La vera malattia: essere tutti pipistrelli

Elisabetta Grandi
20/04/2020

La pandemia ci rende potenziali “serbatoi del virus”, organismi biologici che possono propagare l’infezione anche senza saperlo. Ed è questa la conseguenza più difficile da accettare. Per quanto tempo percepiremo ogni persona come una minaccia?

La vera malattia: essere tutti pipistrelli

Che nostalgia, che bellezza quando le relazioni pericolose erano pericolose perché governate da sentimenti potenti, invidia e tradimento, passione e seduzione, adulterio e cedimenti dell’anima. Nel romanzo francese, così come nel magnifico film di Stephen Frears, le Relazioni Pericolose erano tali perché mettevano in gioco destini e identità, fino alla vita stessa, come nel caso di Madame de Tourvel e dello stesso Visconte di Valmont, che muore dopo aver anteposto al vero amore la difesa della propria reputazione di cinico seduttore. Ma non c’è bisogno di tornare al Settecento, basta risalire all’indietro di due mesi, per ritrovare tutti quei pericoli che ora rimpiangiamo, perché non sono il coronavirus. Adesso, tutte le relazioni sono pericolose, e non per motivi sentimentali. Il dilagare della pandemia, infatti, oltre a infettare e uccidere le persone, ha questo di letale: che ci rende tutti potenziali “serbatoi del virus” (secondo la definizione scientifica), cioè organismi biologici che possono propagare l’infezione, anche senza saperlo.

Non possiamo sentirci come pipistrelli, è contrario alla nostra natura più profonda e preziosa

Diversamente dall’Hiv, che si trasmette per via sessuale ed è quindi gestibile con le opportune protezioni, il maldetto coronavirus ce lo respiriamo da uno all’altro a un metro di distanza. Così, con lo “spillover” dai pipistrelli agli umani, siamo diventati tutti pipistrelli. Ed è questa la conseguenza più difficile da comprendere e da accettare. Perché gli umani non pensano, non possono pensare a sé stessi come puri organismi biologici, ed è appunto per questo che sono umani. Noi siamo corpo più mente, ragione, immaginazione, linguaggio, civiltà, condivisione, cultura. Non possiamo vivere come pipistrelli appesi nella grotta. Non possiamo sentirci come pipistrelli, è contrario alla nostra natura più profonda e preziosa. Ed è per questo, ancor prima che per motivi economici (sacrosanti), che l’isolamento imposto dai decreti si sta via via sgretolando e non potrà reggere ancora a lungo.

E SE CI RITROVASSIMO DIVISI IN CASTE?

Ma anche dopo, una volta tornati a uscire e a camminare e a prendere la metropolitana, riusciremo a interagire con gli altri, senza vederli in controluce come pipistrelli? Per quanto tempo percepiremo ogni persona come una minaccia, da tenere a debita distanza? Il “distanziamento sociale”, in una prospettiva biologica, è ancora prima distanziamento fisico, è corpi che non possono toccarsi, bocche che non possono avvicinarsi, respiri che non possono mescolarsi. Forse, ci ritroveremo divisi in caste. La casta dominante sarà quella dei Positivi Asintomatici, che non avranno paura di niente, perché a loro il virus gli fa un baffo. Saranno i veri Batman, gli uomini-pipistrello che non temono più il contagio. Ma nessuno li vorrà avvicinare. Domineranno in solitudine, come tutti i Supereroi.