La strategia della Russia dietro agli aiuti per il coronavirus

Barbara Ciolli
04/04/2020

L'intreccio tra i reparti militari per le emergenze biologiche e i servizi segreti. La figura del generale Kikok tra le armi chimiche in Siria e l'epidemia di Ebola in Africa. Tutte le mosse di Putin in soccorso a Conte e a Trump.

La strategia della Russia dietro agli aiuti per il coronavirus

“Dalla Russia con amore”, letteralmente. L’intrigo da 007 calza a pennello con gli aiuti inviati da Vladimir Putin in Italia per l’emergenza sanitaria del Covid 19. Ambiguamente il Cremlino ha scelto proprio il nome del film con James Bond per la corposa missione umanitaria: 130 medici militari, tra cui virologi, epidemiologi e rianimatori, guidati da un pezzo da novanta del dipartimento della Difesa da agenti nucleari, chimici e biologici (Nbc), il comandante Sergey Kikot al centro di crescenti speculazioni. Con loro mascherine, ventilatori, attrezzature per la disinfestazione e la sanificazione delle aree, tamponi e laboratori da capo per la sterilizzazione e per la profilassi chimico-batteriologica e altro personale sanitario, a bordo dei 15 aerei cargo atterrati alla fine di marzo nella base dell’aeronautica italiana di Pratica di Mare, nel Lazio, e dislocato in questi giorni soprattutto nella Bergamasca martoriata dall’epidemia.

COLONNE DI MILITARI «DISINTERESSATI»

Cuori adesivi con i colori delle bandiere dell’Italia e della Russia e lo slogan, dall’esplicito doppio senso, appiccicati su camion militari. Colonne di mezzi che hanno attraversato lo stivale e solcano la Lombardia in un clima vagamente post-bellico: un aiuto prezioso, nell’emergenza della fase più acuta, ma che disorienta. «Disinteressato» ha precisato anche l’ambasciata russa a Roma, «nello spirito che fu di Pratica di Mare e che ora acquisisce il nuovo significato di aiutare il popolo amico italiano». In effetti Pratica di Mare fu la sede dell’accordo del 2002 tra la Nato e la Russia, promosso dall’allora premier Silvio Berlusconi, lombardo e tuttora in grande rapporto di amicizia con Putin. Tutto torna: tanto più che in Russia chi si occupa di protezione civile, inclusa la lotta alle epidemie, è personale esclusivamente militare. Lo stesso dei nucleo dell’Nbc già inviato, in passato, in Africa per l‘Ebola, di solida preparazione scientifica e sul campo.

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Il presidente russo Vladimir Putin.

IL COMANDANTE KIKOT

Il comandante Kikot, definito dal sito internazionale d’informazione russo Sputnik vice comandante delle Nbc, ha partecipato a precedenti interventi del reparto in Guinea, per l’epidemia, e per missioni in teatri di guerra come l’Afghanistan. Tra le poche informazioni a disposizione, il suo nome figurava nel 2019 tra i relatori del dossier in difesa del presidente siriano Bashar al Assad, contro l’accusa della Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja di uso di armi chimiche contro i civili a Duma. Il ruolo di ponte, sulla Siria, con la politica è valso a Kikot l’etichetta di «ripulitore di Assad» dai crimini di guerra del regime di Damasco. Da fonti riservate del quotidiano La Stampa, che svolge delle inchieste sulla missione russa in Italia, il suo comandante, come vice del generale russo Igor Kirillov capo dell’Nbc, sarebbe ai vertici del programma delle «armi biologiche russe, una delle parti più segrete del ministero della Difesa».

I LEGAMI CON L’INTELLIGENCE RUSSA

L’ex comandante del reparto della Nato equivalente alla Nbc, Hamish De Bretton-Gordon, ha dichiarato al quotidiano di non nutrire dubbi su «ufficiali del Gru, il direttorato dei servizi segreti militari russi» nel reparto di Kikot arrivato in Italia anche per «scoprire il più possibile sulle forze italiane». Per De Bretton-Gordon «tutto ciò che riguarda armi chimiche e biologiche, avviene in Russia sotto la stessa guida». È d’altronde scontato che, anche al Cremlino, il dipartimento militare che si occupa di armi e di protezioni da attacchi nucleari, chimici e batteriologici abbia compenetrazioni con il ramo dell’intelligence. L’ingresso di questi alti gradi militari e delle loro apparecchiature nell’area della Nato, per di più in un periodo di sanzioni degli Usa alla Russia, è fuori di dubbio un colpo grosso messo a segno dall’ex agente del Kgb Putin. Per disperata necessità, l’Italia è la prima linea dell’intelligence militare russa in Europa.

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Un’ambulanza a Mosca per malati di Covid 19.

IL CARICO DI AIUTI RUSSI VERSO NEW YORK

Uno sfondamento geopolitico che è continuato con le forniture fatte decollare subito dopo da Mosca, più in sordina, verso gli Usa: 60 tonnellate tra respiratori, mascherine, ventilatori polmonari e altri equipaggiamenti medici sono atterrati il 2 aprile scorso con un gigante An-124 dell’aeronautica russa al JFK di New York, mentre l’epidemia divampava drammaticamente nella Grande mela. «Aiuti umanitari di mutua assistenza», ha fatto sapere il Cremlino, «giacché per il Covid 19 in futuro potremmo avere bisogno anche noi degli americani». Per il Dipartimento di Stato Usa il materiale è stato invece «acquistato». Come che sia, c’è stata una telefonata tra Putin e un Donald Trump apparso poi molto soddisfatto alla conferenza stampa quotidiana con la task force contro il coronavirus dell’arrivo dell’«aereo dei russi pieno, ma proprio pieno, un gesto davvero carino».

SOFT E HARD POWER RUSSO

Con questo atto straordinario, in Russia Putin ha riequilibrato la percezione sugli americani, nella memoria collettiva, venuti a dispensare aiuti nel 1990, tra le macerie dell’Urss in disfacimento: uno strumento di propaganda interna formidabile – prima ancora che di soft (e hard) power tra le democrazie occidentali – benché con l’aumentare dei contagi da Covid 19 la popolazione russa inizi a infastidirsi delle regalie del governo all’esterno. Lo stesso è avvenuto nel Nord Italia: stavolta sono stati i russi, prima e molto di più degli americani, a venire in soccorso alla popolazione. A maggior ragione il carico militare-sanitario del Cremlino, di emergenza, verso gli States era qualcosa di impensabile, ancora fino a una settimana fa. Un intervento che, nell’anno delle Presidenziali americane destinate con ogni probabilità a slittare, Oltreoceano fa rinfocolare le polemiche sulla presunta vicinanza, per non dire affiliazione, di Trump al Cremlino.