Il possibile asse Renzi-Grillo che frenerebbe le elezioni

Un'intesa per ritardare il voto? È quello che teme Salvini, che spinge per la sfiducia a Conte prima del 15 agosto. Ma una parte dei dem e i 5 stelle potrebbero non essere d'accordo.

10 Agosto 2019 22.11
Like me!

La crisi di governo non può aspettare. Nemmeno ad agosto. Non secondo Matteo Salvini, che ha voglia di lasciarsi alle spalle l’anno di convivenza col Movimento 5 stelle e licenziare definitivamente Giuseppe Conte. Per il ministro dell’Interno con evidenti ambizioni da premier, bisogna andare a votare la sfiducia in parlamento prima di Ferragosto, dal momento che Conte non appare intenzionato a dimettersi di sua spontanea volontà. Ma in serata il presidente della Camera, Roberto Fico, gli ha ricordato che solo «i Presidenti di Camera e Senato convocano le Camere. Nessun altro». La fretta di Salvini è motivata dal timore di possibili nuove alleanze su cui si possa costruire la maggioranza che supporti un eventuale governo di scopo, rinviando il ricorso al voto. Un’ipotesi che il leader leghista, incoraggiato dai sondaggi che lo danno costantemente tra il 35 e il 40%, non vuole assolutamente considerare.

SALVINI TEME «L’INCIUCIO» PD-M5S

Così Salvini grida all’«inciucio» fra Pd e M5S, che agita come uno spauracchio davanti ai suoi sostenitori sulle spiagge del Sud Italia. E la replica arriva da Beppe Grillo, che scrive sul blog e lo chiama «tamarro». E mentre Di Maio afferma che si può andare alle urne ma solo dopo aver approvato il taglio dei parlamentari, anche i dem, attraverso la loro vicesegretaria Paola De Micheli, assicurano che «non esistono le condizioni politiche per un altro governo, siamo pronti alle elezioni». Salvini teme una riedizione del Nazareno con schieramenti mutati, ed è proprio contro Renzi che punta il dito. Ma l’ex premier ed ex segretario del Pd replica: «Non faccio accordicchi segreti».

crisi-di-governo-notizie-10-agosto

GRILLO PRONTO A «ELEVARSI»

Eppure i rumor su possibili prove d’intesa si inseguono. «Mi eleverò per salvare l’Italia dai nuovi barbari», ha scritto Grillo sul blog. E ancora: «Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il Paese dal restyling in grigioverde dell’establishment». Il riferimento è alla riforma per il taglio dei parlamentari. Che, se venisse approvata, porterebbe con sé anche una serie di passaggi tecnici che determinerebbero l’allontanamento delle elezioni. E anche se il Pd, che parla di «trucchetto» dei Cinque Stelle «per non andare al voto e prolungare l’agonia», circolano voci di una possibile convergenza tra grillini, renziani e radicali per evitare le urne. A fare da pontieri ci sarebbero alcuni manager pubblici i cui incarichi scadrebbero l’anno, tra i quali spicca il nome di Francesco Starace, amministratore delegato di Enel ex renziano e ora 5 Stelle, ma rimasto vicino agli ambienti dem fedeli all’ex premier. Di certo c’è che Di Maio non può permettersi di non portare a casa il risultato del taglio dei parlamentari e annuncia l’avvio della raccolta di firme per metterlo all’ordine del giorno dell’Aula. Se poi ad appoggiarlo saranno «la Lega, il Pd, Forza Italia o chiunque altro», non importa.

ACCUSE RECIPROCHE TRA LEGA E 5 STELLE

Ma tra ex alleati volano stracci. Di Maio attacca Salvini accusandolo di aver «buttato giù l’unico governo che in un anno ha resistito a lobbies e poteri forti». Non a caso, si legge sul Blog delle Stelle, in questi ultimi giorni «Autostrade ha guadagnato milioni e milioni di euro in Borsa». I pentastellati hanno anche lanciato la campagna ‘Citofonare Lega’, per permettere agli elettori di addossare al partito di Salvini le responsabilità per ciò che si poteva fare e non si farà: dalla riforma sulla giustizia alla commissione parlamentare sulle banche, al salario minimo.

PER GIORGETTI SARÀ «ROTTURA TRAUMATICA»

Lunedì 12 agosto è prevista la riunione dei capigruppo al Senato per stabilire la data del voto di fiducia. «Mi sembra di aver capito che Conte voglia andare a una conta in aula e questa è una rottura traumatica», ha detto il leghista Giancarlo Giorgetti, «una separazione consensuale era la cosa più ragionevole». E invece non ci sarà. Intanto, nel Pd si apre già il dibattito sul dopo. «Nicola Zingaretti ha vinto il congresso ed è il candidato di tutto il Pd alla guida del governo», ha detto il senatore Francesco Verducci, della direzione nazionale del partito, «ma se decidesse di non volersi candidare a questo ruolo per dedicarsi esclusivamente al Pd, allora penso che le primarie di coalizione siano assolutamente irrinunciabili e indispensabili».

SALVINI LASCIA IL VIMINALE?

Anche Salvini fa qualche riflessione. Lascia quasi intendere di voler fare un passo indietro dal Viminale. Sarebbe una riposta a chi lo attacca, ritenendo quantomeno inopportuno che il ministro degli Interni, quello che dovrà gestire le fasi del voto, sia anche uno dei candidati premier. «L’importante è che le elezioni ci siano», ha detto, «poi se le gestisce qualcun altro sono pure più contento perché avrò più tempo» per la campagna elettorale. Che è già cominciata, o forse non si era mai interrotta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 2

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *