Coronavirus, a Pavia i malati si curano col sangue dei guariti

Redazione
02/04/2020

I primi a donare il plasma sono stati due medici di Pieve Porto Morone, marito e moglie, primi casi di contagio da Covid-19 in provincia.

Coronavirus, a Pavia i malati si curano col sangue dei guariti

Alcuni malati hanno già ricevuto il plasma di pazienti guariti dal coronavirus che quindi hanno sviluppato gli anticorpi: è così entrata nel vivo al Policlinico di Pavia la sperimentazione della plasmaterapia, Il protocollo è stato predisposto dal servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale del San Matteo, in collaborazione con altre strutture come l’Ats di Mantova. I primi due a donare sono stati i medici di Pieve Porto Morone (Pavia), marito e moglie, primi casi di contagio da Covid-19 in provincia di Pavia.

UNA TERAPIA MOLTO VECCHIA

«L’uso del plasma iper-immune è una terapia molto vecchia», ha detto il 31 marzo il direttore malattie infettive dell’ospedale San Matteo di Pavia, Raffaele Bruno, a Tv2000, «si è usata in tempi lontani quando non c’era possibilità di fare altra terapia. Questa sfrutta la possibilità di usare gli anticorpi presenti nel plasma dei pazienti convalescenti. Abbiamo iniziato questa sperimentazione speriamo possa essere di ulteriore aiuto. Non è la soluzione del problema ma un ulteriore aiuto nel cercare di combattere questa malattia».

CIRCA 30 MINUTI PER LA DONAZIONE

Ai pazienti guariti viene prelevato solo il plasma, attraverso un separatore cellulare: è una procedura che non dura più di 30-40 minuti (chi vuole donare può telefonare in ospedale al numero 0382-503086). Ma chi possono essere i donatori di plasma? «I pazienti guariti dal coronavirus», ha chiarito Cesare Perotti, responsabile del servizio di Immunoematologia e Medicina trasfusionale del San Matteo, «e quando si parla di guarigione, ci si riferisce solo a soggetti che hanno avuto due tamponi negativi effettuati in due giorni consecutivi. Nel plasma di queste persone si sono sviluppati anticorpi in grado di combattere efficacemente il Covid-19».

LA CONDIVISIONE DI DATI CON ALTRI OSPEDALI

Il protocollo del San Matteo prevede un sistema di condivisione dei dati che può estendersi anche ad altri ospedali: «Una persona guarita da Covid-19 può essere chiamata dal nostro Servizio di Immunoematologia e Medicina trasfusionale: qui vengono effettuati tutti gli esami previsti dalla legge, come se si trattasse di una donatore ‘normale’, oltre ad altri controlli aggiuntivi», ha detto Perotti. A quel punto nel servizio di Virologia e Microbiologia del Policlinico, viene effettuato un test per verificare la capacità del plasma del paziente guarito, attraverso i suoi anticorpi, di uccidere il coronavirus. «Il San Matteo, attraverso il suo protocollo, potrà svolgere il ruolo di ‘hub’ per tutti gli altri ospedali che vogliono aderire».