Crisi di governo, occhi puntati su Conte

Ha vinto il braccio di ferro con Salvini sullo sbarco dei minori dalla nave Open Arms. E ora gli occhi sono puntati sul suo intervento al Senato. Mentre il M5s pare aver chiuso definitivamente con la Lega, il Pd resta diviso. Lo scenario.

17 Agosto 2019 21.01
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Il braccio di ferro sulla Open Arms conclusosi con il passo indietro «suo malgrado» di Matteo Salvini davanti all’ordine del premier Giuseppe Conte di fare sbarcare dalla nave dell’Ong spagnola i 27 minori non accompagnati è l’ennesimo round della “guerra fredda” tra M5s e Lega. E pone il premier – con il M5s – in una (temporanea) posizione di forza rispetto al Carroccio.

SI ALLONTANA UNA RICUCITURA NELLA MAGGIORANZA

I pentastellati sembrerebbero infatti aver chiuso definitivamente la porta a Salvini, anche se il condizionale è quanto mai d’obbligo. La posizione ufficiale è chiara: non c’è più spazio per nessuna ricucitura con il Carroccio. Nemmeno davanti all’ipotesi – smentita dai cinque stelle – di un rimpasto con Luigi Di Maio a Palazzo Chigi. Anche l’ipotesi di «far decantare la situazione», avanzata dal sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon, è stata bruscamente respinta al mittente.

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L’ATTACCO DEL M5S ALL'(EX) ALLEATO SALVINI

Durissimo contro il ministro dell’Interno anche il Blog delle Stelle. In un lungo post quello che formalmente è ancora l’alleato di governo viene trattato come un avversario politico, con toni già da campagna elettorale: «Anche oggi i ministri Lega si dimettono domani. Salvini ha provato a fregarci tutti, ma alla fine si è fregato lui». In un altro post invece l’organo del M5s è tornato a insistere sul ritorno del segretario leghista nel centrodestra: «Salvini e la Lega hanno anche fatto una scelta politica, una chiara scelta politica. Perché 24 ore dopo aver aperto la crisi (nemmeno 24 ore dopo, pensate!) hanno chiamato Berlusconi e sono andati ad Arcore». Insomma, la formula usata da Di Maio – «la frittata e fatta» – resta ancora valida.

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LE TRE OPZIONI DI CONTE

Più difficile è capire come si evolverà l‘impasse. Gli occhi sono puntati su Giuseppe Conte e la sua comunicazione in programma alle 15 di martedì 20 agosto nell’Aula di Palazzo Madama. Al di là delle febbrili consultazioni tra i partiti di questi giorni sugli scenari futuri, sarà il premier a decidere se, come e quando muovere il primo passo, avviare la crisi in seguito a un voto parlamentare o recandosi direttamente al Colle per rimettere il suo mandato. Ma non si esclude un colpo di scena in parlamento. Compresa la formazione di un governo di scopo con tutti i partiti tranne Lega e Fratelli d’Italia. Il premier starebbe valutando infatti tre opzioni: fare le comunicazioni e attendere gli sviluppi del dibattito per decidere la mossa successiva; parlare e poi annunciare che si recherà al Quirinale per dimettersi; intervenire chiedendo un voto di fiducia sulle sue comunicazioni.

IL MINISTRO DELL’INTERNO: «SE ALTRI CEDONO, IO NON CAMBIO IDEA»

Salvini al momento non molla la presa e in serata via social è tornato a mettere in dubbio l’età dei ragazzi sbarcati. «Mi riferiscono da Lampedusa che dei 27 immigrati per i quali è stato ordinato lo sbarco in quanto minorenni, già 8 si sono dichiarati maggiorenni! Vedremo gli altri…», ha scritto su Facebook. «Dopo i “malati immaginari”, ecco i “minorenni immaginari”! Però quello cattivo è Salvini. Mentre altri cedono, io non cambio idea».

🔴 ULTIM’ORA #OPENARMSMi riferiscono da Lampedusa che dei 27 immigrati per i quali è stato ordinato lo sbarco in quanto…

Posted by Matteo Salvini on Saturday, August 17, 2019

NEL PD NUOVO STRAPPO DI CALENDA: «O ELEZIONI O LASCIO»

Ma se i rapporti interni a quella che si può definire l’ex maggioranza sono ai minimi termini, anche all’interno del Pd non regna certo la concordia. I dem si muovono divisi tra renziani in parlamento e maggioranza di Nicola Zingaretti fuori dall’Aula. Matteo Renzi ha rilanciato l’ipotesi di un governo istituzionale – cioè di breve periodo, anti-Iva e per la manovra -, mentre il segretario Pd resta fermo sulla linea ‘governo di alto respiro (e di legislatura) o elezioni‘. A dividere le varie anime anche Carlo Calenda che si è detto pronto a lasciare i dem ove mai non si andasse al voto: «Con i grillini il Pd è finito. Elezioni subito o farò un altro partito», ha messo in guardia.

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