Cosa bianca non fa Centro

Gabriella Colarusso
20/08/2012

La coalizione non convince gli ex Dc.

Gran fermento per le vie del Centro, nell’estate della politica che prepara l’autunno della tecnica. Con il Partito democratico (Pd) spostato a sinistra, e il Popolo della libertà (Pdl) in crisi d’identità, i moderati provano a organizzarsi in vista delle prossime elezioni.
AGGREGAZIONE CENTRISTA. L’obiettivo, stando alle cronache delle ultime settimane, è la costituzione di un’ampia aggregazione centrista, che tenga insieme Gianfranco Fini e Corrado Passera, laici e cattolici, nel segno di Dio e di Alcide De Gasperi.
Proprio nell’anniversario della morte dell’ex leader democristiano, infatti, il 19 agosto la costituenda Cosa bianca ha emesso i primi vagiti. Con il neoministro della Cooperazione, Andrea Riccardi, il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, il segretario delle Acli, Andrea Olivero, riuniti per parlare della necessità di una nuova formazione politica che superi il «bipolarismo muscolare» figlio di Tangentopoli e unisca laici e cattolici.
Una sorta di nuova Democrazia cristiana (Dc), nella quale però pochi sembrano credere davvero. Persino l’ultimo dei moicani scudocrociati, Ciriaco De Mita, già presidente del Consiglio e dominus della politica campana da oltre 20 anni.
DE MITA: «COSA BIANCA? IDEA CONFUSA». «I concetti astratti non calati nei processi diventano incomprensibili», premette al telefono dalla sua abitazione di Nusco, in provincia di Avellino, «se dovessi registrare le cose che leggo riguardo alla cosiddetta Cosa bianca direi che non ho ancora capito che cos’è, mi sembra confusa e molto, diciamo, eterogenea».
Il progetto di Pier Ferdinando Casini, che vedrebbe l’Udc alleato con il Pd dopo il voto, non convince dunque l’ex leader democristiano che nel 2008 ha rotto definitivamente i rapporti con il Pd – dopo il rifiuto di Walter Veltroni di ricandidarlo alla Camera – ed è stato il principale artefice dell’alleanza, in Campania, tra l’Udc e il Pdl.

Pomicino: un fallimento come quello della Terza via

Scettico, per usare un eufemismo, sulla possibilità di resuscitare la Balena bianca, anche se sotto diverse e più moderne spoglie rispetto a quelle dorotee, è anche un altro purosangue democristiano: Paolo Cirino Pomicino.
«UN’OPERAZIONE GENERICA». «Chi parla di quello che era il vecchio Terzo polo, con qualche ulteriore arricchimento di personalità vere o presunte, per formare un nuovo partito non sa cosa dice», taglia corto al telefono, «i partiti devono avere una cultura politica di riferimento senza la quale, come è accaduto da tempo, si formano solo coalizioni personali».
Secondo Pomicino, pensare di mettere insieme «Fini, ex leader dell’Movimento sociale italiano (Msi), Italio Bocchino, Casini, Passera e Bonanni è una cosa risibile», un’operazione generica «che offende la politica nel suo complesso».
Montiani a Roma e Lombardiani in Sicilia, i centristi in effetti sembrano molto lontani dal riconoscere una linea politica comune e condivisa. Anche l’idea di proseguire con l’agenda Monti come piattaforma programmatica della futura Cosa bianca sembra velleitaria se si considera che tra i protagonisti del Grande centro ci sarebbe anche uno dei sindacalisti che più si è battuto, per esempio, contro la riforma delle pensioni varata dal governo tecnico.
«LA POLITICA È ALTRA COSA». Una prospettiva culturale per il nuovo soggetto politico ha provato invece ad abbozzarla il ministro Riccardi a Trento, sostenendo che è necessario ripartire da De Gasperi e guardare all’Europa.
«Ma che significa? Parole senza senso, parole in libertà», risponde Pomicino, «Riccardi è un personaggio di grande qualità, ha fatto delle cose splendide con Sant’Egidio, ma una cosa è Sant’Egidio e una cosa è la politica».
Già alla fine degli Anni ’90, ricorda l’ex braccio destro di Giulio Andreotti, qualcuno tentò di dar vita a una coalizione alternativa. «I comunisti, che non sapevano più dove dirigere la prua e avevano smarrito la bussola culurale, cominciarono a parlare di quella che doveva essere la famosa Terza via».
Un’idea lanciata nel 1996 da Bill Clinton che, tre anni dopo, a Firenze, «si incontrò con Massimo D’Alema, Tony Blair e i socialisti europei. Ma la cosa è rimasta cosa, non ha partorito nulla perché priva di un ancoraggio culturale preciso e condiviso».
UN POURPARLER ESTIVO. La storia si ripete oggi con i movimenti centristi: «Siamo ai nomi senza storia e senza cultura, un pourparler estivo che non porterà da nessuna parte», dice Pomicino.
Di ben altre cose, invece, avrebbe bisogno l’Italia. «Che il Pd, per esempio, riscopra la cultura del socialismo europeo: non si può essere socialisti a Parigi e democratici a Roma, anche perché, poi, la parola democratici non significa nulla».