Cosa prevede il “piano Marshall” dell’Ue contro il coronavirus

Redazione
02/04/2020

In arrivo il maxi piano anti-disoccupazione Sure. Mentre l'Eurogruppo continua il lavoro sulle proposte che finiranno sul tavolo dei ministri il 7 aprile. Le opzioni al vaglio.

Cosa prevede il “piano Marshall” dell’Ue contro il coronavirus

Un maxi piano anti-disoccupazione, un fondo di sostegno sanitario con quel che resta del bilancio comune, e fondi strutturali già assegnati ai Paesi dirottati sull’emergenza coronavirus. Così l’Unione europea prova a scuotersi e a ritrovare una solidarietà finora rimasta solo sulla carta. «Il nostro piano Marshall», lo definisce la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Unito agli interventi nazionali, finora vale 2.770 miliardi di euro, «la più ampia risposta finanziaria a una crisi europea mai data nella storia». Ma ancora non basta, fa notare il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni, soddisfatto almeno di aver dimostrato che bond con garanzie comuni, legati ad un progetto, sono possibili.

IL FONDO ANTI-DISOCCUPAZIONE SURE

L’intervento più importante è il fondo anti-disoccupazione Sure, che potrà mobilitare fino a 100 miliardi di euro da concedere ai governi che hanno bisogno di rifinanziare la propria cassa integrazione. Lo strumento, gestito dalla Commissione Ue, parte con una base di 25 miliardi di garanzie versate dagli Stati membri su base volontaria e andrà a finanziarsi sul mercato. Si tratta di un prestito, destinato dunque ad aumentare il debito pubblico dello Stato che lo riceve. Questo lo fa assomigliare all’Efsf che fu creato nel 2010 durante la crisi finanziaria, con la differenza che nel caso di Sure non vi è alcuna condizionalità per il beneficiario.

VERSO L’EUROGRUPPO DEL 7 APRILE

Inoltre, è trascurabile la convenienza in termini di tassi rispetto al finanziarsi emettendo debito: qualcuno, fra gli esperti, stima un risparmio medio, in termini di costo del debito, pari a circa 0,015 punti percentuali rispetto all’emettere Btp italiani. Per Gentiloni, comunque, «è un primo esempio, molto importante, del fatto che è possibile prendere delle azioni comuni». Ovvero, che è possibile usare le emissioni di bond comuni (un meccanismo già esistente da anni, seppur in forma minima) per finanziare altre urgenze. Il 7 aprile l’Eurogruppo dovrà dare il via libera a Sure, assieme al resto del pacchetto che prevede anche un fondo per gli indigenti, aiuti a pescatori e agricoltori, un piano per dirottare verso l’emergenza tutti gli aiuti delle politiche di coesione e un mini-fondo di sostegno ai sistemi sanitari da 3 miliardi.

Il premier Giuseppe Conte insiste sulla necessità di coronabond e di un più ampio European Recovery and Reinvestment Plan

Ma non è ancora abbastanza per mettere in sicurezza l’economia europea ed assicurarne la ripartenza una volta che la crisi sarà finita. Il premier Giuseppe Conte insiste sulla necessità di coronabond e di un più ampio European Recovery and Reinvestment Plan. Mentre l’Eurogruppo continua il suo lavoro sulle proposte che finiranno sul tavolo dei ministri martedì 7 aprile. C’è ancora chi vuole usare il Mes come risposta principale. «È completamente inadeguato a quello che ci troviamo di fronte», sottolinea però Gentiloni. Si punta a modificarlo, alleggerendone le condizionalità per farlo digerire meglio ai governi del Sud. Per la Francia può essere una delle armi, ma certamente non la sola, anche perché i suoi 410 miliardi non sono sufficienti ai 19 Paesi dell’euro. Inoltre, anche i prestiti del Mes vanno rimborsati. Si lavora quindi per affiancargli un nuovo fondo.

LE PROPOSTE DI FRANCIA E OLANDA

La Francia propone un fondo temporaneo che somiglia molto allo schema anti-disoccupazione: anche questo sarebbe gestito da Bruxelles, nascerebbe con garanzie comuni, emetterebbe bond. Per finanziare la ripresa post-crisi. La differenza è che i prestiti non andrebbero restituiti, ma sarebbero coperti da una nuova tassa europea o dalle risorse proprie del bilancio Ue. Di diversa filosofia è il fondo che propone l’Olanda: sarebbe alimentato dai contributi degli Stati membri, in liquidità, in proporzione a ciascun reddito nazionale lordo. Non sarebbe quindi molto ampio, se l’Olanda stessa si dice pronta a metterci 1 miliardo di euro. Non concederebbe prestiti ma sovvenzioni a fondo perduto, utilizzabili soltanto per fare fronte all’emergenza sanitaria.