Le tappe della crisi, da Conte al Senato fino al ritorno alle urne

Tutto dipende dal calendario che voterà il Senato. Poi si potrebbe aprire una corsa contro il tempo nel caso non ci sia una maggioranza alternativa. Dalle consultazioni al voto: i tempi della crisi.

12 Agosto 2019 22.02
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È ancora un rebus l’esito della crisi. Nemmeno la riunione dei capigruppo del Senato ha risolto la tempistica della parlamentarizzazione della fine del governo gialloverde, ormai nei fatti. Si va da uno scenario che può portare a dimissioni dell’attuale governo e urne subito, entro ottobre, al tentativo di dare vita a un nuovo esecutivo con una nuova maggioranza, retto dal Movimento 5 Stelle insieme al Pd. Nel mezzo Giuseppe Conte potrebbe comunque chiudere la sua esperienza senza passare per un voto di sfiducia. Ecco le ipotesi per la soluzione della crisi:

SI VOTA CALENDARIO AL SENATO E ‘VINCE’ AULA IL 20

I presidenti dei gruppi al Senato non hanno trovato una intesa all’unanimità. Il 13 agosto i senatori hanno approvato la riunione della prossima assemblea il 20 con le comunicazioni di Giuseppe Conte fissate per le ore 15, mentre è stata bocciata l’opzione del centrodestra di un voto già il 14 agosto sulla mozione di sfiducia al premier.

DIMISSIONI CONTE SOLO DOPO COMUNICAZIONI

Confermata l’Aula del Senato il 20, il premier interverrà a Palazzo Madama. Sulle sue comunicazioni potrebbe essere presentata una risoluzione dal M5s, che va votata dai senatori. Il premier potrebbe annunciare nel suo discorso l’intenzione di dimettersi al termine del dibattito in Aula. In ogni caso Salvini ha promesso ai suoi che in quell’occasione «sfiduceremo il premier». Per lo stesso giorno alle 14.30 è convocata anche una nuova conferenza dei capigruppo del Senato è convocata per martedì 20 agosto alle 14.30, mezz’ora prima del discorso del presidente del consiglio.

SALVINI RITIRA LA DELEGAZIONE, CONTE SALE AL COLLE

Altro scenario dell’ultima ora quella del ritiro della delegazione dei ministri leghisti da parte di Matteo Salvini. In questo caso Conte potrebbe teoricamente salire subito al Colle o aspettare il passaggio parlamentare del 20, come sembra più probabile. In questo caso, dopo l’intervento in Aula, il premier dovrebbe manifestare a Sergio Mattarella l’intenzione di lasciare l’incarico di governo.

CONSULTAZIONI LAMPO

Già dopo il 20, il Capo dello Stato potrebbe aprire le porte del Quirinale per ascoltare i presidenti delle Camere e le forze politiche e valutare se non ci sia più possibile far proseguire la legislatura, o se siano maturate nel frattempo invece le condizioni per costruire una nuova maggioranza attorno a un nuovo esecutivo.

SENZA NUOVA MAGGIORANZA, URNE A FINE OTTOBRE

Verificata l’eventuale assenza di una nuova maggioranza, Mattarella potrebbe sciogliere le Camere già entro fine agosto per consentire di fissare il voto entro la fine di ottobre. Servono infatti tra i 45 e i 70 giorni, ma almeno 60 giorni per le procedure del voto all’estero. La data cerchiata in rosso potrebbe essere quella del 27 ottobre.

NUOVO GOVERNO A FINE NOVEMBRE, RUSH PER MANOVRA

Se tutti i tempi venissero rispettati il nuovo governo sarà in carica tra fine novembre e inizio dicembre. Prima vanno eletti anche i nuovi presidenti di Camera e Senato. A quel punto resterebbe circa un mese per presentare la legge di Bilancio ed evitare l’esercizio provvisorio.

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