Coronavirus, il piano per la ripartenza del Comune di Milano

Redazione
24/04/2020

Servizi essenziali raggiungibili a piedi in 15 minuti. La proposta per bar e ristoranti: tavolini a bordo strada, anche al posto dei parcheggi. E limite di velocità a 30 km orari. Ma i contagi sono in crescita.

Coronavirus, il piano per la ripartenza del Comune di Milano

Il Comune di Milano ha messo a punto un piano per la ripartenza delle attività produttive e commerciali in vista del 4 maggio, quando in tutta Italia inizierà la fase 2 dell’epidemia di coronavirus, caratterizzata dal passaggio dalle strategie di contenimento alle misure per consentire una convivenza capace di ridurre i rischi di contagio.

Il documento – Milano 2020. Strategia di adattamento – è aperto al contributo dei cittadini ed è stato presentato in diretta streaming dalla Giunta guidata dal sindaco Beppe Sala. In generale, si punta su una riorganizzazione dei tempi e degli spazi della città: dalla ridefinizione dell’uso delle strade e degli spazi pubblici all’aumento degli spostamenti in bicicletta e con mezzi non inquinanti, fino alla riscoperta della dimensione di quartiere senza creare assembramenti, con l’obiettivo di rendere raggiungibili a piedi in 15 minuti tutti i servizi essenziali.

VELOCITÀ LIMITATA IN TUTTA LA CITTÀ

E poi: limite di velocità a 30 km orari diffuso in tutta la città, dando la possibilità a bar e ristoranti di mettere i tavolini anche in sostituzione dei posti auto o al margine della carreggiata. L’obiettivo è valorizzare lo spazio pubblico per consentire ai locali di poterlo sfruttare al meglio, rispettando le norme sul distanziamento sociale.

MA I CONTAGI NON CALANO IN MODO SIGNIFICATIVO

Purtroppo, però, nella giornata del 24 aprile Milano deve fare i conti con una nuova risalita dei contagi. Nell’area metropolitana si registrano in totale 17.689 positivi con un aumento di 412 nuovi casi, di cui 246 concentrati a Milano città. Il 23 aprile c’erano stati 277 nuovi casi in provincia e 105 nel capoluogo. Secondo l’Istituto superiore di sanità, in Lombardia «centinaia di casi» hanno avuto sintomi prima di febbraio ed è probabile che in questa regione, la più colpita dal contagio, ci siano state «introduzioni multiple del virus».