Così ho preso Vienna

Barbara Ciolli
11/10/2010

L’estrema destra di Strache ha conquistato il feudo rosso.

Così ho preso Vienna

Viennese dall’aria bonaria e dal sorriso aperto e conciliante, il giovane Heinz-Christian Strache, vero trionfatore delle elezioni comunali di Vienna del 10 ottobre con il suo partito xenofobo Fpö (Partito della Libertà austriaco) schizzato al 27% dei consensi, tutto sembra tranne che uno spregiudicato fomentatore di folle. E invece, in campagna elettorale, ha inveito contro l’Islam, contro le scuole piene di bambini immigrati, contro i dannati privilegi dei ricchi.

I richiami alla razza

Eppure Strache, classe 1969, viennese doc, è riuscito in ciò che, finora, persino il suo vecchio amico e compagno di partito Jörg Haider, abilissimo comunicatore, aveva fallito: far attecchire la politica populista nella rossa Vienna, a colpi di slogan razzisti.
«Via il velo simbolo di oppressione femminile», «al bando i muezzin», ha scandito il leader dell’Fpö nel suo ultimo comizio elettorale organizzato su un palco a forma di ring, davanti alla cattedrale di Santo Stefano, fino a sfiorare, con l’esclamazione «più coraggio per il nostro sangue viennese!», l’apologia del Nazismo. Ideologia cui Strache è stato avvicinato nel corso della campagna elettorale del 2010, per avere cercato di catturarsi il consenso delle frange neonaziste, e nel 2007, quando sbucò una foto di lui da giovane mentre si addestrava in un campo paramilitare.

La Fpö vola verso il 27%

Fino allo storico record di voti ottenuti questo autunno nella capitale, dalle roccaforti della Stiria e della Carinzia, la destra xenofoba austriaca (la Fpö e, dal 2005 con la scissione di Haider, la Bzö, Alleanza per il futuro dell’Austria) era riuscita solo ad accerchiare, ma non a conquistare, la capitale, socialdemocratica da 90 anni, cioè dai tempi della morte dell’imperatore Francesco Giuseppe.
Ora, a risultato praticamente definitivo, i socialdemocratici dell’Spö sono rimasti al comando con il 44% dei voti e 48 seggi su 100, in consiglio comunale. Ma il calo del 5% li ha costretti a cercarsi alleati indispensabili per poter governare.
Michael Häupl, sindaco di Vienna confermato dagli elettori, ha annunciato in ginocchio di «voler avviare colloqui con tutti gli interlocutori, inclusa l’estrema destra dell’Fpö», anche se l’ipotesi più  probabile resta una coalizione tra sconfitti con il partito popolare dell’Övp, al 13,2% (-5,5%). Strache invece, ex odontotecnico che si ritiene compagno di battaglie della Lega Nord di Bossi, ha raddoppiato di colpo i consensi e, autoproclamatosi vincitore delle elezioni, ha teso la mano dall’alto a socialdemocratici e moderati, sostenendo: «È necessario scendere a patto con noi».
Al pari del popolo padano, gli austriaci di sinistra più insoddisfatti hanno dirottato il voto verso il suo partito: Strache ne è consapevole ed, ex post, cercherà di mediare.

Il video delle polemiche

Il suo cavallo di battaglia resta però l’estremismo duro e puro sfoderato durante la propaganda, con trovate di appeal. Ne è un esempio il videogioco Moschee-baba (“Moschea Ali ba ba”, guarda l’home page sotto sequestro), lanciato online dall’Fpö prima delle elezioni regionali della Stiria dello scorso 26 settembre e bloccato dall’autorità giudiziaria solo due giorni dopo.
Nel frattempo il gioco, che incitava al tiro al piccione di decine di muezzin salmodianti “Allah akbar” dai minareti che, uno dopo l’altro, spuntavano sullo sfondo della cittadina di Graz, aveva già spopolato.

Per aggirare eventuali ostacoli giudiziari, L’Fpö si è mosso in anticipo, scrivendo sul video la parola “stoppare” e non “sparare”: un accorgimento che probabilmente lo ha messo in salvo dal rischio di sanzioni.
Strache, durante la campagna per le comunali di Vienna, giurisdizione che ha il rango di Stato federale, ha sostenuto di aver declinato l’offerta del collega di partito Gerhard Kurzmann, candidato Fpö in Stiria, di cedergli il video-scandalo per mietere più voti.
In compenso è sceso in piazza attaccandosi al collo cartelloni anti-minareti e lanciando il fumetto “Mustafà”, con l’immagine di un bambino che mira la fionda contro un musulmano: un richiamo dispregiativo ai “mamma li turchi” dell’assedio ottomano a Vienna, nel 1683.