Costa d’Avorio, l’Onu sta con lo sfidante

Redazione
09/12/2010

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha annunciato nella notte tra l’8 e il 9 dicembre il suo sostegno ad Alassane...

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha annunciato nella notte tra l’8 e il 9 dicembre il suo sostegno ad Alassane Ouattara come presidente eletto della Costa d’Avorio, a seguito di accese discussioni a causa delle reticenze della Russa.
In un chiaro avvertimento al presidente uscente Laurent Gbagbo, «i membri del Consiglio di sicurezza condannano fermamente ogni tentativo di rovesciare la volontà del popolo», si legge in una dichiarazione ufficiale. I 15 paesi del Consiglio hanno anche brandito la minaccia di sanzioni nei confronti di chi mette a rischio il processo per la pace in Costa d’Avorio.

Vinte le perplessità russe

La Russia aveva bloccato venerdì 3 dicembre l’adozione di un testo congiunto dei 15 nonostante il sostegno ad Ouattara come presidente eletto da parte di Unione africana, Comunità economica degli stati dell’Africa Occidentale (Ecowas), Stati Uniti, Unione europea e segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon.
Il Consiglio di sicurezza ha utilizzato una formula diplomatica valutata attentamente per cercare di soddisfare anche le riserve della Russia: «Dato il riconoscimento da parte dell’Ecowas di Alassane Ouattara quale presidente eletto della Costa d’Avorio, come rappresentante della voce liberamente espressa dal popolo ivoriano e proclamato dalla Commissione elettorale indipendente (Cei), i membri del Consiglio di sicurezza fanno appello a tutte le parti a rispettare l’esito delle elezioni», afferma la dichiarazione dei 15.
Ouattara era stato proclamato vincitore da parte della Cei col 54,1% dei voti, ma il Consiglio costituzionale ivoriano ha invalidato i dati dando Gbagbo, in carica dal 2000, presidente col 51,45%.

Il Paese è in attesa, l’economia paralizzata

L’economia ivoriana, il più grande produttore al mondo di cocco, si è fermata per le elezioni. Ora timidamente stanno riaprendo i negozi, in attesa che sia decisa la sorte del Paese. La capitale Abidjan è stata teatro di diverse giornate di disordine e proteste di piazza, con i supporter dell’opposizione a reclamare una vittoria che tutta la Comunità internazionale ora è pronta a riconoscergli.
Intanto la paralisi politica del Paese ha trascinato con sé l’economia: i prezzi nei market di Abidjan sono saliti alle stelle: la carne è aumentata del 25% in una settimana, le patate addirittura del 60% a causa del blocco quasi completo dei trasporti interni.
Anche la gloria nazionale, il cocco, si è fermato: la popolazione aveva paura a trasportarlo per il timore che i carichi venissero distrutti dalle manifestazioni di strada. Risultato? I prezzi più alti da quattro mesi a questa parte.
È evidente che ogni cosa, in Costa d’Avorio, per sbloccarsi ha bisogno che il nodo politico delle elezioni venga sciolto. Le ultime presidenziali, quelle tenute 10 anni fa e vinte da Gbagbo, vengono ricordate dagli ivoriani come una “calamità”. Anche quella volta, i due pretendenti (oltre al presidente, il generale Robert Guei) si proclamarono vincitori, addirittura arrivando a giurare fedeltà alla nazione in due differenti cerimonie ufficiali. Questa volta sembra più o meno ripercorrersi lo stesso canovaccio: chissà che l’Onu, per una volta, non riesca nel miracolo.