Coronavirus, la Fase 2 e il rischio infiltrazioni della ‘ndrangheta

Redazione
08/04/2020

Sequestrato alla frontiera un furgone carico di denaro. Così le cosche provano ad allungare le mani sulle attività in crisi. Finanziandole per poi prenderne il controllo.

Coronavirus, la Fase 2 e il rischio infiltrazioni della ‘ndrangheta

Carichi di denaro contante proveniente dall’estero, per foraggiare con soldi sporchi gli imprenditori in difficoltà e arricchire gli usurai. L’allarme lanciato nei giorni scorsi dall’intelligence sugli effetti della crisi causata dal Covid-19 trova i suoi primi riscontri. Dentro e fuori dai confini italiani sono diversi i casi all’attenzione della polizia, che in queste ore ha intercettato e bloccato alla frontiera un furgone con 500 mila euro in contanti, proveniente da un Paese dell’Est e guidato da alcuni cittadini calabresi legati alla ‘ndrangheta. Un episodio che conferma i sospetti degli ultimi giorni, dopo l’allerta lanciata dallo stesso capo della Polizia, Franco Gabrielli, e ribadita dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese.

L’ALLARME DEL VIMINALE

«Stiamo tenendo alta la guardia per scongiurare il rischio di infiltrazioni criminali nella fase di riavvio delle attività economiche», monitorando «le dinamiche societarie nella filiera agroalimentare, dell’approvvigionamento di materiale medico, nel settore turistico, nella ristorazione, nella distribuzione al dettaglio», ha detto la titolare del Viminale, che ha annunciato una nuova direttiva ai prefetti per monitorare gli indici di rischio. Che l’attenzione fosse alta lo dimostra già la rapida mobilitazione degli investigatori. Dopo la circolare di allerta diffusa a tutti i questori da parte del numero uno della Direzione centrale Anticrimine, Francesco Messina, qualche giorno fa è stata ufficializzata anche l’istituzione di una cabina di regia presieduta dal vice capo della Polizia, Vittorio Rizzi. Sotto la lente della nuova task force ci sono già alcuni episodi: tra questi il caso del furgone delle cosche fermato e proveniente dall’estero che tentava di entrare in Italia, con le banconote ben nascoste e pronte ad essere distribuite. Un segnale tangibile che le mafie nostrane hanno già fiutato il possibile business della ‘miseria’ provocata dal coronavirus.

Dobbiamo cercare di evitare che il deficit di liquidità possa essere finanziato dalle organizzazioni criminali attraverso l’usura o l’acquisizione delle stesse attività

Franco Gabrielli

«Riguardo a episodi del genere», hanno detto gli investigatori che hanno eseguito l’operazione, «il ‘campanello d’allarme’ è proprio che la criminalità organizzata pronta, con immissione di liquidità, ad intervenire sui settori in crisi con i propri prestiti». E lo stesso Gabrielli ha avvertito: «Dobbiamo cercare di evitare che il deficit di liquidità, che in questo momento emergenziale può interessare imprenditori e intere categorie di cittadini, possa essere finanziato dalle organizzazioni criminali attraverso l’usura o l’acquisizione delle stesse attività». Non resta solo da passare al setaccio il denaro sporco. L’attenzione è rivolta anche ai buoni propositi della ‘fase 2’ in arrivo, quando «i flussi di denaro per il rilancio dovranno essere tracciati e controllati». Ma i sensori sono attivati anche all’estero: «Dai tentativi di hackerare le banche dati informatiche degli ospedali in Repubblica Ceca ai sequestri di droga nascosta nei guanti protettivi anti-contagio in Brasile, siamo attenti a qualsiasi segnale», hanno spiegato dall’Anticrimine, «per anticipare le mosse criminali che rischiano di riverberarsi nel nostro Paese».