Francia e Germania avrebbero trovato un accordo sul Mes

Redazione
03/04/2020

La strategia per rispondere all'emergenza coronavirus si fonderebbe su tre pilastri: il credito erogato dal fondo salva-Stati (con condizioni leggere), quello della Bei per le imprese e le risorse del fondo Sure per sostenere i lavoratori con gli ammortizzatori sociali. Niente Coronabond.

Francia e Germania avrebbero trovato un accordo sul Mes

Secondo l’agenzia di stampa tedesca Dpa, Francia e Germania avrebbero trovato un accordo sulla strategia europea per rispondere alla crisi finanziaria generata dall’emergenza coronavirus, in vista dell’Eurogruppo in programma il 7 aprile a Bruxelles.

UNA BOZZA COMUNE IN VISTA DELL’EUROGRUPPO

Una bozza comune che la Dpa ha potuto consultare delinea una strategia fondata su tre pilastri: il credito erogato dal Mes per gli Stati in difficoltà, quello proveniente dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) per le imprese e le risorse del fondo Sure, creato dalla Commissione europea, per sostenere i lavoratori con gli ammortizzatori sociali. Per quanto riguarda in particolare il ricorso al Mes, questo potrebbe avvenire con condizionalità leggere a carico dei Paesi richiedenti.

E I CORONA BOND?

Insomma, niente corona bond. Chiesti invece a gran voce dall’Italia e dalla Spagna, che fino a ieri sembravano essere appoggiate proprio dalla Francia contro i “rigoristi” del Nord, ovvero Germania e Olanda. Le istituzioni europee, da parte loro, per “sminare” il dibattito dai corona bond invitano a parlare delle altre opzioni disponibili. «Ce ne sono molte in preparazione», ha detto per esempio il vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, provando ad attirare l’attenzione sugli strumenti operativi che l’Ue ha già messo in campo, come gli aiuti di Stato estesi fino alla fine del 2020. Tutte operazioni, però, di breve periodo. Per rilanciare le economie europee nel medio-lungo termine i Paesi membri hanno idee differenti. E sono divisi tra quanti puntano sul Mes e quanti invece tengono duro sui titoli di debito comuni, Italia e Spagna in testa.

LE ALTRE ARMI NELL’ARSENALE EUROPEO

L’Eurogruppo del 7 aprile avrà un’agenda molto ricca. L’Europa aggiunge munizioni al proprio arsenale economico con cadenza quasi quotidiana, per rendere la risposta il più potente possibile. E anche per dare l’immagine di un’Unione d’accordo quasi su tutto. La Bei, come detto, porterà al tavolo la creazione di un fondo di garanzia per offrire alle imprese europee liquidità per investimenti fino a 200 miliardi. C’è poi il fondo Sure, lo schema da 100 miliardi che la Commissione europea ha istituito per “rimpolpare” gli ammortizzatori sociali, e anche la riprogrammazione dei fondi strutturali europei. Ma dalla crisi tutti i Paesei membri usciranno con debiti pubblici e deficit maggiori, e chi già oggi ne ha di particolarmente elevati corre più rischi degli altri.

DALLA GERMANIA VIA LIBERA A CONDIZIONALITÀ LEGGERE

Il Mes è l’unico strumento ufficialmente sul tavolo dell’Eurogruppo fin dal primo momento, se non altro perché esiste già. Vista l’esperienza della Grecia e degli altri salvataggi, tuttavia, in queste settimane di negoziati e contatti tutti sembrano essere d’accordo almeno sulla necessità di alleggerire le condizioni per ottenere gli aiuti. «Non ci devono essere assurde condizionalità e non ci sarà nessuna troika», ha assicurato in proposito il ministro dell’economia tedesco, Olaf Scholz. L’idea è di avere un solo tipo di condizionalità uguale per tutti, che leghi l’utilizzo degli aiuti all’emergenza. La Francia sul punto si sarebbe ormai allineata alla Germania, pur senza rinunciare al ruolo di mediatrice tra il Nord e il Sud dell’Europa.

IL RUOLO CHIAVE DELLA BCE

Anche perché secondo il direttore generale del Mes, Klaus Regling, creare un veicolo gestito dalla Commissione europea e in grado di emettere bond sul mercato con garanzie comuni richiederebbe dai sette mesi a un anno di tempo. Ma l’economia, soprattutto quella dei Paesi più colpiti dal virus, non può aspettare così tanto. Chi è contrario al Mes, d’altro canto, lo è anche perché non lo ritiene sufficiente: un prestito pari al 2% del Pil del proprio Paese non basta a rilanciare l’economia. Ma per tutto il resto ci sarebbe la Bce. L’attivazione del Mes, infatti, sarebbe il prerequisito per consentire all’Eurotower di acquistare titoli di Stato di un determinato Paese in quantità illimitata, di fatto azzerando il rischio sul debito.