Carlo Terzano

Le paure degli italiani che alimentano il business della sicurezza

Le paure degli italiani che alimentano il business della sicurezza

La criminalità è la terza fobia degli italiani. Eppure i reati sono in calo. Aumentano così armi in circolazione e il giro di affari per la messa in sicurezza delle case. Le statistiche aggiornate.

05 Maggio 2019 07.04

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Non solo porti chiusi. In Italia si chiudono – a doppia mandata – anche le porte.

Uno degli effetti della campagna elettorale permanente vissuta dal nostro Paese pare essere uno stato d'ansia continuo che, oltre a provocare un importante scollamento dalla realtà dell'opinione pubblica, sta comportando anche un mini-boom nel settore della sicurezza privata. Le forze politiche, fomentando le paure degli elettori, li stanno spingendo a rinchiudersi in veri e propri fortini.

IL SOVRANISMO PSICHICO SECONDO IL CENSIS

Sono diversi gli studi sul gap tra realtà e percezione ad aver certificato che gli italiani siano il popolo europeo maggiormente in preda a paure ingiustificate. Non ultimo il 52esimo rapporto del Censis che in merito ha parlato di «sovranismo psichico»: uno stato d'ansia perenne che porta alla caccia continua di un capro espiatorio. È su questo malanimo che si innesta, spiega il report, il sovranismo politico. Accade così che per il 75% degli italiani sia veritiera l'equazione “immigrazione – criminalità”. Solo il 37% ritiene che gli immigrati abbiano un impatto positivo sull'economia. Questa fobia è così incontrollata che, ormai, gli italiani non solo temono l’immigrazione extracomunitaria (63%), ma persino quella dai Paesi dell'Unione europea (45%).

LA CRIMINALITÀ È LA TERZA PAURA DEGLI ITALIANI

Dati analoghi arrivano dall'XI Rapporto sulla Sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa di Demos e Unipolis. Anche questo documento rileva come oramai «le paure e l’incertezza siano argomento polemico e politico ricorrente, parte del dibattito pubblico. E, dunque, della comunicazione. Fanno “spettacolo”». «C’è bisogno di “nemici”», scrive Ilvo Diamanti nella prefazione alla ricerca, «per alimentare e intercettare il consenso. Ma anche per rafforzare la nostra identità. Per comprendere chi siamo “noi”». Quanto ai numeri, ribadiscono che l’insicurezza legata alla criminalità (38%) sia, sebbene in calo rispetto all'apice del 2012, la terza paura degli italiani. Il 26% teme di essere vittima di furto, il 18% di subire quello dell'automobile e il 17% di finire preda di scippi o borseggi. Il dato più interessante è che tra i più preoccupati (43%) ci sia chi guarda più di quattro ore di televisione al giorno, percentuale che potrebbe suggerire quale sia il media che veicola maggiormente queste fobie.

Gli omicidi sono calati da 371 del 2017 a 319 del 2018. Anche le rapine sono passate da circa 32 mila a 28.390

Qui si manifesta in tutta la sua virulenza contraddittoria il doppio volto del ministro dell'Interno. Se Matteo Salvini, nella sua veste (ma sarebbe meglio dire "divisa", considerato il suo ricco guardaroba) di segretario federale della Lega alimenta i timori degli italiani, il Viminale continua a sfornare dati rassicuranti sul calo progressivo dei crimini commessi. Secondo l'ultimo dossier sulla criminalità, al 31 luglio 2018 erano stati compiuti 2.240.210 reati contro i 2.453.872 del periodo precedente. Più nel dettaglio, gli omicidi sono calati da 371 del 2017 a 319 del 2018. Se a ciò si aggiunge che la maggior parte ha origine domestica, bastano questi numeri a smentire certi tipi di propaganda politica. Anche le rapine sono passate da circa 32 mila a 28.390. Per la cronaca, ben prima dell'operazione "porti sicuri" tanto sbandierata da Salvini gli sbarchi di migranti al 31 luglio 2018 (il governo giallo-verde era in carica solo dal primo giugno) erano calati del 76,6%, passando da 183 mila a poco meno di 43mila.

IL NOSTRO È TRA I PAESI PIÙ SICURI DELLA UE

Solo il numero di furti, benché in diminuzione, resta considerevole: erano 1.302.636 al 31 luglio 2017, ne sono stati denunciati 1.189.499 nell'arco dei 12 mesi successivi. Eppure siamo tra i Paesi più sicuri del Vecchio continente. A dirlo è Eurostat, che rileva anche come il dato italiano sia in controtendenza rispetto a Francia e Germania, dove sono aumentati rispettivamente del 5 % e dell'1%. Inoltre, i numeri smentiscono anche i pregiudizi sulla pericolosità sociale dell'immigrazione comunitaria dai Paesi dell'Est Europa. Se nel 2016 in Paesi tradizionalmente sicuri come Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Irlanda, Lussemburgo, Francia, Inghilterra, Galles e Italia si erano verificati oltre 300 furti con scasso ogni 100.000 persone, in Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria, Slovacchia e Polonia tale dato era inferiore a 100.

AUMENTANO LE ARMI IN CIRCOLAZIONE

È sempre il Viminale a raccontare il significativo aumento delle armi in circolazione nel Paese registrato negli ultimi anni. Lo scorso luglio le licenze rilasciate per la detenzione legale erano 1.315.700, in crescita del 4% rispetto al 2015. E se nell'ultimo triennio risultano in calo tanto il porto d’armi per attività venatoria (-9%), quanto quello per la difesa personale (-16% per le armi a canna corta e -58% a canna lunga), sono invece aumentate del 27% le licenze sportive. Complice un iter burocratico per ottenerle più snello che ha provocato diversi travasi dal settore venatorio a quello sportivo. Non sono ancora numeri in grado di allarmare, ma è pur vero che risalgono al triennio precedente e dunque non dicono se e quanto la recente legge sulla legittima difesa (o meglio, sulla «difesa sempre legittima») voluta da Salvini e licenziata in via definitiva dal Senato lo scorso 28 marzo abbia influenzato un'eventuale corsa al possesso di un'arma da fuoco.

Attualmente, le aziende per servizi di vigilanza, investigazione e installazione di impianti di allarme, sono 9.429

Una recente ricerca dell’Unione europea delle cooperative Ue.coop, associazione presieduta dall'ex magistrato Gherardo Colombo, sembra invece certificare che le fobie degli italiani abbiano permesso al settore della sicurezza privata di crescere del 10,7% solo nell'ultimo lustro. Settore che è ormai arrivato a contare oltre 100 mila occupati (nel 2017 secondo Federsicurezza erano 64 mila). Attualmente, le aziende per servizi di vigilanza, investigazione e installazione di impianti di allarme, sono 9.429, concentrate soprattutto in Lombardia (1.833), nel Lazio (1.014), Campania (780), Piemonte (723) e in Emilia Romagna (715). E se Roma e Milano sono le province con più imprese (rispettivamente 834 e 759), la prima per giro d’affari con circa 700 milioni di euro all’anno è Napoli con 446 attori a spartirsi un piatto sempre più ricco.

SIAMO IL PAESE DELLE PORTE BLINDATE

Non a caso, secondo la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa di Pisa, siamo il «Paese delle porte blindate». Su quasi 30 milioni di immobili dotati di utenze domestiche (acqua, elettricità, gas) sono installate circa 20 milioni porte blindate. Un dato riscontrato anche da Federsicurezza secondo cui oltre 19 milioni di italiani (il 31,9% del totale delle famiglie) percepiscono il rischio di criminalità nella zona in cui vivono. I sistemi d’allarme ammontano a 12,6 milioni. Oltre 10 milioni di abitazioni dispongono di inferriate a porte e finestre. In oltre 9,2 milioni di case sono installate telecamere. Una corsa alla trasformazione della propria abitazione in fortino non esattamente economica: per il Cna può richiedere da 4 mila a 16 mila euro. Per una porta blindata si spende da 1.500 a 5 mila euro. I sistemi di allarme vanno dai 150 ai 500/1.000 euro. Chi non ha sentito dire agli anziani frasi come «ai miei tempi la porta di casa restava sempre aperta»? Nello studio Mezzo secolo di delitti di Marzio Barbagli, numeri alla mano si evidenzia in più occasioni come nell'immediato Dopoguerra i crimini contro la persona fossero più frequenti di oggi.

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