Stress e rischio: i lavoratori della Gdo nell’emergenza coronavirus

Stefano Iannaccone
30/03/2020

Un esercito di 700 mila addetti, spesso sottopagati. E vittime di tagli. Fino all'esplosione dell'epidemia. Ora sono in prima linea per garantire i beni di prima necessità. Ma le mascherine sono spesso difficili da reperire e non sempre è possibile mantenere le distanze di sicurezza. Le criticità del settore.

Stress e rischio: i lavoratori della Gdo nell’emergenza coronavirus

Un settore in sofferenza, come testimoniano i tagli annunciati nei supermercati nei mesi scorsi. Con un personale che, nel migliore dei casi, riceve uno stipendio di 1.200-1.300 euro.

E questo vale per chi ha “la fortuna” di aver firmato un contratto full time. Perché negli ultimi anni è aumentato il ricorso al part-time, che garantisce un salario a malapena di 800 euro.

I lavoratori della Grande distribuzione organizzata (Gdo), dai cassieri agli addetti ai reparti, sono una delle frontiere della lotta al coronavirus. Svolgono un’attività che il governo ha sempre ribadito di non voler chiudere per alcuna ragione. Eppure si tratta di uno dei comparti con meno garanzie.

STIPENDI DIVERSI DA NORD A SUD

La stima del totale dei lavoratori si basa su più livelli. Il calcolo deve tener presente imprese italiane, multinazionali, catene di discount, per cui la stima della UilTucs fornita a Lettera43.it è di 400 mila lavoratori. A questi vanno aggiunti almeno altri 300 mila impegnati in realtà medio-piccole e le attività a conduzione familiare, per esempio le piccole panetterie. Il totale sale a una cifra superiore a 700 mila unità. 

LEGGI ANCHE: I problemi delle Poste col Covid-19 tra obblighi e rischi per la salute

Nel settore della Gdo il problema principale è il livello di retribuzione, che spesso non garantisce un reddito soddisfacente. Paolo Andreani, segretario nazionale della UilTucs, osserva: «I salari medi vanno considerati inferiori del 20% in alcune realtà del Paese. Non voglio fare distinzioni a priori, ma al Centro-Sud l’applicazione dei contratti collettivi non è la stessa rispetto ad altre aree dell’Italia». Lo stipendio mensile, quindi, rischia di scendere sotto la soglia dei 1.000 euro.

CONDANNATI A UNA FLESSIBILITÀ ESTREMA

Il comparto vive un altro fenomeno problematico: la predilezione per i contratti part-time con un impegno di 24 ore settimanali. «In questo modo si ottiene una maggiore flessibilità per la turnazione di lavoro», osserva Franscesca Pulice, delegata sindacale ai lavoratori del commercio per l’Usb. «Fa comodo alle aziende, perché è possibile “spalmare” i turni di lavoro del personale su orari più lunghi. Le aziende, con la firma delle clausole elastiche, sfruttano ogni possibilità». 

LEGGI ANCHE: Chi protegge i farmacisti, presidi sanitari che non si devono infettare?

LA DIFFICOLTÀ DI RIVENDICARE I PROPRI DIRITTI

Dunque, più che il precariato “tradizionale” esiste una questione diversa: un reddito non soddisfacente e la facilità di sostituzione dei lavoratori. «Gli addetti evitano di rivendicare diritti», sostiene Pulice, «e accettano meno garanzie, perché con la grande richiesta di occupazione i lavoratori temono di essere licenziati e subito rimpiazzati. Anche per questo è difficile, dal nostro punto di vista, metterli insieme per una rivendicazione collettiva». Andreani mette in risalto un altro aspetto: «Spesso chi lavora part time e ha una famiglia deve per forza cercare un altro impiego per avere un reddito adeguato. Questa è una forma di precariato, anche se hai un contratto a tempo indeterminato».

CON L’EMERGENZA PASSATI DA ESUBERI A EROI

Valentina Italiano, della Filcams Cgil di Roma, spiega a Lettera43.it: «Siamo in una condizione paradossale. Questi lavoratori oggi sono descritti come eroi, fino a poche settimane erano esuberi. La situazione si è improvvisamente ribaltata». Il problema, tuttavia, non è archiviato, anzi: «Terminata questa fase di emergenza», aggiunge, «la riorganizzazione andrà avanti. E per riorganizzazione intendiamo addetti che perderanno il posto di lavoro. Perché con la riduzione di superficie di vendita c’è una conseguente riduzione del personale».

LEGGI ANCHE: Pochi e mal pagati, i numeri degli infermieri in prima linea contro il coronavirus

LAVORO SOTTO PRESSIONE

Le ultime settimane hanno dunque determinato una situazione nuova per cassieri e addetti ai reparti: in prima linea contro l’emergenza Covid-19. Tanto da diventare anche bersaglio di sfoghi ingiustificati da parte di alcuni clienti. «Molti lavoratori sono preoccupati per la loro salute e sono esposti al nervosismo delle persone», fa notare Pulice. «È un problema consolidato per il settore, ma ora la situazione è peggiorata. Così abbiamo raccolto la denuncia di atti di aggressione». Di fronte alla crescente pressione psicologica, la richiesta dei sindacati è quella di aumentare almeno le pause per alleggerire la tensione. 

IL QUOTIDIANO RISCHIO DI CONTAGIO

Con la diffusione del coronavirus, un problema comune è diventato quello delle mascherine. Sono difficili da reperire e non è sempre possibile mantenere il metro di distanza in alcuni punti vendita. Per Italiano della Filcams Cgil la questione è seria. «I supermercati sono luoghi in cui tutta la popolazione entra tutti i giorni», insiste. «Per questo la possibilità di contagio è alta. Anche per questo serve un’opera di sensibilizzazione verso i clienti che vanno al supermercato per l’acquisto di pochi articoli. Bisogna comprendere che è necessario diminuire a una, al massimo due volte, le spese settimanali». L’obiettivo è quello di fare di tutto «per tutelare la salute dei lavoratori e così anche dei clienti, attraverso l’intervento e il controllo delle autorità sanitarie», conclude Italiano.

RESTA IL NODO DELLA CHIUSURA DOMENICALE

Infine c’è il nodo dell’apertura dei punti vendita, la Gdo ha annunciato la chiusura domenicale. Ma è una situazione a macchia di leopardo. I sindacati su questo punto sono chiari: l’approvvigionamento degli alimenti può avvenire senza problemi dal lunedì al sabato. «Bisogna capire», osserva Andreani, «che troppi lavoratori sono sottoposti a una condizione di stress eccessivo. E la domenica come giorno libero è quantomeno necessario per tutti». Perché anche gli “eroi” hanno bisogno di tirare il fiato.