Crisi dell’editoria, in quattro anni sono sparite 2.700 edicole

Redazione
03/01/2024

È quanto emerge da un'elaborazione realizzata da Unioncamere-InfoCamere sui dati del registro delle imprese. Le province più colpite sono Isernia, che ha visto chiudere oltre un terzo delle unità locali, Trieste che registra un -31,1 per cento e Ancona che supera un calo del 30.

Crisi dell’editoria, in quattro anni sono sparite 2.700 edicole

La crisi dell’editoria è anche la crisi delle edicole. In quattro anni, sono sparite quasi 2.700 edicole in tutto il Paese, di cui 2.327 erano imprese individuali. È quanto emerge da un’elaborazione realizzata da UnioncamereInfoCamere sui dati del registro delle imprese.

Le edicole sono ora circa 13.500 mentre nel 2019 erano oltre 16 mila

Una perdita secca superiore al 16 per cento (18,6 per cento considerando le sole ditte individuali), con tassi di variazione anche a doppia cifra in tante province, a partire da Isernia, che ha visto chiudere oltre un terzo delle edicole, Trieste che registra un -31,1 per cento, Ancona che supera il -30 per cento. In pratica, solo Bolzano e Sondrio, grazie all’apertura di una nuova edicola nel quadriennio, vedono crescere questa tipologia di impresa, mentre Oristano mantiene tutte le sue 51 rivendite di giornali. A fine settembre scorso, comunque, i punti vendita di giornali e periodici contavano su circa 13.500 localizzazioni, mentre a settembre 2019 erano oltre 16 mila.

Il mestiere dell’edicolante piace molto alle imprenditrici donne e ai giovani

La riduzione delle rivendite non è solo un danno per quanti continuano a preferire aggiornarsi sulla carta stampata piuttosto che su strumenti digitali, è anche un peccato sotto il profilo della crescita della componente femminile e giovanile nell’impresa, evidenzia Unioncamere: considerando le quasi 12 mila imprese registrate a fine settembre (al netto, quindi, delle unità locali aggiuntive), 4.450 risultano essere femminili e 701 giovanili. Ciò significa che il mestiere dell’edicolante piace molto alle imprenditrici, che in quest’ambito rappresentano più del 37 per cento del totale delle imprese registrate, con una presenza, quindi, ben più consistente di quanto avvenga considerando il totale delle imprese (di cui le imprese femminili rappresentano circa il 22 per cento.

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