Il nodo politico della regolarizzazione di migranti, colf e badanti

Redazione
06/05/2020

Un contratto temporaneo di sei mesi, rinnovabile, servirebbe a legalizzare i braccianti e a non far marcire frutta e verdura nei campi. Ma il M5s di Crimi non è convinto. E la maggioranza si spacca. Tanto che la ministra Bellanova minaccia le dimissioni. Le fibrillazioni sul decreto maggio.

Il nodo politico della regolarizzazione di migranti, colf e badanti

Nella fase 2 della ripartenza l’urgenza è non acuire la crisi economica: e tra i settori colpiti c’è anche quello agricolo, che rischia di veder marcire i prodotti nei campi. Ecco perché il governo sta pensando di regolarizzare i braccianti. E con loro anche colf e badanti. Ma il nodo è politico dentro la maggioranza e il tema si presta a facile strumentalizzazione.

DECRETO MAGGIO IN SETTIMANA IN CDM

Italia viva minaccia l’uscita dal governo se non si approverà subito questa regolarizzazione. Il Partito democratico spinge per portarla a casa. Il Movimento 5 stelle frena, ma è spaccato al suo interno. Fuori dal Palazzo, il papa e la Cei la chiedono a gran voce. Durante tutta la giornata si è cercata la quadratura con i ministri interessati: Teresa Bellanova (Politiche agricole), Luciana Lamorgese (Interno), Nunzia Catalfo (Lavoro) e Giuseppe Provenzano (Sud). E la discussione ha coinvolto anche i capidelegazione della maggioranza. La soluzione però non è ancora arrivata. E il 7 maggio continuerà il confronto e si deciderà se portare i provvedimento nel Decreto maggio che in settimana potrebbe andare in Consiglio dei ministri.

PER PROVENZANO UNA QUESTIONE DI GIUSTIZIA ED ECONOMIA

Bellanova aveva posto un aut aut: braccianti, colf e badanti devono rientrare. Con un contratto temporaneo per sei mesi, rinnovabile. Per dare una risposta attesa soprattutto dal mondo agricolo. E non è, ha sottolineato, «una battaglia strumentale per il consenso. Queste persone non votano. Se non passa, sarà un motivo di riflessione sulla mia permanenza al governo. Non sono qui per fare tappezzeria». Anche Provenzano ha spinto, senza però minacciare dimissioni: «Non è il momento di piantare bandierine, perchè si tratta di una norma che risponde non solo a una esigenza di giustizia ma anche economica».

IL M5S CERCA IL COMPROMESSO

Il M5s non è compatto sul tema. Secondo il capo politico Vito Crimi «concedere permessi di soggiorno temporanei per gli immigrati irregolari non aiuta l’emersione del lavoro nero, anzi lo fa aumentare». Ma nel Movimento non mancano le voci favorevoli, come quella del presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia: «È giusto dire no a una sanatoria stile Bossi-Maroni, ma bisogna lavorare velocemente a un’operazione di emersione del lavoro nero, mirata ai comparti che servono al Paese per ripartire». Obiettivo del Movimento è alla fine accettare la misura, limitando però il “danno”, con paletti precisi che evitino un allargamento indiscriminato della platea dei regolarizzati.

STIME DI 600 MILA REGOLARIZZABILI? ESAGERATE

Non ci sono certezze sui numeri. Le stime di 600 mila regolarizzabili sembrerebbero però sovradimensionate. Sul tema ha detto la sua anche il papa: «Ho ricevuto diversi messaggi riferiti al mondo del lavoro e ai suoi problemi. In particolare, mi ha colpito quello dei braccianti agricoli, tra cui molti immigrati, che lavorano nelle campagne italiane. Purtroppo tante volte vengono duramente sfruttati. È vero che c’è crisi per tutti, ma la dignità delle persone va sempre rispettata. Perciò accolgo l’appello di questi lavoratori e di tutti i lavoratori sfruttati e invito a fare della crisi l’occasione per rimettere al centro la dignità della persona e del lavoro».

LA CEI SPINGE, SALVINI OVVIAMENTE SI OPPONE

Ancora più esplicito Gualtiero Bassetti, presidente Cei: «Chiediamo a chi ha il compito di promuovere il bene comune di non dimenticare queste persone, questi nostri fratelli e sorelle, e di indicare le vie per una loro regolarizzazione, non solo di quelli che possono esserci “utili”, ma di tutti coloro che sono nel nostro Paese, come premessa indispensabile alla tutela della salute di tutti e al ripristino della legalità». Sulle barricate ovviamente l’opposizione, con Matteo Salvini che ha definito l’ipotesi di regolarizzazione «un pessimo segnale per chi lavora e paga le tasse regolarmente».