Le risposte che ci devono dare Conte, Speranza e Boccia per ripartire

Peppino Caldarola
15/04/2020

I medici di base possono curare i malati a casa? Quale è la tempistica verosimile per la somministrazione di un vaccino? Fino ad allora è possibile monitorare e controllare i positivi? Questo deve spiegare il governo per garantire la serenità degli italiani. Il resto sono chiacchiere.

Le risposte che ci devono dare Conte, Speranza e Boccia per ripartire

La maggioranza dei cittadini vuole sapere quando finirà questa clausura anti coronavirus che diventa vieppiù pesante.

Una parte di questi cittadini pensa che debba finire punto e basta, ed è sorretta da “libertari” che si lamentano del vulnus alle libertà personali, di alcune esagerazioni delle generosissime forze di polizia, di altro ancora.

Il mondo dell’economia, la grande con la piccola e la piccolissima, vorrebbe la ripresa di tutte le attività con tantissimi che reclamano dallo Stato le condizioni di sicurezza. Quali sono le condizioni di sicurezza che potrebbero tranquillizzare l’opinione pubblica e anche chi vive di lavoro salariato o di lavoro autonomo?

IL REBUS DEL VACCINO

La prima ha un nome da sogno: il vaccino, che tanti idioti osteggiano ma che resta il cavaliere bianco che ci libererà dal virus. Tuttavia il vaccino sarà in campo fra un po’ di tempo, malgrado i prodigi di queste settimane e l’ipotesi di un uso compassionevole (personale sanitario e forze dell’ordine) addirittura a settembre. Sarebbe importante che si dicesse, sulla base di questo primo scadenzario, quando realisticamente le categorie a rischio potranno essere “battezzate” così da liberare le altre categorie di cittadini che devono adeguare il proprio passo a quello di anziani, ammalati, disabili e così via, spesso loro parenti.

POTENZIARE DOVE POSSIBILE LE CURE A DOMICILIO

La seconda riguarda le cure. Qui l’elenco dei farmaci che stanno dando buona prova si fa lungo ed è positivo che, spesso, si tratti di farmaci con cui moltissimi concittadini hanno avuto confidenza direttamente o attraverso loro familiari. Anche qui i tempi per sdoganare questi farmaci e dire se e quando possono essere scritti su ricetta medica per cure non ospedaliere sono fondamentali. L’ospedale fa paura. Chi deve andarci teme che sia un viaggio senza ritorno. Non credo sia impossibile dare alcune di queste sicurezze. Non penso al farmaco di Stato, penso però a una indicazione ai medici di base perché, a certe condizioni, possano rassicurare i pazienti con efficaci cure a domicilio. Forse già lo fanno.

MONITORAGGIO DEI POSITIVI E DELLA LORO RETE DI RELAZIONI

La terza condizione di sicurezza riguarda quello che accade un minuto dopo che si dichiara (sia pure per scaglioni) il tana liberi tutti. È vero che si chiederà il distanziamento sociale, di continuare a lavarsi le mani, di usare le mascherine ma non abbiamo notizie scientificamente certe su una cosa fondamentale. I cittadini si potranno tranquillizzare se saranno sicuri che gli italiani sono potenzialmente monitorabili tutti, se da ogni indizio di presenza del virus si può risalire al vettore umano e al suo sistema di relazioni. Questa fase va programmata nei minimi particolari perché bisogna dire che ci sono tanti sieri a disposizione, che daremo regione per regione, che faremo tanti tamponi alla settimana, che sceglieremo sulla base di una analisi delle zone a rischio, anche le zone piccolissime: un mercato, un condominio, una famiglia, ma soprattutto se saranno messi a disposizione mezzi per tenere sotto controllo i contagianti e le loro probabili vittime. Ci sono materiali e personale per fare a tappeto questo lavoro? Chi se ne sta occupando? Se non ci sono bisogna sapere subito quando ci saranno. Senza questi presidi aprire è un gioco con la fortuna.

LA SICUREZZA DEL SOSTEGNO ECONOMICO DELLO STATO

I cittadini devono sapere se a) lo Stato li soccorre se hanno visto fallire le loro attività economiche, b) se è in grado di dire in quanto tempo la totalità delle persone a rischio sarà coperta da uno dei vaccini che si stanno provando sugli umani, c) se i medici di base sono in grado di curare a casa, con farmaci già selezionati, i malati di coronavirus tranne quelli che richiedono tassativa ospedalizzazione; d) se mezzi tecnici e personale per tenere tutti sotto controllo sanitario fino all’arrivo del vaccino ci sono già, o entro quanto tempo saranno pronti per dare serenità agli italiani. Il resto sono chiacchiere. Queste risposte le deve dare il governo. Ascolti gli esperti, ma decida, sennò a Palazzo Chigi mandiamo uno splendido robot, magari progettato da Roberto Cingolani, che farà rapidamente quello che gli umani non sanno fare dopo tante settimane.