Crisi, Amato: «A rischio la coesione sociale»

Redazione
24/08/2012

L’ex premier Giuliano Amato, in un’intervista all’Unità, ha parlato delle cause che hanno portato la Grecia al default. Bisognava «elevare...

Crisi, Amato: «A rischio la coesione sociale»

L’ex premier Giuliano Amato, in un’intervista all’Unità, ha parlato delle cause che hanno portato la Grecia al default.
Bisognava «elevare la competitività e la crescita delle economie più deboli. Non lo si è fatto e alla unilateralità dell’austerity si è accompagnato un suo uso talmente massiccio da portare a risultati del tutto controproducenti. In questo senso il caso greco resterà nella storia come quello di una terapia che ha (quasi?) ucciso il paziente, dove vittima non è solo l’economia, ma anche la coesione sociale e quindi il fondamento della democrazia».
«Populismo e nazionalismo risorgono in tempo di crisi» ma «fortunatamente nei Paesi europei il fenomeno, pur presente, ha ancora dimensioni controllabili. Dipende dalle risposte che sapremo dare alla crisi sia nelle sedi nazionali sia a livello europeo», ha continuato Amato.
In questo quadro, secondo l’ex premier, «l’Europa politica dovrebbe significare soprattutto due cose: la creazione di un potere federale con il trasferimento di competenze e di risorse al livello sovranazionale, sufficienti ad ancorare a esso, e non alle vicende dei singoli Stati membri, la moneta comune; e il suo uso per ricostituire, a fondamento della nostra economia, il patto sociale che è andato distrutto, indispensabile alla sua solidità e alla sua accettazione».
SCHULZ: «SOLO UNITI POSSIAMO FERMARE IL DECLINO». Per il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, anche lui intervistato dall’Unità, invece «è da deplorare la mancanza di un’azione comune nell’affrontare la crisi. In passato, l’Europa ha sempre avuto successo quando ha aderito al metodo comunitario», mentre ora «i governi degli Stati membri prendono decisioni dietro porte chiuse, i parlamentari nazionali ed europei sono bypassati e costretti a inghiottire le decisioni dei summit».
Per Schulz «c’é bisogno di una gestione della crisi più trasparente e democratica», e «il Trattato di Lisbona ci dà gli strumenti per farlo».
Secondo il presidente del Parlamento europeo esiste il rischio che la crisi economica diventi una crisi di democrazia.
«La gente non riesce a capire come da un lato l’Ue spenda bilioni di euro per salvare le banche europee e dall’altro ci sia poco o nulla per aiutare quelli più colpiti dalla crisi, senza che ne siano i responsabili», ha rilevato Schulz che ha concluso il suo discorso con un pensiero alle future generazioni: «Specialmente le giovani generazioni hanno bisogno di prospettive e di speranze. Se l’Europa non affronterà questo problema i partiti populisti ed estremisti avranno sempre più consenso. E questo si ritorcerà contro l’idea di Europa e di democrazia».