s segnato dalle divisioni sul Mes, invece, si cerca di ritrovare il bandolo della matassa su un tema-bandiera: il reddito di emergenza. La linea dei vertici del Movimento è più che mai in sintonia con quella di Conte. Ma Alessandro Di Battista sembra quasi avvertire i suoi, in un linguaggio tipicamente pentastellato: «La crisi del sistema liberista non farà altro che acuirne l’aggressività».

IL CONTRASTO CON I VESCOVI SULLE MESSE

In questo contesto il premier è chiamato a una corsa a ostacoli. Già sul Dcpm non si escludono modifiche e chiarimenti interpretativi, per esempio sulla platea dei congiunti che sarà possibile visitare. Ma anche sul nodo delle messe, visto che la proroga dello stop ha provocato la dura reazione dei vescovi italiani. Polemica cavalcata prontamente dal centrodestra e sulla quale il Pd si è affrettato a offrire una soluzione giuridica: un emendamento che chiarisca un percorso normativo per la celebrazione delle cerimonie.

NO AI «FACILI CONSENSI»

Ma dalla Lombardia Conte ha voluto ribadire un altro concetto che segnerà la sua fase 2: «Il governo non cerca facili consensi, cerca di fare le cose giuste». E, in questo senso, «non dobbiamo buttare a mare tutti i sacrifici fatti fin qui». Di qui il monito del premier alle Regioni: «La ratio è un piano nazionale, se ognuno va per la sua strada è impossibile avere un piano». Parole che arrivano nel giorno in cui anche Vittorio Colao, capo della task force per la fase 2, precisa che «bisogna ripartire ma in sicurezza» e che occorre «raggiungere un’uniformità del contagio» sul territorio. Dal 4 maggio, aggiunge Colao, le aperture «coinvolgeranno 4,5 milioni di lavoratori». Mentre il 28 aprile, a Genova per il completamento del nuovo ponte sul Polcevera, Conte cercherà di mostrare l’altro volto della ripresa. Nel segno della semplificazione e del via libera ai cantieri.