Condotte Spa: così rischia di morire un colosso dell’edilizia

03 Agosto 2018 15.06
Like me!

Dopo l'appello dei sindacati qualcosa si è mosso e lunedì 6 agosto Condotte Spa – terzo gruppo italiano del settore costruzioni, 1,3 miliardi di fatturato e più di 5mila dipendenti di cui mille che non vedono lo stipendio da cinque mesi – verrà finalmente commissariata. Da allora ci saranno 120 giorni di tempo per decidere della sorte di una società storica, attiva nei lavori pubblici e nelle grandi opere, con commesse che vanno dall'alta velocità al cantiere del Brennero. La nomina del commissario sarà fatta dal vicepremier Luigi Di Maio, ma seguendo le nuove procedure messe a punto lo scorso 30 luglio: si supera il vecchio modello ed ora è previsto il sorteggio tra una rosa più ampia di nomi proposti dal comitato di valutazione.

ALLARME DEI SINDACATI: «RISCHIO EFFETTO DOMINO»

Il 3 agosto le segreterie delle tre principali sigle sindacali del comparto – FeneaUil, Filca Cisl e Fille Cgil – avevano lanciato un appello ricordando che «sono passate più di due settimane dalla presentazione della richiesta di amministrazione straordinaria da parte di Condotte». «È necessario», hanno scritto in una nota congiunta, «che il ministro Di Maio intervenga tempestivamente per evitare che la situazione, già caratterizzata dal blocco dei cantieri, dalla perdita di commesse e dal mancato pagamento delle retribuzioni del personale, possa ulteriormente degenerare». La paura è che la crisi di Condotte si propaghi al settore come in un contagio: «La crisi della società», hanno scritto infatti le organizzazioni dei lavoratori, «ad oggi ha determinato un effetto-domino sull'indotto delle tante imprese fornitrici, subappaltatrici ed impegnate insieme a Condotte nella realizzazione di importanti progetti, in Italia e all'estero». E pensare che solo nel luglio del 2016, la società annunciava la volontà di quotarsi in Borsa. In realtà appena un anno e mezzo dopo, a gennaio 2018 ha presentato la richiesta di concordato in bianco al tribunale di Roma. Molti dipendenti e dirigenti hanno lasciato l'azienda e per quelli che restano si profila la cassa integrazione straordinaria.

Fondata a fine 800, passata da essere proprietà del Vaticano all'ingresso nel gruppo Iri fino alla privatizzazione, Condotte è un pezzo di storia d'Italia. Che rischia di concludersi nel peggiore dei modi. La società ha due miliardi di debiti, di cui quasi un miliardo verso le banche – sembra che Unicredit abbia bloccato anche il tentativo di pagare una mensilità ai dipendenti – e un altro miliardo verso i fornitori. Il 13 luglio ha rifiutato l'offerta del fondo Attestor: i 200 milioni proposti non le permettevano nemmeno di pagare un quinto dei debiti. Nella richiesta di concordato veniva citata l'oggettiva «difficoltà di incasso degli ingenti crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni». Ma in questa storia ci sono anche ritardi di pagamento a causa di inchieste giudiziarie e di tutti i problemi che si registrano nell'esecuzione dei lavori pubblici in Italia.

SOSPESI CANTIERI DA NORD A SUD E 6 MILIARDI DI ORDINI

Il risultato sono sei miliardi di euro di ordini e cantieri in sospeso. E dentro c'è la mappa dell'Italia intera: dalla stazione Tav di Firenze alla Città della salute di Sesto San Giovanni, dal Mose di Venezia all'alta velocità Brescia Verona e Verona Vicenza, dal Mose fino al cantiere – cruciale – del Brennero. In molti casi, a partire proprio dall'appalto di Firenze, la società è stata vittima della sospensione dei lavori dovuta a inchieste o mancanze di altri. In altri casi è stata direttamente coinvolta in indagini per corruzione, come nelle indagini sull'appalto della superstrada Siracusa Gela, per cui lo scorso marzo il gip di Messina ha disposto l'arresto di sei persone tra cui proprio il presidente del consiglio di gestione di Condotte, Duccio Astaldi. Da allora la crisi dell'azienda è solo peggiorata e dal 6 agosto il suo destino sarà nelle mani di un commissario.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *