L’Italia non può perdere tempo con i giochetti di Salvini e Fontana

Peppino Caldarola
10/04/2020

Milano e la Lombardia non trainano più il Paese. Anzi. I numeri dei contagi in regione sono inspiegabili e ancora preoccupanti. Per questo Conte fa bene a prolungare la chiusura, le regole non le decide Confindustria. Ma sia selettivo. Abbiamo 30 giorni per salvarci.

L’Italia non può perdere tempo con i giochetti di Salvini e Fontana

Ci è ignota l’Italia che verrà. Molti pensieri attraversano la mente di cittadini qualunque, che abbiano o no paura del futuro, di cittadini che svolgono attività imprenditoriali o commerciali a rischio, di lavoratori dipendenti che non sanno se troveranno la loro fabbrica.

Pochi si accorgono che la maggioranza del popolo italiano (e la stragrande maggioranza dei suoi giovani) sta dando una prova di disciplina e di solidarietà sociale senza precedenti.

Mentre le troupe televisive vanno a caccia nelle città di quel che resta della movida, milioni di ragazzi sono chiusi in casa a chattare, a studiare, a parlarsi in attesa che vengano tempi migliori. È una bella generazione. Su di loro possiamo contare.

MILANO NON TRASCINA PIÙ L’ITALIA

È difficile dire se possiamo contare su una parte della classe dirigente. Sicuramente non possiamo contare su una parte della classe dirigente confindustriale che vuole la riapertura senza porsi il problema di quel che può accadere. È fallita la classe dirigente lombarda. Milano non trascina più l’Italia, è diventata la sua palla al piede. La Lega è riuscita nel miracolo di una secessione di fatto che ha danneggiato il Nord. La pressione per riaprire viene da più parti. Viene dall’economia, viene dalle piccole famiglie con bambini che non reggono più la clausura (problema serissimo), viene da attività produttive che vorrebbero aprire ma temono di essere ignorate nella loro specificità.

IL PICCOLO NEGOZIO NON DEVE ESSERE FAGOCITATO DAL GRANDE

Se ci fosse una classe dirigente, per esempio, di fronte agli appelli ben firmati per aprire le librerie si dovrebbe accorgere che la filiera di piccole e piccolissime librerie non sarebbe in grado di garantire il distanziamento sociale e quindi non tutelerebbero proprietari, lavoratori, clienti.

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Nessuno ci bada e si mette sullo stesso piano la grande e media distribuzione con la rete fittissima di nuovi piccoli librari, spesso essi stessi editori, che hanno creato luoghi in cui si conversa, si passano le ore leggendo i libri, tutte cose che in pieno coronavirus non si possono fare. Se riaperte con un atto di imperio, queste attività muoiono. Saremo al paradosso che mentre i negozi di alimentari si sono giovati delle code ai supermercati, le librerie grandi finiranno per mangiare quelle piccole. Migliaia di posti di lavoro salteranno. Non è possibile pensare a questa realtà immaginando misure che le aiutino ad attuare il distanziamento sociale o a rinviare l’apertura con lo Stato che paga al piccolo libraio l’affitto spesso esoso?

BISOGNA PRESTARE ATTENZIONE ALLE “FIGURE MISTE”

Faccio questo esempio perché l’Italia è Paese pieno di realtà diverse, chi governa dovrebbe fare quello che i vecchi della vecchia sinistra chiamavano “l’analisi differenziata”, cioè quell’esercizio che portava a scoprire realtà sociali che nessuno vedeva. Accadde nelle campagne con le “figure miste”, un po’ braccianti un po’ coltivatori, che furono all’origine di nuove moderne battaglie agricole. Noi siamo un Paese pieno di figure miste. Le regole non le può decidere il capo di Confindustria della Lombardia che non sa un cazzo del Paese in cui vive e che ha spinto le aziende a restare aperte anche quando l’evidenza spingeva per chiudere tenendo sotto scacco la squallida classe politica lombarda.

BASTA CON I GIOCHETTI DI SALVINI E FONTANA

Se Giuseppe Conte proclama l’allungamento del blocco fa bene. La premier neozelandese Jacinda Ardern ha chiuso il suo Paese per 15 giorni buttando la chiave. Stanno risolvendo. Qui un giorno ci felicitiamo per i numeri che migliorano, il giorno dopo cadiamo nello sconforto. Soprattutto inspiegabili restano i numeri lombardo-milanesi. Se a Roma crescono di 20 i contagi si sa che tutto nasce da una aggregazione di extracomunitari, ormai malati, barricati in un ex albergo. Il resto della città ha numeri strabilianti con quartieri che non hanno mai avuto un solo contagio. Perché i numeri lombardi non sono così clamorosi e spiegabili? Conte chiuda ma sia severo selettivamente. Queste classi dirigenti regionali vanno sostenute quando attuano i programmi di combattimento contro il coronavirus, sennò si chieda ai prefetti e al super commissario di controllare passo dopo passo quel che accade. Non possiamo perdere tempo con i giochetti di Matteo Salvini, Attilio Fontana e qualche altro scappato di casa. Il Paese ha altri 30 giorni per salvarsi e per salvarsi con la Lombardia. Che lo voglia o no la Lombardia.