Leggete Salvini su Libero: sta male, curatelo

Dopo aver creato la crisi di governo più assurda della storia, il leader della Lega farfuglia bugie, promesse e insulti senza senso: non ci sta più con la testa.

04 Settembre 2019 09.52
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Chi, soprattutto a destra, si interroga ancora sulle ragioni per cui Matteo Salvini ha messo in crisi il governo spingendo il Movimento 5 stelle all’alleanza con il Pd, deve leggere l’intervista che ha dato a Pietro Senaldi, direttore di Libero. E la riposta al quesito è semplice: quest’uomo non ci sta con la testa.

Il suo problema non erano le simpatie fasciste, il linguaggio truce, la voglia di pieni poteri, l’odio verso i deboli che lo spingeva verso la guerra civile contro i poveri di tutto il mondo. No, niente ideologie. Salvini non ci sta con la testa.

SALVINI FARFUGLIA COSE SENZA SENSO

Il governo Conte nuovo di zecca non ha solo risparmiato agli italiani una deriva autoritaria, non ha solo allontanato elezioni che avrebbero visto il facinoroso sovraeccitato balzare alla guida della politica italiana. No. Giuseppe Conte ha restituito alla famiglia e al suo partito un uomo che non sta bene con la testa.

Pubblicherei ogni giorno su tutti i media e sui social la cazzata di Salvini dell’ultimora

Se fossi il capo della propaganda, un tempo si diceva così, del Pd o anche dei cinque stelle, la battaglia anti-Salvini la imposterei in questo modo: pubblicherei ogni giorno su tutti i media e sui social la cazzata di Salvini dell’ultimora, dalle bugie, alle parole esagerate, ai farfugliamenti religiosi, alle promesse, agli insulti, insomma tutte quelle robe che si dicono quando proprio non si sta bene e quando te le ripetono una volta guarito tu dici: ma ero proprio io?

IL LEADER DELLA LEGA HA CAVALCATO L’ODIO PERDENDO LA TESTA

Da dove nasce il malessere di Salvini? Paradossalmente nasce da una sua intuizione. Nel momento più basso della Lega ha capito che si stava contemporaneamente celebrando il funerale della destra. Silvio Berlusconi imbambolato, Gianfranco Fini fuori gioco, Giorgia Meloni con sondaggi e voti modesti. Lì l’uomo ha capito che poteva riprendersi «tutt’ chell che è ‘o nuost» e si è buttato a capofitto sul patrimonio della destra. Ha smesso di fare il nordista, si è fatto italiano a modo suo, ha cavalcato tutte le paure concentrandosi su quella più ancestrale, la paura del diverso, dell’uomo di altro colore, di quello che non è nato come noi e lì si è messo a suonare la tromba.

Matteo Salvini e Giuseppe Conte.

L’operazione gli è riuscita, ma a mano a mano che gli riusciva Salvini si sovraeccitava perché era andato al di là delle proprie forze. Soprattutto intellettuali. Nel suo partito poteva trovare suggeritori anti-immigrati ma non c’era una cultura di destra strutturata e la destra vera gli si è consegnata dimenticando le proprie tradizioni, sposando il sovranismo al posto del nazionalismo, mettendo in primo piano l’economia feroce dell’odio sociale e dimenticando i sogni corporativi e la teoria dell’armonia di Pinuccio Tatarella.

SALVINI TRADITO DALLA FIDUCIA DEI SUOI SOSTENITORI DI DESTRA

Salvini si è fatto pure anti-papa. Ci sono giornali e giornalisti che la famiglia Salvini dovrebbe citare in giudizio. Ad esempio tutti quelli che pur vedendo il leader leghista in lite con mezzo mondo lo hanno incoraggiato a litigare con il pontefice contendendogli la santità. Nella sua intervista Pietro Senaldi prende in giro Salvini per la storia del rosario, ma 20 giorni fa lo elogiava. Da qui si capisce l’importanza della famiglia e degli amici.

Tutti a destra hanno avuto fiducia che alla fine Salvini avrebbe sfondato

Questi avrebbero dovuto dire: Matteo hai fatto tanto, ma l’affare si è ingrossato, calmati o passa la palla. Nessuno ha parlato, tutti a destra, anche i noti intellettuali che ci rompono le palle con le autocritiche che noi di sinistra (veri specialisti) facciamo da anni, hanno avuto fiducia che alla fine Salvini avrebbe sfondato – non dico cosa – a noi dell’altra parte e Salvini intanto beveva a gargarozzo, parlava a ruota libera perdendo via via il controllo di sé. Giuseppe Conte lo ha capito e si è mosso di conseguenza. La storia di questa svolta ha una natura psichiatrica. Inutile girarci attorno.

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Commenti: 4

  1. E allora bisogna tornare a dialogare con la destra tradizionale.
    e il centro destra, o chi avrà in mano il suo retaggio politico moderato di berlusconi, intendo silvio, anche rotondi che scrive su questo giornale, chi avrà in mano le carte della destra liberale e moderata dovrà fottersi a dialogare con la meloni, o la vecchia destra pop romana che sta tra la gente, nelle periferie, che vuole lottare, andare in chiesa e sentirsi libera di essere anche coatta, è lecito anche questo in democrazia

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