Coronavirus: un milione di ricoveri rimandati per la pandemia

Redazione
28/03/2020

Più della metà servivano per interventi chirurgici non urgenti. Secondo Americo Cicchetti dell'Università Cattolica di Roma, Il Covid-19 avrà un effetto negativo per le persone che soffrono di patologie croniche. Rischio ritardi per terapie e controlli oncologici.

Coronavirus: un milione di ricoveri rimandati per la pandemia

Sono «almeno un milione di ricoveri rimandanti per la pandemia di coronavirus in quattro mesi», ha detto all’Ansa Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di Roma. Tra questi, «oltre mezzo milione (510 mila) per interventi chirurgici non urgenti, che vanno dalla protesi d’anca all’ernia del disco, passando per la chirurgia dermatologica», sottolinea Cicchetti.

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EFFETTO NEGATIVO DEL COVID-19 SU PERSONE CON PATOLOGIE CRONICHE

Il direttore ha spiegato che la pandemia di Covid-19 avrà il suo effetto negativo anche sulle persone che soffrono di patologie croniche, come diabete, scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bco) e asma. «Ci possiamo aspettare un 20% in più di ricoveri per una non ottimale gestione di pazienti cronici sul territorio, impossibile in questo periodo a causa della sospensione delle prestazioni sanitarie non urgenti», ha detto Cicchetti, sottolineando che «i milioni di pazienti cronici potranno avere ricadute negative sul medio periodo, ovvero da qui a 6-12 mesi, perché per saranno meno seguiti attraverso controlli e check up. Questo porterà in molti casi a un aggravamento delle loro condizioni con scompensi e ricoveri che normalmente vengono evitati con un buon controllo ambulatoriale sul territorio». Senza contare che stare mesi chiusi in casa porterà anche a una riduzione dell’attività fisica, con tutte le conseguenze che comporta, in particolare per persone obese o diabetiche.

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RITARDI PER TERAPIE E CONTROLLI ONCOLOGICI

Altro problema riguarda la prevenzione oncologica. Da quello al colon-retto a quello per il tumore al collo dell’utero o alla mammografia sono fermi gli screening. E «il rischio, oltre a una diagnosi ritardata», spiega Cicchetti, è «il mancato inserimento nei programmi di screening delle persone che dovrebbero ricevere in questi mesi la lettera della prima chiamata, e che probabilmente non riceveranno». Inoltre, «nei pazienti oncologici, vengono rimandati i controlli non urgenti e alcuni tipi di terapie non possono esser somministrate in periodo pandemico, perché il rischio di infezione per questi malati è maggiore e le possibili conseguenze più gravi». È importante che la politica ne sia consapevole di tutto questo, conclude Cicchetti, «perché la sanità pubblica avrà un grande bisogno di sostegno anche nel dopo-emergenza».