Per far diga anti-Salvini vanno bene pure destra e M5s

Bisogna impedire che l’uomo più pericoloso della storia d’Italia vada a Palazzo Chigi. Il Pd deve parlare ai grillini feriti. E persino a certe forze politiche conservatrici. Il leghista ha voluto la guerra? Gliela faremo.

09 Agosto 2019 11.08
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L’obiettivo per le forze democratiche, di sinistra e di destra, è quello di impedire che l’uomo più pericoloso della storia d’Italia vada a Palazzo Chigi da solo o in compagnia di quell’altra scatenata di Giorgia Meloni. È un obiettivo raggiungibile? A certe condizioni sì.

Ce n’è un altro ed è quello di dare vita, sommando forze diverse o con una unica forza, a un rassemblement elettorale che sia poco al di sotto di quello di Salvini. È bene ricordare che chi è nelle condizioni del leader della Lega non può governare neppure se avesse il 51%, come disse ai propri seguaci persino Enrico Berlinguer.

Salvini è un leader da chiacchiera, non sa niente, non sa fare niente, non ha voglia di lavorare, sta sui cabasisi ai governanti di mezzo mondo

Non potrebbe governare per tre ragioni: a) perché l’accrocco di forze di destra darebbe slancio a quelle più suprematiste, reazionarie, razziste; b) perché solleciterebbe negli sconfitti una voglia di combattimento che potrebbe impedire al suo governo di fare molte cose ossia di farle ma di vederle irrealizzate da una estesa disubbidienza civile; c) infine perché Salvini è un leader da chiacchiera, non sa niente, non sa fare niente, non ha voglia di lavorare, sta sui cabasisi ai governanti di mezzo mondo, anche quelli che lui ritine suoi amici. Infine la sua Lega probabilmente ne ha fatte più Carlo in Francia e toccherà anche a lui (e questa volta vaffanculo al garantismo, non ci dispereremo) la mannaia giudiziaria.

Uno striscione contro Salvini e Meloni.

BATTERLO SULL’IMMIGRAZIONE CON ARGOMENTI OPPOSTI

Riuscire a battere questo avventuriero politico non sarà facile. Per troppo tempo lo si è lasciato fare. I grillini gli hanno steso un tappeto rosso, e a sinistra c’è ancora chi ritiene che l’errore sia nel non aver detto, con più civiltà, le sue stesse cose sull’immigrazione. La penso esattamente all’incontrario. L’errore è non aver messo in campo con coraggio, sapendo di essere felicemente disprezzati dal salvinismo di popolo, una visione della società inclusiva, civile, attenta ai perdenti e ai perduti, in grado di dare occasione e spazi grandi a chi vuole produrre in un rapporto sereno con le nazioni del mondo a noi vicino, cioè la nostra casa europea.

AL PD SERVONO LISTE CON FACCE NUOVE

Oggi siamo di fronte a una scelta. Non so se sia meglio andare al voto come Partito democratico o creare una alleanza. So che il Pd non deve spaccarsi e deve innanzitutto superare lo scoglio della futura delegazione parlamentare: ogni corrente si deve ridimensionare. Le liste dovrebbero essere molto aperte, come non mai, molto ricche di facce nuove, di persone che hanno cose da dire e che hanno fatto cose.

Nicola Zingaretti, segretario del Pd.

UN PROGRAMMA CHIARO E ASCIUTTO

Il programma deve essere brevissimo: pochi sì su alcuni grandi temi di sviluppo ecocompatibile, un progetto anti-povertà, una proposta di società che combatta il Ku Klux Klan nordista.

QUALCUNO A DESTRA RIFIUTA LA SVOLTA RADICAL-RAZZISTA?

Una sfida amichevole va lanciata a quelle personalità della destra che non accettano la svolta radical-razzista di Salvini e Meloni. Ho letto tempo fa un vibrante manifesto del giovane, lo era anni fa, Filippo Rossi che fu artefice, nella parte brillante dell’esperienza finiana, di cose interessanti. C’è una destra conservatrice, direi anche reazionaria e fascista con cui è possibile fare diga contro Salvini.

IL VERO PERICOLO È LA GUERRA CIVILE

La battaglia contro Salvini non è una battagli antifascista. Il pericolo è del tutto nuovo. Il pericolo è, lo scrivo da tempo e lo ha ribadito Rino Formica, la guerra civile permanente, quella vera con la partecipazione di pezzi dello Stato indifferenti alla Costituzione.

Un futuro governo Pd-M5s? In fondo tutte le grandi rivoluzioni hanno visto alleanze sulla carta impossibili

Il centrosinistra deve fare uno sforzo di unità all’altezza del tempo storico. Qui si vedrà la differenza fra statisti e politicanti. Con i cinque stelle feriti si può avviare un dialogo di salvezza nazionale. Non un governicchio che protragga la legislatura perché questa “cosa” porterebbe altri voti al facinoroso, ma un futuro governo sì. In fondo tutte le grandi rivoluzioni hanno visto alleanze sulla carta impossibili.

LA SOCIETÀ SARÀ IN RIBELLIONE PERMANENTE

Si dice: non c’è il leader? Non serve, se verrà fuori nel corso dello scontro bene, sennò si fa a meno. Serve però dire al popolo da mobilitare che si lavora per la vittoria e che in caso di sconfitta il vincitore si farà molto male e non potrà governare perché un pezzo importante di società sarà per la ribellione permanente. Chi ha voluto la guerra dovrà abituarsi a vedersela in casa fino a che vivrà.

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Commenti: 6

  1. caro vecchio compagno caldarola
    una cosa stai dimenticando
    il movimento 5stelle non esiste
    è una cosa eterodiretta da casaleggio, un esperimento
    al suo vertice hanno messo i più incapaci che hanno trovato ed amen….

  2. Non ci sto ad essere etichettato come razzista in quanto sostenitore di Salvini, siamo in tantissimi che abbiamo un background comunista o almeno socialista proudhoniano-rousseauiano e vorremmo sapere, a proposito di “perdenti e […] perduti”, cosa diamine hanno mai fatto PD o Forza Italia per i disabili autoctoni, i disoccupati autoctoni, gli anziani autoctoni, i precari autoctoni e le giovani coppie autoctone…!
    Una volta la sinistra era _proletaria_, oggi è rimasta soltanto genericamente “progressista” e questo totale distacco dal sentimento popolare la condanna all’eterna opposizione, altro che la riproposizione del vecchio “arco costituzionale” per fare cordone sanitario alla democrazia in cui la minoranza si adegua alla maggioranza com’è giusto che sia…!

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