Approvato il Def: 55 miliardi di deficit per il decreto aprile

Redazione
23/04/2020

Il governo prevede un crollo del Pil dell'8% alla fine del 2020. Per le esportazioni calo del 14,4%, per le importazioni del 13,5%. Ripresa solo nel 2021.

Approvato il Def: 55 miliardi di deficit per il decreto aprile

Ricchezza nazionale in caduta libera, con perdite per 126 miliardi di euro e un 2020 che si chiuderà in profonda recessione (-8% nel migliore dei casi). E poi un debito che schizza al 155,7% del Pil e un deficit a due cifre, attorno al 10,4%, compresi i 55 miliardi di euro che serviranno a finanziare il decreto aprile contro le conseguenze economiche del coronavirus. Si compone di cifre mai viste prima il Documento di economia e finanza (Def) che il governo ha approvato nel Consiglio dei ministri del 24 aprile. L’epidemia peserà a lungo, fino al primo trimestre 2021. Nel frattempo bisognerà continuare con il distanziamento sociale e i protocolli di sicurezza per evitare il riaccendersi di nuovi focolai.

UNA MAZZATA PER INVESTIMENTI, CONSUMI E REDDITI

Le stime dell’esecutivo quantificano la mazzata che si abbatterà sui consumi e sopratutto sugli investimenti. I primi dovrebbero registrare quest’anno un calo del 7,2%, i secondi del 12,3%. Per le esportazioni si prevede un crollo del 14,4%, per le importazioni del 13,5%. Nel 2020, inoltre, i redditi dei lavoratori dipendenti diminuiranno del 5,7%, anche per il ricorso massiccio alla cassa integrazione. Ma la riduzione sarà comunque più contenuta di quella della spesa delle famiglie, la cui propensione al risparmio aumenterà superando il 13% su base annua. I redditi dovrebbero tornare a crescere nel 2021, con un aumento del 4,6%.

PREVISTO UN RIMBALZO NELLA SECONDA PARTE DEL 2020

Il nuovo scenario presuppone comunque un rimbalzo nel secondo semestre 2020, con l’epidemia sotto controllo e la ripartenza graduale di tutte le attività produttive. E mette in conto per il 2021 un recupero della crescita al 4,7% e l’eliminazione definitiva delle clausole di salvaguardia sull’Iva, complice la sospensione delle regole del Patto di stabilità che si presume non verranno riattivate già dal prossimo anno.

DIECI ANNI PER RIDIMENSIONARE IL DEBITO PUBBLICO

Superata l’emergenza sanitaria, il quadro sarà rivisto. Intanto il governo lavora a misure per attenuare i danni economici della pandemia e mette in conto semplificazioni e riforma delle tasse tra le riforme strutturali che contribuiranno a mantenere la credibilità dell’Italia sui mercati e a riportare, nel giro di dieci anni, il nostro debito sulla media europea.

REDDITO DI EMERGENZA DI CIRCA 500 EURO

Ci sono tuttavia tensioni tra i partiti di maggioranza davanti alle scelte da fare per distribuire i circa 3 punti aggiuntivi di scostamento dagli obiettivi di deficit, che il parlamento voterà all’inizio della prossima settimana. Sanità, ammortizzatori sociali, aiuti alle imprese e alle famiglie: sui titoli sono tutti d’accordo, ma sulle singole misure emergono le differenze. Il M5s spinge per ottenere il massimo sul fronte del reddito di emergenza, nuova ‘costola’ del reddito di cittadinanza da destinare alle fasce più deboli della popolazione. Ma c’è il rischio di sovrapposizione con altri strumenti, dagli indennizzi per chi ha lavoro atipico o saltuario fino al nuovo sussidio in arrivo per colf e badanti, avvisano gli alleati. Il reddito di emergenza, nelle intenzioni dei pentastellati, sarà comunque un assegno temporaneo di circa 500 euro. Spesa totale prevista: 1 miliardo di euro.

IL NODO DELL’ASSEGNO PER I FIGLI

Ma ad agitare la maggioranza c’è anche la richiesta del ministro della Famiglia, Elena Bonetti, di inserire nel decreto aprile anche l’assegno per i figli, indipendentemente dal reddito familiare. Misura più adatta alla legge di stabilità, fa notare qualcuno, ma sulla quale Italia viva annuncia battaglia. Al premier Giuseppe Conte e al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri il compito di trovare una sintesi. Un punto di caduta è stato invece già raggiunto su un altro dei cavalli di battaglia dei renziani, il rinvio di sugar e plastic tax (costo circa 200 milioni), che quindi dovrebbero scattare a partire dal 2021.

OSSIGENO PER LE IMPRESE

Una boccata d’ossigeno per le imprese, che dovrebbero vedersi sbloccare rapidamente anche i vecchi crediti nei confronti della Pubblica amministrazione, ancora non pagati per 12 miliardi. Altri 10 miliardi arriveranno invece sotto forma di ristori diretti: 8 miliardi per le attività più piccole, con meno di 10 dipendenti; più 2 miliardi di aiuti per gli affitti e le bollette. Alla sanità e alla Protezione civile dovrebbero andare altri 4-5 miliardi.

LA MAGGIOR PARTE DELLE RISORSE DESTINATE AL LAVORO

Ma il pacchetto più consistente è quello dei sostegni al mondo del lavoro. Previsto il rifinanziamento della cassa integrazione ordinaria e di quella in deroga per altre 9 settimane con 13 miliardi, mentre 7 miliardi serviranno ad aumentare da 600 a 800 euro l’indennità per gli autonomi, che sarà erogata per altri due mesi (aprile e maggio). Mezzo miliardo per la proroga dei congedi speciali e del bonus babysitter, mentre circa 1,3 miliardi andranno al rafforzamento della Naspi e al sussidio per colf e badanti.