Iva e deficit: come la manovra ha spaccato il governo

Scambio di accuse tra gli ex alleati di governo sulla legge di bilancio. Per i pentastellati il Carroccio aveva proposto una finanziaria "scassa conti". Ma Salvini incalza: «Votare subito per fermare l'aumento dell'Iva».

09 Agosto 2019 20.48
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La manovra rischia di diventare ostaggio della campagna elettorale. Il Pd ha accusato la Lega di essere scappata per non affrontare la prossima legge di Bilancio mentre il Movimento 5 Stelle ha puntato il dito contro l’ex alleato che avrebbe avuto nel cassetto un progetto ‘scassa conti‘ e si renderà responsabile dell’aumento dell’Iva. Ma la Lega ha elencato proprio la visione sul bilancio tra le «divergenze» insanabili e chiede di votare subito, proprio per evitare i rincari da oltre 50 miliardi in due anni, 23 nel 2020 e poco meno di 29 nel 2021.

IL PESO DELLA CRISI SU SPREAD E MANOVRA

In questo cortocircuito, con una crisi agostana su cui fino a qualche giorno fa nessuno scommetteva, i mercati hanno sofferto e lo spread è volato a 240 punti, con i rendimenti intorno all’1,82%. Una tempesta sui mercati, che lo stesso Matteo Salvini ha detto di voler evitare andando presto al voto. Anche perché uno scenario del genere complicherebbe non poco la composizione della prossima legge di Bilancio, chiunque sia chiamato a farla.

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TRIA IN ATTESA DI CAPIRE GLI SVILUPPI

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, in queste ore difficili, è rimasto al suo posto a Via XX Settembre. A lavorare ai vari dossier ancora aperti (solo l’8 agosto, ad esempio, ha firmato il decreto che sblocca il rimborso per i risparmiatori coinvolti nelle crisi bancarie). E osservato con attenzione l’andamento della Borsa, e del tasso di interesse sui titoli pubblici. Ma al momento, fino a che non si capirà il destino della legislatura, e la eventuale data del voto, ha comunque le mani legate. Il lavoro preparatorio della manovra non era che all’inizio, come ha spiegato nei tre incontri con le parti sociali delle scorse settimane, seduto a fianco al premier Giuseppe Conte e al vicepremier Luigi Di Maio. Entrambi a predicare, in sintonia con il ministro, cautela sulla gestione dei conti, mentre dall’altro lato Salvini, incontrando sempre sindacati e imprese, invocava manovre coraggiose e in deficit, grazie a nuova flessibilità da trattare con Bruxelles.

LA MANOVRA IN DEFICIT DELLA LEGA

Il piano leghista, ha attaccato però il Movimento, era quello di fare lievitare l’indebitamento fino al 3,5%, sfondando il tetto delle regole europee: proprio di fronte alle possibili resistenze del Colle e di Tria, raccontano, Salvini ha prima chiesto la testa del ministro dell’Economia e poi «ha deciso di tentare di gestire in proprio la prossima manovra imponendo un suo uomo fidato al Mef». Che la Lega sia pronta lo ha ribadito anche l’attuale presidente della commissione Bilancio, Claudio Borghi, con un tweet che avrebbe sollevato ilarità nelle file del Movimento, immaginando «una manovra di Borghi, con il deficit» alle stelle e i debiti «pagati in minibot»: la manovra leghista, hanno fatto sapere sempre i 5S, vale «32-32 miliardi», tra clausole Iva (23 miliardi), spese indifferibili (4-5 miliardi) e flat tax (5-6 miliardi, al netto del taglio degli 80 euro del bonus Renzi). Partendo da un indebitamento per il 2020 all’1,8%, con stima di crescita allo 0,7%, la manovra tutta in deficit porterebbe il rapporto con il Pil 3,5%. Un livello che rischierebbe di innescare un’altra spirale negativa sui mercati.

IL COSTO DELL’IVA E I RISPARMI DI QUOTA 100 E RDC

Chiunque prenderà in mano le redini della finanza pubblica dovrà comunque ripartire dall’aggiornamento del quadro dopo la correzione da quasi 8 miliardi di fine giugno. Prima di tutto andrà votato anche dalla Camera l’assestamento di bilancio. Poi a metà settembre, come previsto dal Salva-conti, andranno certificati gli effettivi risparmi di reddito di cittadinanza e quota 100, che potrebbero essere superiori al miliardo e mezzo per ora accantonato dalle spese dei ministeri. A quel punto, secondo i calcoli dell’Upb, il deficit tendenziale per il 2020 dovrebbe partire dall’1,7%. E solo sterilizzare gli aumenti Iva con l’indebitamento lo porterebbe pericolosamente vicino al 3%.

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