Conte al Senato il 20 agosto, centrodestra battuto in Aula

Salvini rilancia sul taglio dei parlamentari: «Facciamolo, poi subito alle urne». Ma così la riforma entrerebbe in vigore dopo cinque mesi, oppure salterebbe un giro. Di Maio critico: «Gli amici veri sono sempre leali». Renzi rinnova l'appello per un governo istituzionale.

13 Agosto 2019 17.41
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Il Senato ha bocciato le proposte di modifica al calendario della crisi di governo presentate dal centrodestra, confermando la tempistica votata a maggioranza in conferenza dei capigruppo da M5s, Pd, Liberi e uguali e Autonomie. Il premier Giuseppe Conte, quindi, riferirà a Palazzo Madama martedì 20 agosto alle ore 15. Il giorno successivo è atteso alla Camera. In entrambi i rami del parlamento verranno votate delle risoluzioni e in base all’esito Conte potrebbe decidere di salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica.

SALVINI NON INTENDE RITIRARE I MINISTRI LEGHISTI

Matteo Salvini, prima di intervenire al Senato, ha annunciato che non ritirerà i ministri leghisti dal governo. Matteo Renzi, da parte sua, ha rilanciato l’appello per un governo istituzionale: «Un’altra maggioranza è possibile, evitiamo l’aumento dell’Iva che manderebbe l’Italia in recessione». Ma non ha chiarito cosa succederebbe se il Pd non dovesse seguire la linea che lui stesso ha indicato.

L’IPOTESI DI UN PASSO INDIETRO SULLA MOZIONE DI SFIDUCIA

La Lega, secondo indiscrezioni, potrebbe anche ritirare la mozione di sfiducia a Conte per evitare di finire in minoranza. L’accordo tra M5s, Pd, Liberi e uguali e Autonomie, già emerso in conferenza dei capigruppo, ha infatti trovato una prima conferma al Senato sui tempi della crisi. E nelle prossime settimane potrebbe rappresentare la base di partenza su cui costruire una nuova maggioranza politica. Ma questo scenario è stato escluso da Salvini: «Ritirare la mozione di sfiducia a Conte? Non siamo al mercato, c’è un governo che era fermo e litigava da mesi, ridiamo la parola agli italiani».

IL DISCORSO DEL LEADER DELLA LEGA

Salvini ha iniziato il suo intervento a Palazzo Madama scatenando subito la bagarre: «Il Paese reale non capisce perché non si debbano disturbare i poveri parlamentari a Ferragosto». L’Italia, ha poi aggiunto, «vuole avere certezze. Cosa c’è di più bello, lineare, trasparente e dignitoso che dare la parola al popolo? Renzi si agita perché col voto sa che gli italiani lo mandano a casa sicuramente. Umanamente è comprensibile».

SÌ AL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

«Sono arrivate alcune proposte, le raccolgo», ha proseguito il leader della Lega. Sfoderando una mossa a sorpresa: «Ho sentito Luigi Di Maio ribadire: votiamo il taglio dei parlamentari e poi andiamo subito al voto. Prendo e rilancio: chiudiamo con il taglio dei parlamentari e poi, per dignità onestà e coerenza, si va subito al voto. Noi ci siamo, affare fatto. Tagliamo 345 parlamentari e poi, caro senatore Renzi, il mio mandato lo metto nelle mani degli elettori italiani, unici depositari del consenso. Prima si vota, prima c’è un parlamento che va avanti cinque anni, prima si sterilizzano gli aumenti dell’Iva».

Salvini, tra le urla delle opposizioni, si è rivolto ai senatori del M5s: «Amici, pensateci tre volte prima di allearvi con questa squadra. Poi auguri eh, fate quello che volete. Noi andiamo a testa alta a chiedere agli italiani la possibilità di prendere per mano questo Paese per i prossimi cinque anni, non abbiamo paura». La proposta di votare il taglio ha ricevuto applausi anche da una parte dei pentastellati. «Vedo che ora il Pd non applaude più e qualche abbronzatura si spegne», ha commentato Salvini sarcastico.

MA I TEMPI SI ALLUNGHEREBBERO

Il voto alla Camera sul taglio del numero dei parlamentari, giunto ormai all’ultima lettura, è stato calendarizzato per il 22 agosto. In realtà, però, l’approvazione della riforma costituzionale necessita di almeno cinque mesi per entrare in vigore: tre per dare il tempo di chiedere un referendum confermativo, più altri due per le procedure connesse. Inoltre, se anche la riforma venisse avallata dal referendum, dovrebbe passare altro tempo. È la stessa legge che taglia i parlamentari, infatti, a stabilire la sua applicazione «non prima che siano decorsi sessanta giorni» dall’entrata in vigore, perché nel frattempo bisognerebbe ridisegnare i collegi elettorali. Si arriverebbe così, più o meno, alla primavera del 2020. Se invece le Camere venissero sciolte dopo l’approvazione della legge, ma prima della sua entrata in vigore, la riforma salterebbe un giro, dice Salvini. Un aspetto che costituzionalisti e Quirinale sarebbero chiamati ad approfondire. Il taglio scatterebbe solo nella legislatura successiva, che erediterebbe il compito di organizzare il referendum e ridisegnare i collegi. Ma i dubbi sono molti e il capogruppo del M5s, Stefano Patuanelli, ha puntualizzato: «Votare il taglio dei parlamentari è possibile solo se non viene votata la sfiducia al governo. Mi aspetto che venga ritirata la mozione».

DI MAIO: «I VERI AMICI SONO SEMPRE LEALI»

Il leader del M5s, Luigi Di Maio, ha risposto con un lungo post su Facebook: «Voglio darvi una buona notizia, dopo le proteste dei cittadini nelle piazze e sui social la Lega ha ceduto sul taglio dei parlamentari. Settimana prossima ne tagliamo 345. Ho sentito dire ai leghisti, in un momento di euforia, che taglieranno anche gli stipendi dei parlamentari. Facciamolo subito. In ufficio di presidenza della Camera abbiamo ancora la maggioranza». Di Maio si è poi detto «seriamente preoccupato per milioni di famiglie italiane e per il rischio che aumenti l’Iva. Non comprendiamo ancora le ragioni di tutto questo caos improvviso, in pieno agosto, senza senso. Nessuno capisce i motivi di chi sta tentando di portare l’Italia sull’orlo del precipizio mentre i cittadini, invece, chiedono giustamente risposte». Infine, una bordata a Salvini: «Non mi sono mai piaciute quelle persone che fanno gli amici di tutti. Per me l’amicizia è una cosa seria, è un valore fondamentale nella vita, straordinario. E soprattutto, i veri amici sono sempre leali».

Voglio darvi una buona notizia, dopo le proteste dei cittadini nelle piazze e sui social la Lega ha ceduto sul taglio…

Posted by Luigi Di Maio on Tuesday, August 13, 2019

LA REPLICA DEL PARTITO DEMOCRATICO

Il Partito democratico ha replicato a Salvini con il capogruppo Andrea Marcucci: «Il presidente Conte ha diritto di riferire in Aula, chiediamo l’apertura della crisi con i tempi dovuti. La presidente Casellati faccia rispettare le garanzie previste nella Costituzione. Per noi la fine di questo governo a trazione leghista è un giorno di liberazione». Il Pd ha chiesto quindi di votare per ascoltare le comunicazioni del premier il 20 agosto, confermando l’orientamento già espresso nella conferenza dei capigruppo e sancito dall’Aula.

FORZA ITALIA E FRATELLI D’ITALIA: «VOTIAMO STASERA LA SFIDUCIA»

La capogruppo di Forza Italia, Anna Maria Bernini, ha invece attaccato il Pd e il M5s: «La vera barzelletta sarà quando il partito di Bibbiano e il partito del vaffaday si metteranno insieme per governare l’italia, ci sarà da ridere». Poi la proposta che è stata bocciata dall’Aula: votare stasera la mozione di sfiducia al premier Conte. Sulla stessa anche Fratelli d’Italia, che però ha avvertito: «Va bene il taglio dei parlamentari, ma non diventi un alibi per non andare più a votare».

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