Caro Pd, pensa al Paese: Salvini sarà spazzato via

Il segretario della Lega avrà anche i voti ma non pieni poteri. Mentre i dem sono sopravvissuti. Se riusciranno a imporre un governo di un paio d’anni, ma serio per davvero, potranno risorgere. Altrimenti resteranno una sigla che nessuna scissione erediterà.

16 Agosto 2019 09.34
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L’unica cosa che si è capita in questi giorni, e che ha un valore storico, è che nessuno avrà i pieni poteri. Matteo Salvini, quando si voterà, potrà forse prendere un sacco di voti, anche se persino Vittorio Feltri e Giancarlo Giorgetti lo trattano come un ragazzino incapace, ma al primo accenno di pieni poteri sarà spazzato via come Tambroni.

LA DISTRUZIONE NON HA MAI INAUGURATO UNA FASE VIRTUOSA

La crisi attuale, al di là dei legittimi ma confusi giochi parlamentari, porta a conclusione assai semplici che ci fanno risalire ad anni lontani. La destrutturazione e poi distruzione del sistema politico italiano non hanno mai inaugurato una fase virtuosa della Repubblica. Nella Prima si possono rintracciare momenti anche molto drammatici (terrorismo, uccisione di Moro e, prima ancora, gli operai e i braccianti morti nei cortei sindacali), ma ha visto anche molte luci e tanti statisti in ogni schieramento, scrivo in ogni schieramento con convinzione.

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IL GRANDE IMBROGLIO DI BERLUSCONI

La Seconda Repubblica nasce dall’imbroglio di uno dei maggiori responsabili della degenerazione della Prima che vinse a mani basse le elezioni promettendo quel nuovo che non poteva dare essendo lui vecchissimo. Tuttavia Silvio Berlusconi è un fenomeno politico di tutto rispetto. Ha legittimato la destra senza radicalizzarla. Ha fatto molti danni al Paese ma non ha mai minacciato la democrazia come fa quotidianamente Salvini.

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L’ERA DEL GIUSTIZIALISMO

In quei suoi anni sono nati specularmente due fenomeni. L’uno a sinistra che puntava alla criminalizzazione storica generale, fino al paradosso di teorizzare che la mafia era lo Stato. Un valente servitore dello Stato, Loris D’Ambrosio, morì dopo una campagna di accuse infamanti e, ovviamente, infondate. Questa mostruosità la chiamiamo giustizialismo e fu l’effetto della destra che dirigeva la sinistra. In primo piano in questa operazione trasformistica e ideologica giornalisti, pm e, infine, un comico che aveva smarrito la via del successo. Nel frattempo la destra berlusconiana finiva vittima delle proprie macchinazioni e il Cavaliere, azzoppato più dalla sua vita privata che dall’economia, lentamente ha lasciato il passo a una destra più radicale. Tutto nacque dall’aver impedito alla destra costituzionale di Gianfranco Fini di aprirsi un varco. Anche la sconfitta di Fini ha origini private e familiari.

UNA LEZIONE PER IL CENTROSINISTRA

Il mondo che è venuto dopo, Matteo Renzi compreso, è stato confuso. Non è questo il momento di ricordare a Renzi i suoi errori che non riconoscerà mai o prima di lui a Mario Monti (e Pier Luigi Bersani) il carattere nefasto del governo dell’austerity cieca, ma una lezione si può trarre: il centrosinistra che predica, e pratica, tagli danneggiando il vivere quotidiano del popolo deve perdere, è giusto che perda.

LA NASCITA DEL FENOMENO SALVINI

A valle di tutto ciò, in una valanga degenerativa anche morale, sono arrivati i 5 stelle e Salvini. Dei 5 stelle c’è poco da dire: inadeguati. L’esperienza fatta in questi mesi potrà servire solo se cominceranno a pensare al Paese vero e in questa chiave alla propria sopravvivenza. Altrimenti moriranno ed è meglio che muoiano. Salvini ha creduto di essere Mandrake. I giornali di destra, la sinistra che ha sempre vissuto a Capalbio e ai Parioli e che ha scoperto il popolo, gente come quel famoso giornalista ultra-clintoniano diventato sovranista hanno gonfiato il fenomeno Salvini.
È sembrato per mesi che la titolarità della definizione di popolo appartenesse solo a chi dava la caccia ai migranti, ai rom, agli italiani di un altro colore: «Brutti, sporchi e cattivi». Non c’era altro popolo. Tesi da deficienti.

IL PD PENSI AL PAESE, IL RESTO SONO CHIACCHIERE

Il Pd è sopravvissuto. È questo il suo grande merito. Se riuscirà a imporre un governo di un paio d’anni, ma serio per davvero, potrà risorgere, altrimenti resterà una sigla che nessuna scissione erediterà. Tuttavia in queste ore molte posizioni interne sembrano far pensare a una confluenza tattico-strategica verso il tentativo di bloccare Salvini. È un passo avanti.
Poi ci sono quelli a cui non basta niente, quelli che non dimenticano, quelli che non perdonano e altri puri che francamente ci hanno rotto le scatole.
La politica è movimento, anche spregiudicato. Il tema non è tenere ferma una linea, ma fare ciò che è utile al Paese e al suo popolo. Il resto sono chiacchiere.

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