Il secondo giorno di consultazioni per il nuovo governo

Mattarella dà appuntamento alle forze politiche martedì 27 agosto: «Contatti tra i partiti, ma servono decisioni in tempi brevi. O esecutivo con fiducia o voto». Di Maio non cita il Pd. Salvini riapre al M5s. Zingaretti detta le sue condizioni.

22 Agosto 2019 09.15
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Terminate le consultazioni al Quirinale dei principali partiti italiani, l’unica certezza è che le strade sono ancora tutte aperte. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso alle forze politiche tempo fino a martedì 27 agosto, giorno in cui sono state convocate nuove consultazioni.

«Il ricorso agli elettori è necessario se il parlamento non è in grado di esprimere una maggioranza di governo», ha detto il capo dello Stato. Nel corso delle consultazioni «mi è stato comunicato da parte di alcuni partiti che sono state avviate iniziative per un’intesa e mi è stata avanzata la richiesta di avere il tempo di sviluppare questo confronto. Anche da parte di altre forze politiche, del resto, è stata rappresentata la possibilità di ulteriori verifiche». Poi l’affondo: «Non posso precludere l’espressione di una maggioranza da parte del parlamento, ma ho il dovere di chiedere decisioni sollecite». Altrimenti l’unica strada sarà tornare alle urne: «Sono possibili solo esecutivi che ottengono la fiducia del parlamento su un programma per governare. In mancanza di queste condizioni, la strada è quella delle elezioni».

GLI ELETTI M5S A DI MAIO: «TRATTARE CON IL PD»

Luigi Di Maio, al termine delle consultazioni con il capo dello Stato, aveva elencato 10 punti programmatici attorno ai quali mettere insieme una nuova maggioranza, a partire dal taglio del numero dei parlamentari. E l’assemblea congiunta dei deputati e dei senatori pentastellati gli ha dato mandato di portare avanti l’interlocuzione con il Partito democratico. Il segretatio dem Nicola Zingaretti, a sua volta, ha proposto un programma di cinque punti e ha chiesto discontinuità rispetto al passato: niente Conte bis e una squadra di ministri tutta nuova.

LA LEGA: «ELEZIONI STRADA MAESTRA»

La delegazione della Lega al Colle per le consultazioni con il capo dello Stato.

La Lega di Matteo Salvini, al contrario, sembra puntare decisamente sul voto anticipato: «Sono contento di essere a capo di una forza compatta. Abbiamo scelto di portare nelle case degli italiani le cose che non vanno, qualche anno fa sarebbero rimaste nelle segrete stanze. L’Italia non può permettersi di perdere tempo con un governo che litiga e non può avere un governo con posizioni distanti, per questo abbiamo ribadito che i troppi “no” hanno portato alla fine di questa esperienza. Io ne sono stato il più strenuo sostenitore, ma oggi la via maestra non possono essere giochini di Palazzo». Poi però è arrivata un’apertura in extremis al M5s: «Se qualcuno mi dice ragioniamo perché i “no” diventano “sì”, miglioriamo la squadra, diamoci un obiettivo, facciamo qualcosa non contro, ma per… io l’ho sempre detto, sono una persona concreta, non porto rancore e guardo avanti, non indietro». Un modo per tenere la porta aperta a una prosecuzione dell’esecutivo gialloverde, ma anche per non passare come colui che di fatto ha voluto la crisi di governo.

FORZA ITALIA: «IL CENTRODESTRA È LA MAGGIORANZA NATURALE»

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella stringe la mano a Silvio Berlusconi, fondatore e leader di Forza Italia.

La delegazione di Forza Italia guidata da Silvio Berlusconi era composta da Antonio Tajani e le due capigruppo, Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini. A differenza delle delegazioni di Fdi e Pd, quella di Forza Italia ha fatto il suo ingresso nel palazzo del Quirinale non a piedi ma in macchina. Al termine dell’incontro Berlusconi ha letto una dichiarazione scritta: «Siamo preoccupati per una crisi aperta in un momento delicato. L’Italia dovrà affrontare una manovra pesante, da 30 miliardi, per evitare l’aumento dell’Iva, il crollo dei consumi», una «pesante recessione», una «manovra attesa con particolare attenzione dall’Europa». «Un governo non può nascere in laboratorio», ha detto il leader di Fi sottolineando che le alleanze si costruiscono «prima del voto, non dopo». Secondo Berlusconi anche quella Pd M5s è «una maggioranza di diversi», «una maggioranza improvvisata», «una presa in giro degli elettori». Un governo «sbilanciato a sinistra» sarebbe «pericoloso per la libertà dei cittadini». «Se si ricorresse un’imposta patrimoniale metterebbe a rischio il risparmio degli italiani», ha aggiunto. E poi ha precisato che serve un governo che «scongiuri in tutti i modi l‘uscita dall’euro» e che ritrovi il prestigio internazionale, ribadendo la netta scelta atlantica di Forza Italia. «Il centrodestra» ha concluso «è la maggioranza naturale degli italiani» come confermato «da tutte le tornate elettorali» e «dalla molteplicità dei sondaggi». Se non è possibile una maggioranza di centrodestra, «la strada maestra sono le elezioni anticipate».

LE VERE RICHIESTE DEL PD AL M5s: «SERVE UN GOVERNO DI SVOLTA»

Paola De Micheli, Paolo Gentiloni, Nicola Zingaretti, Andrea Marcucci e Graziano Del Rio al Quirinale.

La delegazione del Pd è arrivata al Quirinale guidata dal segretario Nicola Zingaretti e composta dal presidente Paolo Gentiloni e dalla vice Paola De Micheli e dai due capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Del Rio. «Abbiamo espresso al presidente della Mattarella la disponibilità di verificare la possibilità di una nuova maggioranza», ha detto Zingaretti sotolineando però che dovrà essere nel nome della discontinuità anche per la distanza politica dal Movimento Cinquestelle. Ma a muovere il Pd, ha detto il segreterio dem, è la preoccupazione per l’Italia. Il primo dei «principi non negoziabili» a cui si dovrebbe ispirare il nuovo governo, ha dichiarato Zingaretti è «la chiara e indiscussa scelta europeista», per costruire una Europa rinnovata «in nome dello sviluppo, del lavoro e della solidarietà». Il leader dem chiede una svolta nella collaborazione con l’Europa sulla gestione dei migranti e sintetizza: «Quello che serve è un governo di svolta alternativo alle destre» con un «programma nuovo, solido» e che possa «ridare speranza agli italiani». «Se non dovessero esistere queste condizioni, tutte da verificare allo stato attuale», ha concluso Zingaretti, «lo sbocco naturale della crisi sono nuove elezioni anticipate». Stando a un retroscena pubblicato da Repubblica, con il Capo dello Stato il segretario Pd ha di fatto ridotto i cinque punti annunciati il 21 agosto a tre. Cioè: l’abolizione dei due decreti sicurezza, accordo preventivo sulle misure della manovra, no alla legge sul taglio dei parlamentari così come voluta dai cinque stelle.

FRATELLI D’ITALIA: «IL VOTO UNICO ESITO POSSIBILE»

La presidente di Fratelli di Italia, Giorgia Meloni.

La delegazione di Fratelli d’Italia guidata da Giorgia Meloni ha aperto il secondo turno di consultazioni. «Le elezioni sono oggi l’unico esito possibile rispettoso dell’Italia, dei suoi interessi, del suo popolo e della Costituzione», ha detto la leader Meloni all’uscita dall’incontro con il Capo dello Stato. Meloni si è anche vantata di guidare la delegazione la cui posizione era più chiara. «Altre soluzioni per noi non ci sono, e se intraprese sarebbero una lesione per la democrazia», ha detto Meloni. «Ho sentito Salvini e penso che se si andasse al voto ci sarebbe una compagine formata da Fdi e Lega sicuramente, vedremo cosa fa Fi, e sicuramente sarebbe già maggioritaria», ha proseguito la presidente di Fdi che non si è risparmiata una frecciatina nei confronti del leader leghista specificando che avrebbe preferito che si fosse aperta la crisi dopo il voto europeo come lei aveva suggerito.

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