L’emergenza Covid e l’Italia del Risarcimento

Elisabetta Grandi
07/05/2020

Il lockdown ha messo in ginocchio badanti, partite Iva, precari. Ma a salire sulle barricate sono notai, ristoratori e albergatori. Per questo andrebbe ricordato che il risparmio privato italiano ammonta a 4.200 miliardi di euro. Saranno tutti dei rider?

L’emergenza Covid e l’Italia del Risarcimento

Una «crisi economica senza precedenti», l’ha definita il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni. L’Italia ne pagherà il prezzo più alto, con la sola Grecia ad andare peggio di noi (dio l’abbia in gloria, è una vita che la Grecia ci salva dall’ultima posizione in classifica e comunque con la pandemia se l’è cavata benissimo).

Avevamo capito che le cose si mettono male e si metteranno anche peggio, ma occorre forse ricordare più spesso che la crisi non è e non sarà uguale per tutti, anche se tutti all’unisono reclamano a gran voce non solo un aiuto e un supporto, ma un vero e proprio risarcimento dei danni inflitti dalla pandemia al proprio fatturato.

Così, sentiamo aumentare le voci di coloro che inveiscono contro il governo, come se Giuseppe Conte in persona avesse morso il pipistrello, che infettò il serpente, che mangiò il pangolino, che prese il topo, che al mercato di Wuhan mio padre comprò. Però, vedere costoro sfilare a ogni telegiornale, suddivisi per categorie e corporazioni, può far venire l’orticaria.

GLI AFFARI DI GDO E DELL’E-COMMERCE

Il lockdown totale ha sicuramente arricchito alcuni. In primo luogo l’e-commerce, aumentato del 50% e destinato a proseguire la sua crescita, dopo che tanti hanno scoperto quanto sia comodo fare la spesa online e poi stare sul divano ad aspettare la consegna. Affari d’oro per tutte le insegne della grande distribuzione, con la coda fuori h24, mascherine sul viso, chiacchiere tra sconosciuti e magari qualche flirt da epoca del coronavirus. Bene anche i piccoli negozi di alimentari, valida alternativa (un po’ più costosa) per chi le lunghe code non se le voleva proprio sorbire. Graziati i tabaccai (dio li protegga) e rilanciato il ruolo sociale e culturale delle edicole, che prima del virus erano prossime all’estinzione, ma poi si sono dimostrate ottime mete per fare due passi e procurarsi un’autocertificazione evidente da sventolare al poliziotto zelante: «Guardi, sono andato giusto ora a comprare il giornale».

PRECARI, PARTITE IVA, COLF E BADANTI SUL LASTRICO

A tutti questi in fondo è andata bene. A un sacco di altri invece no, come i lavoratori precari con contratti a termine, le piccole partite Iva, le badanti e le colf, e tutta la pletora di non garantiti che arranca tra donazioni della Caritas e la generosità di familiari e amici.

LE BARRICATE DI NOTAI E RISTORATORI

Ma in prima fila a reclamare troviamo piuttosto gli artigiani (idraulici, falegnami, elettricisti e così via) e i professionisti, come avvocati, notai, dentisti e commercialisti, tutta gente notoriamente con le pezze al culo, che per far fronte alla crisi dovrà magari vendersi la barca a vela o uno dei tre Suv che tiene parcheggiati nel cortile di casa. Per non parlare di albergatori, ristoratori, baristi e commercianti (non alimentari), per carità, danneggiati senz’altro, ma tutti imprenditori che dichiarano mediamente al fisco 20 mila euro l’anno, mentre ora invocano i loro 8 mila al mese di fatturato perduto. E che dire dei gestori di stabilimenti balneari, di parchi dei divertimenti, di impianti sciistici, di discoteche? Ogni categoria ha il suo danno, la sua rabbia, la sua richiesta, mentre i rappresentanti sfilano davanti alle telecamere piagnucolando o rivendicando, uniti in un’Italia entrata nell’epoca stracciona del Risarcimento, aiuti per tutti e senza condizioni.

UN OCCHIO AL NOSTRO RISPARMIO PRIVATO

Vale forse la pena ricordare che il risparmio privato italiano ammonta a quasi 4.200 miliardi di euro, pari al doppio del Pil nazionale. Forse che questa montagna di soldi si è volatilizzata durante la pandemia? O magari a detenere una simile cifra sono i rider che dal primo giorno di lockdown vediamo sfrecciare con i loro zaini colorati in spalla. Noi crediamo che siano dei poveri cristi costretti a un lavoro sottopagato, invece sono dei milionari che avevano solo voglia di girare per le città in bicicletta.