Come il coronavirus ha cambiato il carrello della spesa

Alberto Bellotto
07/04/2020

Primi dati sui consumi ai tempi del Covid-19. In Italia boom del 10%. Volano farine e lieviti, ma anche carne di pollo, pasta e mandarini. In Francia volano pasta e riso, mentre gli inglesi prendono carne in scatola. Ma in tutti i Paesi boom di prodotti igienizzanti. I numeri.

Come il coronavirus ha cambiato il carrello della spesa

Lievito e farine praticamente introvabili. Corsa alla carta igienica negli Stati Uniti e file per le baguette in Francia. L’emergenza coronavirus non ha solo spinto le persone ad affollare i supermercati, quasi presi d’assalto, ma ha anche iniziato a ridisegnare i consumi.

L’AUMENTO DELLA SPESA

Secondo le prime rilevazioni, nel primo mese dello scoppio dell’epidemia, indicativamente tra il 17 febbraio e il 15 marzo, si è visto che in tutti i Paesi, la propensione all’acquisto è andata aumentando, quindi è cresciuta ancora prima che venissero introdotte particolari forme di lockdown. Verso la fine di marzo la società di rilevazione Iri e il Boston Consulting Group hanno pubblicato un paper che ha tracciato le prime variazioni nei consumi in Italia, Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Emerge innanzitutto che sia il nostro Paese che i cugini d’Oltralpe hanno mostrato una curva crescente dei consumi, che dopo la terza settimana ha iniziato ad appiattirsi. L’altro dato che accomuna i Paesi europei è quello relativo alle tipologie di prodotti acquistati, in testa quelli a base di carta, leggi rotoli di carta igienica, prodotti di parafarmacia e pacchi di cibo confezionati.

L’andamento dei consumi per Italia e Francia. (Fonte: Iri)

LE FLUTTUAZIONI GENERALI

Stando ai dati, l’Italia, forse perché colpita per prima dall’epidemia di Covid-19, è il Paese con l’incremento principale di spesa. In particolare se confrontiamo la seconda settimana di marzo con lo stesso periodo del 2019 si vede che il nostro Paese ha aumentato gli acquisti del 10,9%, seguito da Stati Uniti (+9,5%), Francia (+9%) e Regno Unito (+8,2%). In questo quadro ci sono anche prodotti che hanno perso quota. È il caso per esempio dei cosmetici, con vendite crollate in Francia (-3,9%) e Italia (-4%). E dei prodotti classificati come merce generale (per esempio pentole, lampadine, fertilizzanti, e così via) scesa nel nostro Paese dell’11,6% e del 7,1% nel Regno Unito.

Se invece ci soffermiamo solo sul cibo vediamo che gli americani hanno incrementato soprattutto l‘acquisto di bevande, +10,3%. I francesi quello di prodotti di cura e cibo per neonati rinunciando invece agli alcolici (-3,9%), mentre gli inglesi hanno optato per prodotti surgelati. Qualche giorno fa Politico ha messo le mani su un documento al vaglio dei ministri per l’Agricoltura dell‘Ue. Nel dossier si legge chiaramente che si dovranno trovare ricette per «per i grandi cambiamenti in corso nei modelli di consumo». Secondo il documento la domanda di prodotti di valore, come vino, pesce e fiori si è notevolmente indebolita, e soprattutto nel secondo caso è quasi scomparsa. Quello che in realtà è aumentato, scrivono ancora, è il consumo di «riso, pasta, uova, cibo in scatola, frutta e verdura a lunga conservazione».

COSA SALE E COSA SCENDE IN ITALIA

Per avere un’idea di quello che succede nei carrelli nostrani con l’epidemia si può guardare ai dati dettagliati resi disponibili dall’istituto Nielsen che ha confrontato il valore delle merci acquistate dalla famiglie nelle quattro settimane dal 17 febbraio al 15 marzo con lo stesso periodo dell’anno scorso. Partendo dalle bevande si vede che quasi tutte hanno ingranato il segno più, come l’acqua naturale (+17,5%), gasata (+9,7%) e birra (9,7%). Bene il vino comune italiano (+4,7%) mentre scende il consumo di quello estero e di vini spumanti o Champagne (- 24,6%). Con i bambini a casa da scuola calano anche gli acquisti legati alla merenda come i succhi di frutta (-4,5%).

Cambiano anche gli acquisti di carne. Il pollo sale del 33%, mentre alcune lavorazioni della carne di bovino superano il 50%. Scendono invece gli acquisti di vitello (-45%) e cavallo (-41,3%). Schizza di oltre il 256% la carne di coniglio, anche se in valore assoluto resta un bene acquistato da pochi. Tra le altre cose letteralmente andate a ruba nei supermercati ci sono state le farine (+87,6%), il lievito di birra (+69%) e in generale i prodotti per la panificazione e i dessert, quest’ultimi aumentati del 30,7%. Bene anche la pasta con un +49,6%. Cresce nel complesso anche il consumo di frutta. Boom delle albicocche anche se fuori stagione con un +660%. Molto bene anche un altro frutto non di stagione come il mandarino con un +68,8%. Unici frutti con il segno meno le pere (-12%) e il pompelmo (-42,7%). Aumento vertiginoso anche per quanto riguarda i legumi secchi schizzati del 91%.

LE ABITUDINI ALIMENTARI TRA FRANCIA E REGNO UNITO

Il Sars-Cov-2 ha cambiato anche le abitudini alimentari di francesi e inglesi. Sempre secondo i dati Iri-BCG i cugini transalpini hanno aumentato gli acquisti di salsicce di pollo (+92,9%) ma soprattutto di pasta e riso, rispettivamente +77% e 71% ai quali si aggiungono la farina (+61,7%) e i piatti di pasta precotti (+49%). Gli inglesi invece hanno comprato più carne in scatola (+72,5%), zuppe (+59%), cibi precotti asiatici (+52%) e fagioli (+51%).

LA CORSA AI PRODOTTI DI IGIENE

In generale gli acquisti in tutti i Paesi presi in esame, almeno nelle prime fasi, riguardano i dispositivi per proteggersi. Non solo mascherine ma anche guanti, salviette e disinfettanti. In Italia l’acquisto di alcol denaturato è cresciuto del 246%, quello di prodotti igienici come le salviette del 192%, quello dei guanti del 111%, quello dei detergenti per le superfici del 85,5%. In Francia in testa alla classifica ci sono i farmaci da banco (+124%), il sapone (+108%) e i guanti (99%). Andamento simile anche nel Regno Unito con i prodotti per la pulizia domestica cresciuti del 101% e quelli per l’igiene personale del 100%. Numeri vertiginosi negli Stati Uniti. Gli acquisti di igienizzanti per mani sono schizzati del 454%, quelli di spray disinfettante del 389%, i panni per pulizia del 343% e i termometri del 145%.