In Olanda vince la linea dell’immunità di gregge a oltranza

Barbara Ciolli
30/03/2020

A differenza del Regno Unito, i Paesi Bassi insistono nel tenere le misure più blande possibili. Che secondo i vertici sanitari funzionano. Mentre gli oltre 100 morti al giorno sono derubricati come «in gran parte obesi» e «anziani con altre patologie». E i Paesi che hanno chiuso tutto si scordino i coronabond.

In Olanda vince la linea dell’immunità di gregge a oltranza

Più di 10 mila contagi dichiarati su 17 milioni di abitanti, a una crescita sostenuta di 1.100 nuovi casi e ormai più di 100 morti al giorno che mettono gli ospedali olandesi sotto pressione al punto da chiedere – per essere respinti – posti letto al Belgio. Ma nei Paesi Bassi il governo di destra ripete ai cittadini ancora troppo tranquilli sui rischi del Covid 19 che la curva si sta appiattendo: le restrizioni blande in atto da alcune settimane stanno funzionando, assicura, e dopo il picco inizierà a scendere. L’immunità di gregge (o piuttosto la selezione della specie) starebbe insomma funzionando per il premier liberista Mark Rutte che con la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sbattuto la porta in faccia all’Italia sulle misure dell’Ue. Unici al mondo di fronte a numeri grandi per un Paese, al confronto della Germania o della Svezia, piccolo, gli olandesi non hanno alcuna intenzione di tornare sui loro passi, come invece è stato costretto a fare il Regno Unito.

LE MISURE BLANDE E NO AI BOND

Nessun inasprimento in vista ad Amsterdam: «Se continuerà, l’incremento stabile da qualche giorno dei contagi indicherà che il distanziamento sociale produce effetti», ha rassicurato anche l’Istituto nazionale per la salute (Rivm). Il mese di tempo chiesto dai Paesi Bassi all’Italia e alla Spagna in pressing, per definire gli interventi economici europei per far fronte agli effetti dell’emergenza sanitaria, ha lo scopo di dimostrare alla Commissione Ue che negli Stati del Nord la pandemia è stata gestita con un numero contenuto di morti: senza il collasso dei sistemi sanitari nazionali e soprattutto senza bloccare l’economia.

Tutti i messaggi diffusi in Olanda continuano, in contrasto anche con il Belgio confinante, a negare allarmismi

Nessun bisogno di coronabond o di condividere il debito per ripartire: il Covid 19, se tutto andrà come il governo Rutte sostiene che vada, sarà stato un problema dei sistemi sanitari deboli e degli errori del Sud Europa, non un problema dell’Ue. Tutti i messaggi diffusi in Olanda continuano, in contrasto anche con il Belgio, a negare allarmismi.

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In Olanda restare a casa per il Covid 19 è un invito. Basta tenere la distanza di un metro e mezzo (GettyImages).

VIRUS PERICOLOSO, MA SECONDO AMSTERDAM NON TROPPO

Già nella seconda settimana di marzo, quando i casi nazionali di Covid 19 nei Paesi Bassi erano poco più di 600, 102 risultavano tra il personale sanitario. «Malati con sintomi lievi come nell’80% tra chi contrae il coronavirus», fu precisato dopo i test sullo staff. È lecito azzardare che, a questo punto, i casi tra medici e infermieri olandesi con Covid 19 siano più di un migliaio, ma non se ne è più riparlato. Quanto a chi finisce in terapia intensiva, in tivù il presidente dell’Associazione olandese dei rianimatori Diederik Gommers ha evidenziato come tra il «66% e l’80% dei ricoverati Covid 19 nei reparti sia in sovrappeso». Una caratteristica da approfondire: «Si può supporre», ha affermato «che il diabete, di cui soffrono in genere gli obesi, li renda più vulnerabili al virus. E che inoltre abbiano più difficoltà a respirare». I media olandesi sottolineano poi sempre come il Covid 19 colpisca in modo mortale soggetti in età avanzata, e con più patologie.

CONVINTI DELL’INUTILITÀ DEL LOCKDOWN

Accade in tutto il mondo che anche dei giovani adulti o dei ragazzi vengano intubati, in condizioni critiche, e che qualcuno di loro perda la vita. Una minoranza tra il 20% dei casi severi, che nella narrazione dei Paesi Bassi sembra però non esistere. Anche l’affanno dei pronti soccorsi è ridimensionato: si è chiesto aiuto al Belgio ma si è intanto distribuito un centinaio di respiratori, del totale di un migliaio ordinato dagli Stati Uniti che arriverà nelle prossime settimane quando verranno anche aumentati i letti nelle terapie intensive: l’urgenza non sarebbe massima, nonostante le stesse autorità sanitarie e istituzionali olandesi sostengano di essere quasi alla fase acuta del picco, in questi giorni. Nei Paesi Bassi i contagi crescono a un tasso giornaliero dell’11%, «meno velocemente che se non fossero state prese le misure di distanziamento sociale» ribadisce l’Rivm. Come tedeschi e svedesi, gli olandesi sono convinti che bloccare tutto non serva.

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Il premier olandese Mark Rutte, rigorista anche per l’emergenza del coronavirus (GettyImages).

NEGOZI E BAR APERTI PER TAKEAWAY E DELIVERY

Le scuole sono state chiuse, come i locali a luci rosse. Ma il premier Rutte nel discorso alla nazione ha dichiarato che per evitare la circolazione del virus occorrerebbe «chiudere completamente il Paese per più di un anno»: opzione chiaramente impraticabile. Altrimenti il Covid «rialzerebbe la testa non appena le misure verrebbero revocate». Meglio allora – come puntava a fare nel Regno Unito Boris Johnson – limitarsi a rallentare puntando sull’immunità di gregge. Così nei Paesi Bassi vale l’invito, senza l’obbligo, a uscire il meno possibile. Bar, ristoranti e take away sono rimasti aperti: a patto di non sedere ai tavoli si può portare via il cibo o consumare street food, restando distanzi dagli altri almeno un metro e mezzo. Le passeggiate sono permesse a patto di uscire in gruppo. A casa si possono ricevere fino a tre persone e diversi negozi – non solo quelli di servizi indispensabili -, inclusi i coffee shop, continuano a svolgere le loro attività.

L’ALTA FINANZA CONTRO RUTTE

Per lavorare ci si continua a spostare, benché si raccomandi lo smart working. La gente in giro si è diradata, ma ai mercati e nei centri cittadini si creato affollamenti, come nelle spiagge e nei parchi i week-end: tant’è alcune amministrazioni locali, com’è loro facoltà, ne hanno chiuso gli accessi. Voci fuori dal coro si levano anche dall’alta finanza: per il governatore della Banca centrale olandese (Dnb) Klaas Knot la «richiesta di solidarietà è logica» ed è auspicabile una «risposta europea, alla crisi attraverso nuove obbligazioni del Fondo salva-Stati, Mes, piuttosto che coronabond». Ancora più diretto l’ex banchiere centrale Nout Wellink: il Mes sarebbe uno strumento «troppo piccolo», servirebbero misure «meno convenzionali» anche nell’interesse del «Nord Europa che non resterà ricco se il Sud crolla». Ma per l’asse del rigore di Rutte l’Olanda supererà il Covid 19 da sola e molto meglio dell’Italia. O così sarà fatto passare, costi quante vite costi.