Corruzione mondiale

Redazione
17/10/2010

Da Londra Alessandro Carlini Tutto ha un prezzo, anche la Coppa del Mondo. Per ospitare i mondiali, come intende fare...

Corruzione mondiale

Da Londra
Alessandro Carlini

Tutto ha un prezzo, anche la Coppa del Mondo. Per ospitare i mondiali, come intende fare l’Inghilterra nel 2018, basta pagare. Chi? Semplice, i membri dell’esecutivo della Fifa, comprandosi il loro voto.
Quello che si sente da tempo fra i critici dell’organizzazione calcistica internazionale ha trovato conferma in un’inchiesta del Sunday Times pubblicata il 17 ottobre. Alcuni giornalisti del prestigioso domenicale britannico, fingendosi lobbisti americani interessati a riportare i mondiali negli Usa dopo l’edizione del 1994, hanno contattato il nigeriano Amos Adamu, componente dell’esecutivo Fifa, e presidente della confederazione dell’Africa occidentale. Insomma, una delle figure più influenti del calcio africano.  
Nel corso di un colloquio, con tanto di telecamera nascosta, i giornalisti inglesi si sono fatti dire da Adamu quanto servisse per comprare il suo voto: 800 mila dollari, che lui avrebbe poi investito in un suo progetto, quello di costruire quattro campi artificiali in Nigeria. «Ovviamente, questo avrà un effetto», ha affermato Adamu nella registrazione, riferendosi a quel “finanziamento” che in realtà era semplicemente una mazzetta. «Se voi investite su questo progetto significa che volete anche il voto».  

Mazzette fino a 12 milioni di dollari

Ma Adamu non è l’unico ad aver messo in vendita il suo voto. C’è anche un pezzo grosso della Fifa, il vicepresidente Reynald Temarii, che è anche presidente della confederazione dell’Oceania. Lui però ha alzato ancora di più il prezzo, dicendo che la sua confederazione aveva già ricevuto offerte da altri Paesi in lizza per la Coppa, fra i 10 e i 12 milioni di dollari.
Come ha affermato il Sunday Times, «L’inchiesta ha ftto emergere una serie di domande sull’integrità di qualche funzionario della Fifa». Ma da tempo nel Regno Unito si parla del complotto che l’organizzazione internazionale avrebbe ordito contro il calcio inglese. Nei mesi scorsi erano state prese in esame le dichiarazioni di Lord David Triesman, ex presidente della Football Association e del comitato promotore per la candidatura dell’Inghilterra ai Mondiali del 2018, che aveva attaccato duramente i presunti accordi sotterranei fra la Federazione russa e quella spagnola.
In quel caso la Fifa decise per un richiamo ufficiale, ma nei confronti degli inglesi. Ora ci risiamo, e queste dirompenti rivelazioni del Sunday Times rischiano di allontanare sempre di più la coppa dal Wembley Stadium di Londra. Gli altri Paesi candidati ai Mondiali 2018 sono Russia, Spagna-Portogallo e Olanda-Belgio. Gli Stati Uniti si sono da poco ritirati e hanno annunciato che ci proveranno per la successiva edizione, quella del 2022.

La Fifa promette trasparenza

Adamu e Temarii sono tra i 24 dirigenti che il 2 dicembre, a Zurigo, sceglieranno le sedi dei Mondiali del 2018 e del 2022. Così, è il caso di dirlo, la palla è passata alla Fifa, che ha promesso, in un comunicato, di fare chiarezza. «La Fifa», è scritto nella nota, «ha già chiesto tutte le informazioni e i documenti relativi alla vicenda e attende di ricevere il materiale. In ogni caso, saranno analizzati immediatamente i documenti disponibili e solo quando l’esame sarà concluso la Fifa potrà decidere ogni eventuale passo successivo». 
La speranza di trasparenza è piuttosto flebile. Lo scorso giugno, la federazione australiana aveva ammesso di aver offerto ”cadeaux simbolici” nell’ambito della sua attività di lobby per conquistare i mondiali. I media hanno fornito i dettagli dello scandalo, spiegando che tra i regali offerti c’erano collier di perle alle mogli dei membri del comitato esecutivo. Ma anche viaggi in Australia. E come si sono difesi gli australiani? Semplicemente dicendo che così fan tutti.